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Francesca Ragazzini

Francesca Ragazzini

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#Fondazione Prada Milano

La Fondazione Prada ha aperto da pochi mesi in Largo Isacco, vicino a piazzale Lodi, una zona poco apprezzata della città dove le case e la strada sono lasciate a se’ stesse, in questa desolazione si erge un edificio ristrutturato in maniera innovativa, dove l’essenzialità è la nota dominante di complesso di edifici minimalisti, tra cui l’unica nota di colore è data dalla “torre dorata” che attira immediatamente l’attenzione dei visitatori per la sua particolarità.

La fondazione attualmente ospita svariate mostre delle più diverse tipologie.

Iniziando dalla mostra “An Introduction” si può avere uno scorcio temporale della storia della fondazione, attraverso i quadri e le istallazioni di grandi artisti, passando dagli anni ’60 e arrivando alla Minimal Art.

Queste opere dimostrano l’evoluzione delle concetti che sono stati portati avanti nella collezione e il percorso da fondazione privata a pubblica.

Questa evoluzione storica non si capisce immediatamente, anzi sembra un susseguirsi di opere che non hanno un nesso causale, ma se avrete la pazienza di farvi spiegare l’idea che sta dietro le opere e il percorso della stessa, allora vi accorgerete della genialità della mostra; l’attenzione è attirata soprattutto da alcune opere costruite, con dei pezzi d’antiquariato, dove la nota comune sono le radio degli anni ’70 che trasmettono le sinfonie di Wagner.

Il padiglione centrale ospita “Serial Classic”, che si vuole proporre come un interpretazione innovativa delle più grandi opere classiche, fondendo in un'unica sala l’antico con il contemporaneo.

Quello che si nota immediatamente, sono i supporti che creano magnifici giochi di specchi e luci mettendo in secondo piano le sculture dell’antica Grecia, come il “Discobolo” o la “Venere accovacciata”. Un’altra particolarità è il tentativo di riportare il colore sulle statue elleniche, che solitamente vediamo di colore bianco, esperimento che appare stravagante quanto improbabile per i colori utilizzati dall’artista che però rendono appieno la sua idea di antichità.

Nella mostra di Thomas Demand “Processo Grottesco” ti aspetti di trovare opere d’arte che ti colpiscano in senso negativo, per via del nome della mostra, invece è posta l’attenzione su una ricostruzione tridimensionale di una grotta che riesce a rendere reale grazie ai suoi giochi di luci e ombre.

Infine c’è il Trittico dove sono esposte a ruota tre opere di grandi artisti che hanno un tema in comune, quelle in esposizione ora toccano il tema del contrasto tra il pensiero umano e la natura.

Magari sembrano opere che hanno l’unico scopo di stupire ma nonostante questo si capisce fin dal primo sguardo l’assoluta genialità di questi artisti, come prendere un cubo di terra comune e renderla un’opera d’arte o fare una ricostruzione di uno studio ginecologico e metterlo all’interno di un acquario con pesci vivi dai mille colori creando così uno sbalorditivo contrasto cromatico.

Infine hanno rimodernato un cinema in cui alternativamente fanno visionare tre film diversi al giorno che seguono sempre la stessa tematica, in particolare questo mese danno film su Roman Polanski rendendo così la fondazione non solo un luogo di opere d’arte ma anche un luogo per l’arte cinematografica.

  • Pubblicato in arte
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