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#Le cose che verranno: Quando la filosofia sa di troppo

L'AVENIR

 
regia: Mia Hansen-Løve
fotografia: Denis Lenoir
sceneggiatura: Mia Hansen-Løve
montaggio: Marion Monnier
cast: Isabelle Huppert, André Marcon, Edith Scob, Sarah Le Picard, Yves Heck
 
anno: 2016
nazione: Francia, Germania
produzione: CG Cinéma, Detailfilm, Arte France Cinéma
distribuzione: Satine Film
genere: drammatico
data uscita in Italia: 20 aprile 2017
durata: 102 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Vincitrice dell’orso d’argento a Berlino, Mia Hansen-Løve si mette sulle tracce della maturità e del tempo nel suo film Le cose che verranno, dal 20 aprile al cinema.

Nathalie è una docente di filosofia parigina abbandonata da suo marito per una donna più giovane che viene catapultata negli anni della sua maturità , con i dubbi su quello che sarà il suo futuro di donna sola e vecchia.

 

Quello di Mia Hansen-Løve è un progetto che tenta di comunicare in modo genuino il declino di una donna alle prese con la propria maturità ed il proprio futuro. Nathalie è abbandonata da suo marito Heinz, da sua madre passata a miglior vita dai suoi figli ormai adulti e dalla casa editrice con cui collabora in vista di edizioni moderne ed economicamente più valide della sua collana. Persa in un diluvio temporale dove gli istanti si macchiano di solitudine ed incertezza, Nathalie si rifugia nella giovinezza spirituale di un suo vecchio allievo, ex pupillo impegnato intellettualmente con saggi anarchici di matrice comunista, in stretto contatto con la natura prossima della campagna. Come il suo gatto Pandora cresciuto e impigrito tra mura domestiche, Nathalie si muove sulla scena come un animale domestico in una foresta selvaggia. Criticata come mentore per l’aver abbandonato un fulcro ideale, per il non sporcarsi più le mani in modo attivo attraverso la filosofia, Nathalie piagnucola, smette d’esistere come donna. Rifiutato il suo corpo e rifiutata anche la sua mente, come suggerisce il suo allievo, c’è da tirare fuori l’istinto. Se la gatta Pandora riesce a rinvigorire i suoi sensi felini annebbiati, cacciando un topo nel bosco per poi portarlo come dono alla sua padrona, Nathalie deve riprendere i fili della sua vita.

 

Le cose che verranno è un film che dona tanta speranza. L’avenir ha sempre qualcosa in serbo per chiunque, allora si vivifica di senso l’ultima sequenza in cui la protagonista riscopre il proprio senso di donna nell’acquisizione di un nuovo stato, con il suo piccolo nipote tra le braccia. L’infante prende le stesse sembianze del topo che la gatta Pandora è riuscita a predare, con tanto di “nonostante tutto” e al di là di” che fanno da sfondo alle azioni di soggetti che hanno solo creduto di smarrirsi nella temporalità inclemente e de-individualizzante.

 


 

Troppo spesso la pellicola è invasa da una serie di cenni boriosamente filosofici, fasulli, di cui non ce ne facciamo nulla. Il bozzolo che è L’avenir può schiudersi in modo maturo solo se si tiene da parte la filosofia da salotto che alimenta il cinema borghese dei vizi e dei capricci. Il prodotto finale e genuino va dissociato dalla patina pragmatica che evoca nomi di grandi pensatori a casaccio, quella chiacchiera heideggeriana che non va da nessuna parte. L’individualità colpita dagli scacchi matti del tempo è ciò che rinvigorisce la confezione della giovane regista. I chiaroscuri caravaggeschi che tengono in ombra le cornici marcano la totale indifferenza di Nathalie nei confronti del mondo circostante; una esclusione reciproca che investe di luce una Isabelle Huppert che , al contrario del suo personaggio, nonostante la maturità, sembra essere lontana anni luce dal suo declino. Tirando le somme quello di Mia Hansen-Løve è un gran film solo finché non fa i salti mortali per esserlo.

Avete gia' visto questo film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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