Logo
Stampa questa pagina

#Tanna: a caccia di un realismo cinematografico

TANNA

 
regia: Martin Butler, Bentley Dean
fotografia: Bentley Dean
sceneggiatura: Bentley Dean, Martin Butler, John Collee
montaggio: Tania Nehme 
musiche: Antony Partos
cast: Mungau Dain, Marie Wawa
 
anno: 2015
nazione: Australia, Vanuatu
produzione: Contact Films
distribuzione: Tycoon Distribution
genere: drammatico
data uscita in Italia: 4 maggio 2017
durata: 104 min
giudizio complessivo: 
impegno: 


Amore, ribellione, vita allo stato bravo e riflessione su potenza e impotenza. Tanna, film diretto da Martin Butler e Bentley Dean è un piccolo capolavoro che sfuma i confini tra reale e finzione cinematografica. Dal 4 maggio al cinema.

Sull'isola di Tanna, nel mare pacifico, vive la tribù degli Yakel. Wawa e Dain sono due giovani innamorati che non possono vivere liberamente il proprio amore perché Wawa è stata promessa in sposa al figlio di una tribù rivale per mettere fine alla lunga guerra tra clan.

 

Poi qualche volta ti capitano quelle belle sorprese che come fulmini in un cielo sereno squarciano la noia e la nausea, l'intorpidimento provocato dalla montagna di film che dopo un solo mese nessuno ricorda più. Tanna è stata una grande sorpresa.

Bazin, tra i vari esercizi teorici, scriveva della potenza dialettica, all'interno del cinema, tra reale e astratto, punto di forza del cinematografo che sa imporsi con le proprie specificità in un proprio spazio artistico, senza subire l'ostracismo del teatro. Film come Tanna raccontano ancora oggi quanto ampio sia il divario tra il mondo cinematografico e quello teatrale, come il cinema possa rendersi servo capace e fedele, impegnato nell'indagine sul reale. Infine mostra quanto sia grande e maestoso il cinema quando supera anche questo libero gioco dialettico per approdare al gradino successivo, in un'ascesi che non perde d'occhio la terra e i corpi.

Con forte impronta documentaristica, il film di Martin Butler e Bentley Dean ha smarrito anche la componente astratta ( o almeno l'ha nascosta fino a ridurla all'osso) per far emergere una maestosa, ammirabile e primitiva scultura temporale di una cultura remota.

I due registi scavano tra le profonde radici di una vera tribù confinata nel pacifico, offrendola in sacrificio ad un Dio padre a mio parere oggi affamato. Il mockumentary o falso documentario si snoda sulla vicenda di due giovani Giulietta e Romeo mezzi nudi e scalzi a cui il destino ha riservato un percorso fatto di fughe, inseguimenti e tormenti. Un mito popolare tradotto in immagine che narra la storia di una ragazza divenuta donna che ha voluto scommettere a caro prezzo sul proprio destino, sfidando il costume della propria tribù e le norme che a questa danno corpo.

Gli Yakel e gli Imedin continuano ad ammazzarsi da anni e il sacrificio di una sola vita, quella di Wawa data in sposa ad uno sconosciuto può salvare l'intera comunità da un massacro. Tanna mette in luce l'impotenza dell'uomo sotto ogni punto di vista possibile. Il primo stadio di impotenza fa emergere una prima sconfitta nei confronti dell'altro che costringe alla fuga. I due selvaggi innamorati sono costretti a nascondersi tra i pendii del grande vulcano che domina il palcoscenico dell'isola di Tanna. Impotenza contro se stessi quando ciò che sembra essere il motore primo dell'animo cozza contro ciò che la ragione presenta come la scelta migliore. Infine, la più disarmante delle impotenze, è quella contro la natura. Le tribù di Tanna venerano il vulcano fumante, un Dio che parla con voce atavica a chiunque sia in grado di stare ad ascoltare. Scalda quando ci si siede sul limitare del cratere, porta consiglio e permette una riconnessione con una archetipa forza che domina i cieli e le terre.

La componente naturale si rende mito e dischiude la proiezione ad una lettura panenteistica dell'intero percorso filmico. Su cosmiche basi del genere ambient, Tanna è in grado di rendere visibili tutte le forze in gioco, da quelle umane a quelle radicate nel suolo e nel magma. Ma Wawa e Dain scoprono una via per non restare sotto il giogo del tetris di forze che pesa sulle loro teste, mostrandosi capaci di annientare se stessi, reagire allo scacco e rispondere alla potenza con altrettanta dose di forza, ancora umana, ma visibilmente sorretta da un pilastro indefinibile ma duro come la roccia vulcanica: l'amore. Attenzione, non un amore debole e sdolcinato fine a se stesso, ma una spinta centrifuga che tenta di farsi giustizia da solo, che prova ad inanellarsi in un orbita cosmica primigenia seppure prezzo sia un tributo di sangue. Che infine prova a chiedere giustizia appellandosi al soprannaturale.

Una confezione dal forte impatto tellurico che si fa specchio del cuore dell'uomo e di altri movimenti invisibili per chi non ha tempo e voglia di stare a guardare. Un film che sa abbandonare la dimensione del falso filmato per tendere all'immobilizzazione del vero, vivificandolo perfino.

Avete gia' visto questo film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

Seguite la pagina Facebook di No#News per rimanere aggiornati su altri articoli e non dimenticate di condividere l'articolo!

Video

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

Social Profiles

(c) 2015-2016 KITABU Media - Contatti: redazione@no-news.co