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#Song to song: un'estetica dei tempi morti

SONG TO SONG

 
regia: Terrence Malick
fotografia: Emmanuel Lubezki
sceneggiatura: Terrence Malick 
montaggio: Brian Berdan, Hank Corwin, A.J. Edwards, Keith Fraase
cast: Ryan Gosling, Rooney Mara, Michael Fassbender, Natalie Portman, Cate Blanchett, Holly Hunter, Bérénice Marlohe, Patti Smith, Val Kilmer
 
anno: 2017
nazione: Stati Uniti
produzione: Buckeye Pictures, FilmNation Entertainment, Waypoint Entertainment
distribuzione: Lucky Red
genere: drammatico
data uscita in Italia: 10 maggio 2017
durata: 129 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Lo aspettavamo da tanto e finalmente è giunto il momento di parlarne. Dal 10 maggio al cinema Song to Song, film diretto da Terrence Malick.

BV (Ryan Gosling) è un musicista in cerca di successo assieme alla sua compagna Faye (Rooney Mara), appoggiato dal suo produttore Cook (Michael Fassbender). Nasce tra i tre un rapporto che supera la vita professionale e che coinvolge presto la giovane cameriera Rhonda (Natalie Portman). La complessa rete di affetti e tradimenti a quattro punte sarà un tormentato cammino per tutti.

 

Non mi resta che utilizzare lo stesso incipit che un anno fa utilizzai per Knight of Cups: Malick o lo ami o lo odi. Non ci sono mezze misure.

Love will tear us apart cantavano i Joy Division. E questo amore di Song to Song fa davvero a pezzi, tutti, dal primo all'ultimo.

Non è difficile individuare il filo rosso della filmografia di Malick. Il grande progetto del regista “mezzo filosofo” ( ma più poeta), o più corretto dire il "metodo", è una grande discesa dall'universale al particolare. Questa monumentale opera frammentaria parte da The Tree of life, attraversa Knight of cups e To the Wonder per giungere a Song to Song. Dal tutto alla parte , ma anche al contrario.

Questo contrario, in Malick , forse è l'aspetto più bello. Il prepotente acume artistico nelle riprese, vuoi anche aiutato da quel genio di Lubezki alla direzione della fotografia, immerge i personaggi in un universo colmo di vitalità. Ogni sequenza sembra rigurgitare un surplus di forza, una eccedenza di senso che strabilia e allo stesso tempo disturba. Tutto ciò che si vede non basta a se stesso. C'è altro da cogliere, non con la ragione. Scrissi di un egocentrismo dei sensi che stuzzica il sentire dello spettatore. Song to Song riconferma questi movimenti sotterranei da vivere senza scrupoli.

 

Questa volta Malick è sceso nel particolare facendo dialogare sesso e amore, la cui linea di confine, seppure molto sbiadita, è presente e non sormontabile. Faye si muove su questa linea, vive il limite e boccheggia nei marasmi del proprio oscillare. Vive l'amore di BV ma è colpita dal furore impetuoso dell'amico Cook. Quest'ultimo, relegato nella sola sfera sessuale, è il motore dello smembramento assoluto dell'amore tra Faye e BV, due anime allo sbando con una lunga strada da percorrere prima di riscoprirsi e ritrovarsi nella semplicità del proprio rapporto. Grande vittima di questo poligono d'odio e amore è la bellissima cameriera Rhonda. “Quale parte vuoi di me? Prendi quella che vuoi” chiede al libertino Cook in preda al proprio sentimento di devozione e subordinazione. Ma scoprire davvero lo smembramento della propria anima sarà la strada verso un nefasto destino.

 

Song to Song vive nell'anima musicale della città di Austin, centro gravitazionale della vita alternativa, luogo di culto di artisti d'ogni genere, dal country al new age (il film mette in scena Iggy Pop e Patti Smith nei loro stessi panni mostrando concerti e backstage). I corpi esibiti da Malick sono un tira e molla continuo, rimbalzi da canzone a canzone per scandire i tempi e le pause delle vite dei quattro. Di vitale importanza echeggia qui la parola pausa. Song to Song mette in luce, come sempre nei film dell'autore statunitense, una vera e propria estetica dei tempi morti, quelli che contano davvero. L'azione è sempre in una grande parentesi, un che c'è, percepibile a posteriori, la messa in sfondo che lascia il palcoscenico ai silenzi e alle riflessioni.

Il traguardo ultimo di Malick è l'eviscerazione di un amore puro e semplice potato da un groviglio di sensazioni e pulsioni cannibalesche. Intraprendere la caccia alle possibilità che il mondo offre è cadere in un pantano profondo, è prostituire il proprio essere e offrirlo al mondo stesso. Ma la riconquista del costume più semplice e tellurico non è un totale scacco al mondo della passione . Emerge la nostalgia di una scelta, un moto di inclusione che ammette necessariamente una esclusione. “Voglio essere libera, felice e protetta” dice una ragazza a BV. Aggiunge presto di sapere che è impossibile ottenere tutto. Song to Song allora è un continuo rimbalzare di scelte sempre poco chiare, mosse da sentimenti contrastanti, opposti e non ignorabili, che fungono da vera impalcatura per la vita stessa. La componente naturale, gli spazi aperti sempre riempiti in Malick con una dinamicità cosmica, non sottolineano più una resa alla vita e alla propria immobilità come in Knight of cups, ma al contrario istiga i soggetti ad un continuo “dovere” e obbligo verso il movimento. Il dinamismo del cosmo, per riflesso, gonfia i corpi che “devono”, in quanto parte di mondo, messi nel mondo, per il mondo.

 

Patire la visione di Song to Song è patire la mortalità del proprio tempo, non da intendere come un oggetto che perisce, ma come ciò che muore ed eviene ancora, ancora e ancora. Song to Song è una scommessa, tra le più difficili, in cui si rimbalza tra le passioni umane senza sapere mai quando si vince e quando si perde.

Avete gia' visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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