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#7 minuti dopo mezzanotte un mostro cantastorie chiama

A MONSTER CALLS 

 
regia: Juan Antonio Bayona
soggetto: Patrick Ness
fotografia: Óscar Faura
sceneggiatura: Patrick Ness 
musiche: Fernando Velázquez
cast: Liam Neeson, Sigourney Weaver, Felicity Jones, Lewis MacDougall, Toby Kebbell, Geraldine Chaplin, Jennifer Lim, James Melville
 
anno: 2016
nazione: Stati Uniti
produzione: Apaches Entertainment, La Trini, Participant Media, River Road Entertainment
distribuzione: 01 Distribution
genere: Drammatico, Fantasy
data uscita in Italia: 18 maggio 2017
durata: 108 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Viaggiare nella fantasia per capire e capirsi. 7 minuti dopo la mezzanotte è il terzo lungometraggio di Juan Antonio Bayona tratto dall'omonimo libro per ragazzi di Patrick Ness. Ci si interroga sulla possibilità d'accettare il dolore attraverso l'immaginazione. Al cinema dal 18 maggio.

Conor è un ragazzino timido e sensibile, che ama le storie di fantasia e il disegno. Preso di mira dai bulli della sua scuola e immerso in una costante malinconia silenziosa per la grave malattia di sua madre, Conor riceve la visita notturna di un grande mostro con le sembianze di un albero. Il mostro racconterà tre storie per tre notti diverse in cambio di una quarta storia che Conor dovrà trovare per il mostro.

Mostrare il dolore, scolpirlo all'interno dei personaggi e promettere la sua emersione di per sé è già molto difficile. Affrescarlo a colori, copiarlo e sostanzializzarlo in un oggetto, in una sagoma, in una figura disincarnata può essere anche più complesso. Questo è tutto ciò che sta a cuore a chi ha messo mani su “7 minuti dopo la mezzanotte” o “A Monster Calls”. Il film è un gran viaggio nel dolore, l' attraversamento rettilineo di una via fatta di mostri, fantasmi e paure, tanto grandi da prendere vita, voce e corpo.

Straordinaria l'animazione del grosso colosso legnoso che sbraita, sbuffa e racconta bellissime storie , colorate un po' come accadeva in Harry Potter durante il racconto dei tre doni della morte. Realtà e immaginazione trovano il proprio spazio nel piccolo Conor che se da una parte deve accudire sua madre malata di cancro, assistere ai suoi continui svenimenti, resistere all'osservazione del suo sfiorire e guardare la vita che vola via, dall'altra ha un iracondo e caotico personaggio di fantasia con una importante missione: far prendere coscienza di tutto ciò che si muove nel proprio animo. Le prime tre storie mettono in moto la riflessione del piccolo Conor, che si aggrappa al suo mostro di compagnia come boa di salvataggio per sfuggire alla brutalità della vita. Storie per sfuggire alla propria storia. Ma se così fosse, questo mostro non sarebbe altro che una fuga dal reale per evitare il dolore. Qui nasce l'insistenza del grosso amico di Conor (un fiabesco Liam Neeson mai visto prima) per la quarta storia.

Trovare la quarta storia non è semplice perché le sue trame si celano sotto le ombre del cuore. La sua sintassi va ricercata in un lavoro di cooperazione tra sentimenti e ragione, tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. La quarta storia è l'indicibile, il dolore assoluto di un bambino che ha compreso la verità ma ha paura e vergogna di essa: è meglio veder volare via la propria madre che tenerla per mano sofferente. Questo il grande segreto che permea i brutti incubi di Conor. Il piccolo e coraggioso protagonista sogna di lasciare andare via la mano di sua madre mentre cade in una voragine. Piange per la disperazione per quella presa che non stringe con abbastanza forza tutte le notti, incubo dopo incubo. Infine il grande incubo non sarà estirpato dal percorso del giovane sognatore e il suo mostro, quello che abita l'interno e scalcia furiosamente, avrà il grande e triste compito di accettare l'incubo stesso, viverlo come la naturalità degli eventi.

7 minuti dopo la mezzanotte gioca con il fantastico per agire concretamente nell'oscurità e la “banalità” del mondo reale. Evasione si, ma sempre in vista del ritorno. La capacità della regia pirotecnica di Bayona durante le sequenze turbolente e animate, e la grazia delle scene che incorniciano l'amore tra madre e figlio che sembra calato dal cielo, hanno prodotto una giostra di colori ed emozioni sapientemente sbiadite e sfumate. Si, questo bardo muschioso che sa incarnare l'autocoscienza ci è piaciuto. Promosso.

Avete gia' visto questo film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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