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#Ritratto di famiglia con tempesta: la recensione

UMI YORI MO MADA FUKAKU

 
regia: Hirokazu Kore-Eda
fotografia: Yutaka Yamazaki
sceneggiatura: Hirokazu Kore-Eda
montaggio: Hirokazu Kore-Eda 
cast: Hiroshi Abe, Yoko Maki, Yoshizawa Taiyo, Kirin Kiki, Rirî Furankî, Isao Hashizume
 
anno: 2016
nazione: Giappone
produzione: Aoi Promotion
distribuzione: Tucker Film
genere: drammatico
data uscita in Italia: 25 maggio 2017
durata: 117 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Presentato l'anno scorso nella sezione Un Certain Regard di Cannes, è giapponese, semplice e intimista. Parliamo di Ritratto di famiglia con tempesta di Hirokazu Kore-Eda . Dal 25 maggio al cinema.

Il goffo Ryota è un investigatore privato che ha rinunciato al sogno dello scrittore. Abbandonato da sua moglie ormai sfiduciata è alla ricerca della redenzione attraverso suo figlio che non conosce abbastanza. Si rifugia di tanto in tanto in casa dell'anziana signora Toku, sua madre, per spennarle qualche soldo da spendere nel gioco d'azzardo, sperando nell'assenza di sua sorella che sta a guardia dei risparmi della donna. Una imminente tempesta costringe la smembrata famiglia a condividere una notte sotto lo stesso tetto.

Non tutti diventano ciò che volevano diventare. Ryota è ormai lontano anni luce dai suoi sogni e anche quel briciolo di soddisfazioni strappate di mano alla vita sembrano ormai essere state smarrite da qualche parte, tra i condomini di un piccolo quartiere popolare giapponese.

Se guadagnarsi il pane fotografando i segreti degli amanti più disonesti può sembrare già vile, il disperato Ryota non può fare a meno di fotografare anche le uscite della sua ex moglie con il nuovo spasimante, immortalando più che altro i propri fallimenti e le proprie difficoltà nel non riuscire a voltare pagina. Hirokazu Kore-eda ha disegnato ad acquerelli un verme che disperatamente si dimena per evadere dal proprio strisciare. La sua composizione che sa di letterario, di classico, è un'impalcatura montata sulla sfuggevolezza di posizioni salde nella vita e sull'impossibilità di tenere tutto assieme.

Se l'uomo fosse ragno tutto risulterebbe più semplice. Le tele dell'uomo sono però sfilacciate e con le maglie larghe. Tenere tutto assieme è difficile e perdere tutto è troppo semplice. Ryota incarna le difficoltà nel rintracciare una risposta per l'unica domanda: come vivere? Partire da qui per poi perdersi nelle successive: come essere un buon padre?cos'è un buon marito? Ma la sfuggevolezza del quotidiano è sempre un passo avanti, come la tartaruga di Zenone che Achille non raggiungerà mai. Dunque già solo fermarsi e porsi una qualche domanda è cadere in un baratro, in un ritardo cronico in cui non esiste recupero. E ricordiamolo, Ryota, seppure fallito, è pur sempre uno scrittore. Il suo mestiere è per l'appunto vivere le domande, abitarne gli spazi più angusti ed oscuri, ma a caro prezzo.

La possibilità di spendere un'intera notte con la sua famiglia finalmente trattenuta assieme per via di una furiosa tempesta è dunque la piccola e microscopica possibilità di fermarsi un attimo, di guardare la tela completa e perfetta nelle sue parti per un solo istante, solo finché il ragno non proverà ad avvicinarsi alle succulente mosche che si dimenano. Tentare l'assalto alla preda è un non guardare cosa c'è dietro, un distruggere tutto ancora una volta e un dover ricominciare da capo.

La grazia con cui Hirokazu Kore-eda, per molti un nuovo Ozu della contemporaneità, racconta le difficoltà del trattenere gli affetti e l'imperfezione umana del non essere mai all'altezza fanno del percorso artistico di questo autore giapponese un esempio da seguire, un faro nella buia notte del tutto e subito, nelle tenebre della non-domanda.

L'avete visto? Lo andrete a vedere? Condividete la nostra opinione o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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