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#Nerve: dollari, smartphone e tanti tanti neon

NERVE

 
regia: Henry Joost, Ariel Schulman
fotografia: Michael Simmonds
sceneggiatura: Jessica Sharzer
montaggio: Madeleine Gavin, Jeff McEvoy
musiche: Rob Simonsen
cast: Emma Roberts, Juliette Lewis, Dave Franco, Miles Heizer, Emily Meade, Marc John Jefferies, Machine Gun Kelly
 
anno: 2016
nazione: Stati Uniti 
produzione: Allison Shearmur Productions, Keep Your Head, Lionsgate
distribuzione: 01 Distribution
genere: Avventura, Thriller
data uscita in Italia: 15 giugno 2017
durata: 96 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Guadagnare soldi eseguendo bizzarre e pericolose prove proposte da un pubblico anonimo online. Questo è Nerve, il film diretto da Hanry Joost e Ariel Schulman, nelle sale italiane dal 15 giugno.

Venus "Vee" Delmonico è una maturanda che decide di giocare a Nerve per mostrare alla sua amica Sydney, già famosa sulla piattaforma, d'essere una ragazza che può uscire dagli schemi. Alla sua prima prova Vee incontra il giovane Ian, partenr scelto per lei dagli osservatori con cui giocherà fino a raggiungere la pericolosa prova finale.

 


 

Tanto tempo fa restare intrappolati in un gioco era attendere un 5 o un 8 ai dadi, scappare da bestie feroci, cacciatori fuori di testa e tante altre strane creature. Oggi il cinema racconta come essere alla mercé di un gioco vuol dire anzitutto essere sotto gli occhi di un sadico pubblico. Basterebbe citare la saga dei cruciali Hunger Games per capire di ciò di cui sto parlando. Uno scarto non indifferente rispetto al passato, dove la magia più fantasiosa si è tramutata in stregoneria mediatica.

Poi ci sono Hanry Joost e Ariel Schulman, i registi di Nerve, che questo scarto l'hanno reso estremo.

Immaginate uno dei vostri video dirette su Facebook o Instagram in cui chi vi guarda vi propone strambe prove di coraggio, imbarazzanti o pericolose, offrendovi in cambio del denaro. Proprio questo è Nerve, una piattaforma che al primo login vi chiede di distinguervi tra osservatori e partecipanti. Per rientrare nella seconda categoria bisogna essere fuori di testa o disperati.

 

Vee non è fuori di testa, è disperata per via del suo passare sempre come un fantasma rispetto alla sua spigliata compagna Sydney, decisamente fuori di testa. Disperato è anche Ian, il ragazzo incontrato da Vee durante la sua prima prova proposta dal pubblico di Nerve. Ian, una faccia già nota agli organizzatori di Nerve, è costretto a giocare per riprendersi la sua vita. Una comunity di nerd dalle facce mascherate e nick name online possiedono più di un motivo per costringere alcuni partecipanti a continuare il gioco fino alla morte.

 

Perché infondo infondo Nerve è proprio questo, un luogo informatico su cui sfogare le proprie frustrazioni, è catarsi che libera teatralmente dalla violenza e dal desiderio di morte. Il film di Hanry Joost e Ariel Schulman, proprio come i partecipanti di questo sadico gioco, sono un po' fuori di testa e un po' disperati. La scuola sembra essere quella di Refn, dove ogni sequenza sembra avere una buona scusa per tappezzare città, strade e case di luci a neon. Le luci a neon ci piacciono, ma quando si esagera non va bene. Seguendo queste scie luminose di pazzoidi che si sfidano a colpi di bravate in una lunga notte americana, si fa la conoscenza di personaggi pescati già pronti e finiti da un distributore automatico di sceneggiature. C'è l'insicura ragazza che compie il balzo coraggioso per affermarsi come donna, il ragazzo carino e misterioso, quello nerd di cui non si accorge nessuno, la tipa pon-pon che sa sempre ciò che vuole. In questa giungla di creature mai viste prima, il tocco di classe è dato dall'”indiscutibile” realismo di alcune prove. Guidare a cento chilometri orari su una moto, da bendati, in piena città senza schiantarsi; questa per citarne solo una. Forse è più probabile entrare in un gioco magico con i dadi e attendere un 8 o un 5 per venirne fuori.

Nerve da il peggio di sé nelle sequenze finali, dove lo snodarsi della vicenda è ormai già telefonato a trenta minuti dalla fine circa, e forse anche qualcosa di più. Ma ancora più detestabile è il messaggio promosso dall'intero percorso, come in una campagna di sensibilizzazione ( e in alcune sequenze è proprio ciò che sembra essere) contro la violenza promossa sul web.

Tirando le somme, tenetevi i neon, gli smartphone e le prove mortali urban style Ridateci la magia di Jumanji.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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