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#Le Ardenne: la recensione

D'ARDENNEN

regia: Robin Pront
fotografia: Robrecht Heyvaert
sceneggiatura: Robin Pront,  Jeroen Perceval
montaggio: Alain Dessauvage
musiche: Hendrik Willemyns
cast: Kevin Janssens, Jeroen Perceval, Veerle Baetens, Jan Bijvoet, Viviane De Muynck, Sam Louwyck, Peter Van den Begin, Eric Godon
 
anno: 2015
nazione: Belgio
produzione: Savage Film, Bastide Films, PRPL
distribuzione: Satine Film
genere: Drammatico, Thriller  
data uscita in Italia: 28 giugno 2017
durata:  92 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Fredda e spietata la criminalità belga. La racconta Robin Pront in Le Ardenne, dal 28 giugno al cinema.

Di attacchi di branchi di struzzi, nel bel mezzo delle innevate colline delle Ardenne, io non ne avevo mai sentito parlare. Forse neanche nei sonni più profondi ho avuto la necessità di puntare una pistola contro l'affusolato collo di un grosso e agguerrito pennuto. Ma arriviamoci con calma. 

Nel prologo, l'incappucciato Dave, dopo un gran salto in una piscina, raggiunge l'ansiosa Sylvie che lo attende in auto. Il terzo complice, fratello di Dave, non ha avuto fortuna ed è stato beccato con le mani nel sacco. Kenneth, fidanzato di Sylvie, per quattro lunghi anni non fa il nome degli altri due e vive le sue giornate in carcere nell'attesa di riabbracciare la sua ragazza e suo fratello. Dopo quattro lunghi anni però le cose sono cambiate. Dave e Sylvie hanno una relazione ed il mondo intero sembra aver fatto un passo in avanti rispetto a Kenneth, troppo indietro per riprendere i fili della sua vita.

Il film di Robin Pront parte bene, ma bene davvero. Di forte impatto autoriale, la prima parte del film non lascia dubbi. A poco serve rendere sullo schermo la solitudine della vita del disgraziato Kenneth in carcere. La dinamica ma silenziosa camera di Pront preferisce fare il segugio degli altri due protagonisti, i liberi, Dave e Sylvie che sembrano aver rimosso dalla loro coscienza il sacrificio del fratello/fidanzato , smettendo anche di andare a trovarlo in carcere. Dave lavora in un autolavaggio e Sylvie come cameriera in un locale notturno. 

 

Liberare Kenneth è liberare l'incubo del passato. La pellicola dai continui toni freddi e algidi di Pront riesce a insaccare in un grosso gorilla con i capelli incerati l'ossessione del dover rivolgere uno sguardo al passato, il fantasma che costringe a voltare la testa e perdere per un momento la bussola che guida in avanti; una vertigine pericolosa che rischia di inabissare i grandi passi avanti di chi vuole voltare pagina.

Voltare pagina è ciò che vuole la nuova coppia: la ricerca di una nuova casa, l'attesa di un figlio. Ma con uno scomodo rissoso a piede libero non c'è da stare tranquilli. Kenneth se la prende con chiunque per la sua amata Sylvie. Per Dave rivelare la scomoda verità sarà quasi impossibile. 

La grande svolta della narrazione è messa in atto proprio da Kenneth, che per la sua Sylvia ha commesso un omicidio e trascina il cadavere nel bagagliaio della sua auto. Intraprende dunque con suo fratello un viaggio verso le colline delle Ardenne, un viaggio di sangue e violenza per cercare di mettere a tacere il passato, provocando però al contrario la sua totale esplosione.

Le Ardenne è stato paragonato a tanti film infinitamente più grandi. Ma se a cesare va dato ciò che è di cesare, a Pront va certamente attribuita un'ottima mano registica, un buon gusto estetico della messa in quadro e soprattutto un buon tempismo, mostrando di possedere con rigore i giusti tempi nel dilungare il dilungabile e striminzire lo striminzibilie. Certo urlare “Fargo” , “Trainspotting” o “Tarantino” è davvero troppo, fatto sta che il regista belga ha meritatamente portato questa sua opera prima alle vette del cinema di Hollywood con una nomination per il miglior film straniero agli oscar. 

Le Ardenne è sorpresa. È tutto rinchiuso in un colpo di scena finale che forse qualcuno può intuire già un attimo prima dell'apocalisse familiare. Le Ardenne è ciò che rende una foresta il luogo umanizzato in cui il presente tenta di sopravvivere al passato, troppo incalzante, troppo aggressivo e potente. Le Ardenne è anche quella cosa che per l'appunto mostra un assurdo attacco di struzzi assassini, quell'originalissima pennellata in più in cui è racchiuso tutto l'estro dell'autore, la pennellata che spesso e volentieri distrugge l'opera stessa in una follia egocentrica.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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