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#Vittoria e Abdul. Un indiano a corte

VICTORIA E ABDUL

regia: Stephen Frears  
sceneggiatura: Lee Hall
montaggio: Melanie Oliver
cast: Judi Dench, Eddie Izzard, Ali Fazal, Michael Gambon, Olivia Williams, Tim Pigott-Smith, Simon Callow, Fenella Woolgar, Julian Wadham, Ruth McCabe
 
anno: 2017
nazione: Stati Uniti, Gran Bretagna 
produzione: BBC Films, Cross Street Films, Working Title Films
distribuzione: Universal Pictures
genere: Drammatico
data uscita in Italia: 26 ottobre 2017
durata: 112 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Non tutti sanno che la regina Vittoria d'Inghilterra, imperatrice d'India, ha tenuto con se un indiano musulmano come valletto, aiutante, maestro e consigliere. A raccontarcelo è Stephen Frears con Victoria e Abdul che ha sfilato sul red carpet della biennale di Venezia solo un mese fa. Dal 26 ottobre nelle sale italiane.

Improbabile davvero, ma i diari tenuti nascosti dal signor Abdul Karim parlano chiaro. Si, è stato un caro amico e confidente della regina Vittoria durante il tramonto della sua vita, proprio in quel momento in cui una vecchietta con grandi responsabilità e grande potere nelle sue mani non ne poté più di scartoffie burocratiche, cene e pranzi con nobili dame e signori dell'aristocrazia europea. Quando Abdul e il suo amico “basso”, giunti dall'india dopo un viaggio di due mesi in nave, si presentano al cospetto della regina per porle una moneta celebrativa indiana di ringraziamento, accade che la vecchia signora incoronata nota una scintilla particolare nel giovane Abdul, fortunato colpo di fulmine che consente al musulmano di ricevere una posizione di grande potere all'interno della corte reale, sotto gli sguardi arcigni degli avvoltoi che vivono a palazzo: eredi al trono, consiglieri, ministri e medici dagli occhi decisamente meno dolci. 

Si, diciamo pure che Frears si è lasciato prendere la mano. Il vero alla base regna sovrano , ma ciò che si muove in superficie in questa vicenda è tutt'altra storia. Favola e cinema sono imparentate, come si dice “alla lontana”, e allora diamo fiducia a Frears e lasciamogli sconvolgere le carte in tavola, diamogli potere di ingigantire, di raccontare attraverso la fantasia.

Frears tuttavia ad un certo punto proprio non sa fermarsi. Imbibito in una fontana di zucchero sciolto, Victoria e Abdul supera spesso la linea del melenso, dello zuccheroso, costruendo su dolci parole e sguardi intensi (bellissimi quelli della vecchia regina interpretata da una esperta matrona come Judi Dench) quasi una storia d'amore impossibile, più che improbabile e a tratti davvero fastidiosa. Non è neanche il fatto che il più delle volte si finisca nel parodistico, con gente di corte costretta ad una tiritera degna di una comica vera e propria. In generale, in un mare di squali come un festival del cinema europeo, un film come Victoria e Abdul più che difendersi sa mediare, è un rilassante cuscinetto privo di grandi pretese che sa, nonostante le polveri dell'epoca vittoriana, respirare aria fresca (seppure festivaliera), grazie alla sua attualità.

Vero è che Frears racconta una storia vera in modo stravagante, come vera è anche la sua sensibilità concettuale nel saper far cantare immagini (coloratissime) di una vecchia epoca nel suo stesso tempo. Il giovane signor Karim e la regina mostrano la splendida possibilità di sconfinamento d'ogni cultura, ma assieme, a braccetto e con ancora più coraggio, anche l'incredibile difficoltà e spesso l'impossibilità della vera e propria unificazione culturale. In generale una buona prova. Per uno spettatore in cerca di riposo.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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