Log in

#"L'altra metà della storia", quella che dice l'indicibile.

THE SENSE OF AN ENDING

 
regia: Ritesh Batra
sceneggiatura: Nick Payne
montaggio: John F. Lyons 
musiche:Max Richter
cast: Charlotte Rampling, Jim Broadbent, Michelle Dockery, Emily Mortimer, Harriet Walter, Joe Alwyn, Matthew Goode, James Wilby, Edward Holcroft, Freya Mavor
 
anno: 2017
nazione: Gran Bretagna
produzione: Origin Pictures, BBC Films, FilmNation Entertainment
distribuzione: Bim
genere: drammatico
data uscita in Italia: 12 ottobre 2017
durata: 108 min
giudizio complessivo: 
impegno: 
 

L'altra metà della storia è il nuovo straordinario film di Ritesh Batra, interpretato da Jim Broadbent e Charlotte Rampling. Sarà nelle sale italiane dal 12 ottobre e vi consigliamo di non perderlo.

La solitaria esistenza di Tony Webster viene sconvolta dal ritorno in superficie di alcuni segreti del suo passato ritenuti sepolti per sempre. Sarà così costretto a confrontarsi con i lacunosi ricordi della sua gioventù, con la verità sul suo primo amore e con le devastanti conseguenze delle decisioni prese decenni prima.

E se vi viene in mente Bill Murray e quel favoloso film intitolato Broken Flawers rallegratevi, perché l'altra metà della storia è un film bello, se non proprio come quello di Jim Jarmush, quasi. Non parleremo di capolavoro, ma quest'opera di Ritesh Batra è un vero e proprio mosaico esistenziale, un orologio fatto di ingranaggi perfetti che si azionano a vicenda con la precisione svizzera. Carico di pathos ma sempre contenuto. Parla di passioni brucianti ed è raccontato con la pacatezza, la tranquillità e la gentilezza di un nonnino.

Tony è una straordinaria matrioska. Quando credi d'averlo finalmente afferrato questo personaggio perde le briglie, senza scalpitare, e riprende un galoppo solitario verso nuove soluzioni e nuovi segreti. Un vero labirinto umano fatto di ricordi, emozioni nascoste e cose difficili da ammettere a se stessi anche a distanza di quarantanni o più. Tony è divorziato, con una figlia quasi quarantenne in attesa di un bambino per diventare madre single. Gestisce un minuscolo negozio di riparazioni per macchine fotografiche antiche. Non ha un cellulare, non è iscritto sui social network e non è mai entrato nel ventunesimo secolo.


 

No, non è un film alla I, Daniel Blake; è proprio tutt'altro. Ciò che interessa in L'altra metà della storia è proprio il passato, la sua accettazione, la pace da costruire con esso.

Ricevere a distanza di numerosi anni una lettera da parte della propria ex è una scarica d'adrenalina per lo spento e smorto Tony . Scopre così' d'aver ricevuto in eredità qualcosa dopo la morte di una sua conoscenza, ovvero la madre della sua prima fidanzata Veronica.

Parte così la caccia di un uomo che affida a questo nuovo giallo inaspettato il senso della sua vita. La figlia in stato interessante passa in secondo piano. La sua ex moglie con il piede rotto diventa un amorfo ascoltatore, una semplice presenza in grado di assorbire i tormenti di Tony .

Tante sono le riflessioni che L'altra metà della storia fa emergere con esuberanza, ma sempre mascherata con gentilezza e maturo candore. Tony ha problemi con il suo passato. Crede d'aver sepolto per sempre ciò che andava sepolto e, assieme ai suoi vecchi amici delle superiori, ripete solo ciò che del passato fa comodo ripetere. Ma cresce in Tony, con il proseguire delle indagini, un sospetto terrificante, l'ombra di una colpa che, se reale, trasformerebbe la sua intera vita in un inferno; la macchia su un uomo semplice come biglietto di sola andata per l'inferno.

L'altra metà della storia urla e canta della maturità necessaria per compatire il dolore. Comprendere il dolore altrui è sempre un farsi carico di parte di quello stesso dolore. Serve l'immedesimazione, serve il dialogo. A Tony serve per prima cosa essere pronto a dire, perché come la sua ex moglie gli fa notare, è inutile raccontare una storia se non si è pronti a farlo. Un film che parla di vita, o meglio di quanto possa essere profonda e sconfinata la linea che divide la vita vissuta e quella raccontata. Racconta lo scarto tra la verità del singolo e la verità pubblica, sotto gli occhi di tutti.

Il film di Ritesh Batra parla di cambiamenti, di quanto possa essere difficile cambiare e ammetterlo. Parla di caratteri che per quanto fedeli in se stessi sono costretti a smussarsi con il tempo. Parla di nostalgia, dunque ancora una volta di tempo, di occhi che si illuminano per minimi particolari, come una lezione in cui qualcuno ha risposto in modo strabiliante, una festa o un pomeriggio al lago con la prima fidanzata. Mettiamoci dentro, sulla scia di Winter Sleep, anche il fatto che Tony, in un primo momento, muove i suoi passi per un puro riconoscimento personale, solo per sapere d'aver vissuto nella memoria di coloro che hanno abitato il suo passato, come un tarlo, in una decadente veste egocentrica.

La grandezza di un film come L'altra metà della storia sta nell'assoluta difficoltà e forse impossibilità di raggrumare assieme tutto in un singolo coagulo. Tutto compare e poi subito scompare, proprio come nella verità privata, la nostra singola verità vissuta, di cui anche voi sapreste dire meno della metà. Del cinema e della vita non dovremmo mai essere in grado di farne una spremuta. E se il cinema deve tendere alla vita, seppure come un asintoto, il film di Ritesh Batra ci riesce alla grande.

Seguite la pagina Facebook di No#News per rimanere aggiornati su altri articoli e non dimenticate di condividere l'articolo!

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

Social Profiles

Lascia un commento