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#L'uomo di neve. Dalle pagine di Nesbø al grande schermo.

THE SNOWMAN

 
regia: Tomas Alfredson
soggetto: Jo Nesbø
fotografia: Dion Beebe
sceneggiatura:Matthew Michael Carnahan 
montaggio: Claire Simpson
cast: Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Val Kilmer, J.K. Simmons, Chloë Sevigny, Toby Jones, James D'Arcy, Jamie Clayton, Jakob Oftebro, Sofia Helin, Ronan Vibert
 
anno: 2017
nazione: Gran Bretagna 
produzione:  Universal Pictures, Woking Title Films
distribuzione: Universal Pictures
genere: thriller 
data uscita in Italia: 12 ottobre 2017
durata: 120 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Interpretato da Michael Fassbender, tratto dal romanzo di Jo Nesbø e diretto da Tomas Alfredson, L'uomo di neve è uno straordinario thriller immerso nella cupa neve norvegese. Dal 12 ottobre nelle sale italiane. 

Nella città di Oslo quando i primi fiocchi cadono, alcune donne spariscono nel nulla e misteriosi pupazzi di neve compaiono a sorvegliare le strade. L'uomo di neve segue le indagini del detective Harry Hole. Dopo l'ennesima sparizione, avvenuta durante la prima nevicata dell'anno. Hole scopre interessanti collegamenti con alcuni casi irrisolti vecchi di vent'anni: la cornice invernale, la vittima designata, il pupazzo di neve sulla scena del crimine, tutti elementi che richiamano i metodi di un elusivo serial killer. 

 

Freddo. Freddo come una mistura di neve, fango e vento. Freddo come le esistenze che racconta. Freddo come Nesbo.

Possiamo dire con un certo limite di sicurezza che riportare quel genio delle nevi norvegese che è Jo Nesbø al cinema è stata un'ottima idea.

Già la primissima sequenza è un vortice. Il montaggio si fa frenetico, folle, instabile e nervoso. Scatena una febbre spasmodica che a stento saremmo riusciti a trattenere per tutta la durata della proiezione. Poi Alfredson si calma, riprende le briglie del suo cavallo, ci fa un occhiolino e sappiamo già, dopo cinque minuti, che da L'uomo della neve potremo aspettarci qualsiasi cosa. 

Ma se l'inizio è tremolante, quasi sotto scacco epilettico, il resto della pellicola si distende pacatamente. Un giallo filmico che sa prendersi i suoi giusti tempi, che non ha fretta, che sotto la neve ha bisogno di più tempo per maturare. Alla fine però sa dare alla luce succosissimi frutti aciduli , questa volta nel migliore dei sensi possibili. Tutto si fa velo, tutto si fa diversivo. Davvero complesso è stare dietro le follie di Nesbø per anticipare l'assedio al killer. Sono sempre tenute libere più possibilità, sempre difficile è escludere uno dei probabili sospetti. 

Gli spazi si fanno testimoni ciechi e silenziosi dei fatti, divisi a metà tra il bianco riflettente e lucente e il nero più cupo. Un vero bipolarismo paesaggistico che non aiuta Hole e la sua giovane recluta, novellina ma sentimentalmente troppo coinvolta, nella ricerca di questo furbo uomo di neve in lotta contro la figura genitoriale, in particolar modo femminile, per via di una vendetta nei confronti del suo passato.

Hole poi, il protagonista, è un uomo sonda. Più che una vera esistenza è un satellite che non segue alcuna gravità, che vaga incontrando pianeti per poi lasciarli alle sue spalle. Lo fa con la sua ex compagna e il suo figliastro. Lo fa con i colleghi e in generale con la vita, in attesa di un caso che possa ridare un senso alle sue giornate gettate sul fondo di una bottiglia di vodka. E l'uomo di neve non attende altro, ossia qualcuno in cerca di senso, che di riflesso dia senso ai suoi tormenti, alla sua instabilità mentale e ai suoi giochi. 

La speranza è data da chi non ha più speranza, un gioco paradossale per cui la morte porta la vita. Proprio la misteriosa figura del pupazzo di neve, simbolo di una infanzia macchiata per sempre, devastata e annerita, è ciò che riaccende un vivo fuoco nel cuore di Hole, ma che assieme ad esso consuma le vite di vittime, quasi mai davvero innocenti. E il pupazzo sarà proprio il punto d'incontro di diversi uomini sonda, sempre un po' bugiardi, sempre solitari, in una postura arcigna nei confronti della vita. Nessuno nel film di Alfredson sa mai chiedere aiuto davvero. Tutti chiudono la propria sfera in un artico labirinto di segreti, come accatastandoli in una grotta gelata protetta da stalattiti. In via definitiva, tra vittime e killer, non si salva proprio nessuno. 

La conclusione della pellicola poi si veste di convenzione: il caso si chiude lasciando l'infinito amaro in bocca. La vita di tutti prosegue nella totale adesione al passato, in un eterno ritorno dell'identico che Nesbø fa apparire come immutabile. Piccole variazioni sul tema. Per il resto è ancora un labirinto fatto di scuri cristalli.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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