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#The Place: Genovese è un grillo pericoloso.

THE PLACE

regia: Paolo Genovese
fotografia:Fabrizio Lucci 
sceneggiatura: Paolo genovese , Isabella Aguilar
montaggio: Consuelo Catucci
musiche:  Maurizio Filardo
cast:  Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia D'amico, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Giulia Lazzarini
 
anno: 2017
nazione: Italia
produzione: Una produzione Medusa Film, realizzata da Lotus Production, una società di Leone Film Group
distribuzione: Medusa Film
genere: drammatico
data uscita in Italia: 9 novembre 2017
durata: 105 min
giudizio complessivo:
impegno: 


 

Il ritorno di uno dei registi più in luce sulla scena italiana. The Place tratto dalla serie tv The Booth at the End e presentato in chiusura della festa del cinema di Roma è il nuovo film di Paolo Genovese e sarà al cinema dal 9 novembre.

Un uomo misterioso siede sempre al solito tavolo isolato in un bar chiamato The Place, con un grosso libro nero ed una penna, pronto ad esaudire i desideri di chiunque in cambio di strani compiti. Saranno nove i personaggi a presentarsi al suo tavolo, tutti diversi e tutti con richieste diverse, ma con destini che in qualche modo sembrano intrecciarsi tra loro.

 

Genovese, giunto al suo undicesimo film, ha finalmente deciso di non farsi bastare più la casacca di regista, puntando a qualcosa di più. Genovese prende in prestito l'idea della serie tv distribuita da Netflix e salta le barricate del suo solito cinema piacione,  si complica la vita, come giusto che sia, sfornando ancora una volta però del cinema con l'unico scopo d'accalappiare consensi, seppure in modo diverso. L'autore si scopre incantatore di serpenti, e ancora una volta i serpenti rischiamo d'essere noi.I temi, gira e rigira, sono ancora i medesimi. Il regista continua ad arrovellarsi sui soliti punti, sul desiderio di mettere a nudo la melma nera stratificata all'interno di noi tutti, questa volta con un paio di novità che rendono questa sua ultima pellicola un progetto libero da schemi, per certi versi controcorrente, meravigliosamente scorretto e sopra le righe. Non si esce mai dalla piccola saletta del locale denominato The Place e capiamo che l'esperienza di Perfetti Sconosciuti è servita quantomeno come esercizio propizio al lavoro successivo.

Paolo Genovese gioca con materiali complessi, difficili da tenere buoni e da incanalare nelle fitte trame della sua opera. Tenere assieme libertà, caso, scelta, necessità e destino è un po' come giocare a fare i filosofi senza aver mai aperto un libro, stupendo gli amici al bar come si fa con i trucchi di magia. Possiamo già liberare quindi l'autore dal merito dell'essersi fatto portatore di messaggi svelati al mondo e rivelatori. Gioca a fare lo spinoziano e a quanto pare, tolta tutta l'accademia, tolte le reali riflessioni pedanti e poco adatte ad un cinema come il suo, ci riesce anche. Ci riesce perché nonostante tutto, nonostante il prurito che The Place suscita quando comincia a puntare il dito a destra e a sinistra, quando veste il suo misterioso protagonista con abiti sia angelici che demoniaci e comincia a predicare per aforismi, ecco, nonostante tutto ciò, The Place piace. E piace perché anche con tutto lo spirito critico del mondo, The Place ci dice proprio tutto quello che abbiamo già nell'orecchio e vogliamo ancora sentire, nonostante il tappeto di cose evitabili, che stridono, che vogliono giganteggiare sulla scena e invece risultano piccole, minuscole trovate per strizzare l'occhio allo spettatore.






Insomma, non abbiamo bisogno di Genovese per immaginare che un padre disperato pur di salvare sua figlia non rifiuta su due piedi l'idea di uccidere un'altra bambina. Non ci serve Genovese per sapere che una donna è disposta a costruire i più diabolici ingegni pur di far innamorare perdutamente suo marito. Basterebbe leggere un paio di tragedie greche per rendersene conto.Ma The Place, tenendo il teatro greco a mente, si tiene fedele alle unità di tempo, luogo e azione, costruendo un meccanismo complesso, un canto corale a più voci, dieci per l'esattezza (più uno, il personaggio della Ferilli) che intona una ritmica sequenza di melodie, tutte diverse ma con un sottofondo comune. In comune c'è questo strano personaggio di cui nessuno sa il nome, interrogato in orario di chiusura dalla cameriera del locale, una donna che non può fare a meno di notare il via vai di gente ascoltate da questo mister x, scambiandolo per uno psicologo “alternativo”.

Curiosa la sequenza finale del film, che sembra in qualche modo suggerire il fatto che ci sia una prova ad attendere anche chi propone le altre prove. Ma qui l'autore comincia a giocare anche con le scatole cinesi e sensibilmente si avverte il suo dubbio, come chi non ha assolutamente idea di cosa stia facendo. 

La giovane suora che cerca di sentire ancora Dio, con il compito di restare incinta azzarda una domanda: Come posso sapere che non sei il diavolo? A fine proiezione non possiamo che porci all'incirca la stessa domanda. Come sappiamo che non ci stai prendendo per i fondelli, caro Genovese? Perché sia chiaro, The Place ha tutte le caratteristiche e i tratti di un film furbo, anzi furbissimo. Dunque, come i disperati che siedono in The Place per realizzare i propri desiderio in cambio di prove orribili, così possiamo scegliere se lasciarci trascinare dalla complessa struttura ampollosa che Genovese edifica sulla differenza tra scelta libera e necessitata, oppure se imboccare le vie di The Place così come vengono, senza troppe domande, seguendo vite e storie che vanno così perché vanno così. Nello specifico, la nostra scelta savia sarà quella di ravvederci, capire che lasciarsi ammaliare da un film fatto per stordire i sensi è velenoso, peccaminoso a tratti.

L'unica necessità è quella di difenderci da film come The Place, non evitandoli saltando l'ostacolo ma scontrarli di petto e venirne fuori con la piena consapevolezza d'aver ascoltato un grillo chiacchierone,  tecnicamente perfetto e con un vestito autoriale, ma pur sempre solo un grillo. Per dirla in stringhe: bello, ma solo finché non ci rifletti troppo. 

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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