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#Hayao Miyazaki - Never Ending Man

NEVER ENDING MAN

regia: Kaku Arakawa  
montaggio: Tetsuo Matsumoto
musiche: Shinichiro Ogata
 
anno: 2017
nazione: Giappone
produzione: NHK – ©NHK
Durata: 70’
distribuzione: Nexo Digital 
genere: documentario
data uscita in Italia: 14 novembre 2017
durata: 70 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Sarà in sala solo il 14 novembre il film-reportage sull'ultimo lavoro del maestro dell'animazione Hayao Miyazaki. L'annuncio del ritiro, le riflessioni sul tempo e sulla bellezza del mondo. Never Ending Man è la straordinaria pagina finale di un autore immortale.

Il regista Kaku Arakawa si arma di camera a mano e si introduce nella vita di un autore che ha incantato almeno due generazioni con film d'animazione straordinari, umani quanto fantastici, e che a dispetto di numerosi anime prodotti al giorno d'oggi, sono in grado di restare e di tracciare un solco nella memoria con personaggi e storie che non cesseranno di farci sognare, come La città incantata, La principessa Mononoke e Il mio vicino Totoro, per citarne solo alcuni.

 

Never Ending Man per certi versi è una chiave, un varco d'accesso ,seppure limitato, aperto dentro la mente, ma soprattutto nello spirito, di un uomo che sente, dice e disegna cose non comuni. Il regista giapponese si è messo da parte, immortalando in modo crudo e semplice il tempo trascorso con Miyazaki, ascoltandolo mentre si preparava numerosi caffè, mentre fumava le sue sigarette, mentre rifletteva sul restare in vita e guardare i propri amici morire. Never Ending Man racconta tanto perché c'è tanto da ascoltare. Non c'è desiderio di dire nulla, ci si siede come di fronte ad un nonno che sa tante storie, senza interromperlo, anche quando vengono dette cose che non sembrano avere molto senso.

Ma le frasi di Miyazaki hanno sempre senso. Il problema è avere la finezza per coglierlo. Capire che c'è distinzione tra movimento ed intenzione di movimento è complesso se prima non lo si sente, non lo si osserva nel mondo e soprattutto nella grande fonte d'ispirazione, ossia l'uomo stesso. Capire che i paesaggi più belli sono quelli anonimi, quelli che tutti ignorano non è semplice per chi lavora ad un corto d'animazione e sta cercando di sbalordire il suo pubblico.

Così il film mostra le difficoltà di una vera simbiosi tra un vecchio veterano abituato alla sua matita e alla sua caterva di fogli e i giovani collaboratori che sono maestri nell'utilizzo nella tecnica digitale della CGI. Difficile è spiegare che i dettagli sono la parte essenziale, come i piccoli peli su un bruco di nome Boro che oscillano per il movimento, e che solo i bambini noteranno secondo il maestro.

Dunque la chiave d'accesso al genio è questo breve squarcio che consente di capire che i film di Miyazaki sono immortali perché la cura del dettaglio non è semplicemente studiata fino al capriccio, ma è pensata e sentita, filosofata, trovata nelle bizzarrie del mondo, quello vero, il più fantastico tra i mondi mai visti. Dare umanità ad un bruco, il protagonista del suo ultimo cortometraggio, è una sfida che può sembrare insignificante per chi ha messo su schermo personaggi come Senza volto o Totoro. Eppure la vera difficoltà sta nel restituire il semplice, ciò che c'è di più essenziale, prelevandolo con i guanti della passione per riportarlo in una storia che sappia incantare.

Ma genialità è anche sinonimo di severità. Miyazaki non è proprio un docile vecchietto accondiscendente con cui lavorare in pace. La pignoleria, il fare le pulci sul più piccolo tratto e perfino il mortificare un giovane aiutante che ha sbagliato un disegno di prova, sono solo alcuni dei tratti che contribuiscono alla creazione di un mito, forse necessari.

 

Infine il reportage casalingo e poco raffinato di Arakawa offre i brevi scorci di quelle che sono le riflessioni di un uomo giunto quasi alla sua stazione d'arrivo. Riflessioni sulla morte, sul resistere in vita, sulla debolezza del corpo che non aiuta più la sua arte e ne ostacola sensibilmente la prosecuzione. La tristezza per amici e collaboratori scomparsi accompagna l'angoscia di sapere che la nuova generazione di animatori e disegnatori non sarà all'altezza, non sua, ma di se stessa, perché i giovani avranno già completamente smesso di credere nella bellezza del mondo e di loro stessi.

Never Ending Man è una tappa obbligatoria per coloro che sono già caduti nell'infinito fascino dei lavori di Miyazaki, per coloro che non dimenticheranno mai uno solo dei suoi personaggi. Un film necessario per chi ricorderà per sempre Miyazaki, l'uomo che tutto sommato non morirà mai davvero.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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