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#La signora dello zoo di Varsavia: la recensione

THE ZOOKEEPER'S WIFE

regia: Niki Caro 
fotografia: Andrij Parekh 
sceneggiatura: Angela Workman
montaggio:David Coulson 
musiche:  Harry Gregson-Williams
cast: Jessica Chastain, Daniel Bruehl, Johan Heldenbergh, Iddo Goldberg, Shira Haas, Michael McElhatton, Marta Issová, Goran Kostic, Arnost Goldflam, Martin Hofmann
 
anno: 2017
nazione: USA
produzione: Scion Films, Czech Anglo Productions, LD Entertainment, Rowe / Miller Productions
distribuzione: M2 pictures
genere: drammatico, storico 
data uscita in Italia: 16 novembre 2017
durata:  127 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Diretto da Niki Caro, basato sul libro di Diane Ackerman, La signora dello zoo di Varsavia è il racconto della marcia nazista sullo zoo cittadino della dilaniata città polacca, luogo in cui furono nascosti numerosi ebrei grazie al rischio corso da una coppia coraggiosa.

A causa dell'invasione nazista della Polonia e della conseguente devastazione dello zoo di Varsavia, il guardiano dello zoo Jan Zabinski e la moglie Antonina sono costretti a lasciare ciò che resta del parco e i pochi animali sopravvissuti. Non appena i nazisti iniziano a deportare gli ebrei verso i campi di concentramento, Jan e Antonina rischiano il tutto per tutto per nascondere il maggior numero di future vittime nel loro zoo. Contro ogni previsione, Antonina e gli ebrei protetti riescono a creare un particolare rapporto di fiducia che porterà a tracciare uno straziante piano di fuga.

 

Forse è il caso di dire una volta per tutte che di film sulla guerra, sull'olocausto e sui campi di concentramento ormai ne abbiamo piene le tasche. Abbiamo raggiunto, cinematograficamente parlando per lo meno, la totale assuefazione per un periodo storico ormai sviscerato nelle interiora e messo sullo schermo sotto qualsiasi forma. Niki Caro ha pensato bene di cominciare a mostrare le sofferenze degli animali, assieme a quelle degli ebrei, pur di rinfrescare un tema trito e ritrito come quello della persecuzione. Ma il vento portato da Niki Caro si chiama scirocco, e tutto ciò che è messo in scena sembra imputridire sotto le bollenti correnti della noia, la non sorpresa e la ripetitività. Forse qualche animalista non condividerà in pieno, ma di questo passo non risulterà strano fare un film sull'olocausto visto dal punto di vista di zanzare, mosche e formiche.

Vero è che la signora Chastain sa far sembrare tutto bellissimo, come quando sulla fetta di torta avanzata dal giorno prima e ormai secca di spalma ancora uno strato di crema. Certo, buona la crema, e tanto vale mangiarla direttamente dalla vaschetta.

La signora dello zoo di Varsavia si fa carico di riportare una storia “mai vista prima”. Jan e Antonina sono davvero stati due coraggiosi ribelli che hanno messo in salvo anime di numerosi ebrei, soprattutto bambini, nascondendoli in cassonetti per la spazzatura riempiti di scarti vari ed eventuali. Ma questo solo dopo che all'interno dello zoo i nazisti hanno fatto piazza pulita di cammelli, elefanti, bufali e aquile.

L'errore di Niki Caro non si concentra strettamente sul fatto d'essersi soffermata su qualcosa che ormai è davvero difficile da far arrivare, dopo anni di film sullo stesso tema. L'errore sta nel non aver dato alcun tipo di impronta all'operato. Il registro scelto per la pellicola è dei più asettici, dei meno elaborati. La regia ha preferito lasciare alla storia stessa il compito di raccontarsi, come un fiume in piena. Ciò che ne è venuto fuori è invece un piccolo torrente che neanche arriva a valle.

L'errore è quello d'aver puntato tutto sul classico spirito di adesione del pubblico, sull'empatia per una sofferenza già nota. Il rischio, per lo meno nel cinema, è che il continuo ricordare possa far paradossalmente dimenticare. Di film come La signora dello zoo di Varsavia ci si dimentica in fretta, troppo in fretta per un film che propone la scultura di uno dei più grandi avvenimenti della storia dell'umanità.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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