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#Riccardo va all'inferno: il musical gotico shakespeariano di Roberta Torre

TITOLO RICCARDO VA ALL'INFERNO 

 
regia: Roberta Torre
fotografia: Matteo Cocco
sceneggiatura:  Roberta Torre, Valerio Bariletti
montaggio: Giorgio Franchini
musiche: Mauro Pagani
cast: Massimo Ranieri, Sonia Bergamasco, Silvia Gallerano, Silvia Calderoni, Michelangelo Dalisi, Ivan Franek, Tommaso Ragno
 
anno: 2017
nazione: Italia
produzione: Paolo Guerra per Agidi srl e Rosebud Entertainment Pictures
distribuzione: Medusa Film
genere: drammatico, musicale 
data uscita in Italia: 30 novembre
durata: 91 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Gotico, sperimentale, controcorrente, shakespeareiano. Parliamo di Riccardo va all'inferno, film-musical della regista italiana Roberta Torre con Massimo Ranieri nel ruolo di uno zoppo, grottesco e perfido figlio a caccia della sua vendetta famigliare. Al cinema il 30 novembre.

Riccardo Mancini (Massimo Ranieri) esce dall'ospedale psichiatrico giudiziario dove ha trascorso lunghi anni ben deciso a vendicarsi e conquistare il potere all'interno della sua famiglia malavitosa. Riccardo non ha scrupoli nello sbarazzarsi dei suoi fratelli ma non ha fatto i conti con la vera anima nera della famiglia: la potente Regina Madre (Sonia Bergamasco).

 


 

Possono non piacervi i musical ma questo deve piacervi per forza. Perché? Perché è italiano, originale e brillante. Perché film come questo non se ne vedono spesso, forse proprio mai. Perché Roberta Torre è un'autrice con coraggio invidiabile, che sfida il suo pubblico con l'ascia dell'orrido.

Sempre scuro, a tratti caravaggiesco, Riccardo va all'inferno è nero nel nome, nell'abito e nell'anima.

Che poi di parti cantate non ce ne sono neanche troppe. Musical si, ma marginalmente, dove viene invece lasciato spazio ad una drammaticità sia comica che disperatamente nera. In Riccardo va all'inferno, Shakespeare si respira nell'aria, fino al dettaglio. Bugie che s'insinuano come tarli del legno nelle menti deboli che si lasciano soggiogare. Amori disturbati, come quello della matrona interpretata da una eccellente Sonia Bergamasco. Una madre con un dito mozzato che sa trattenere l'odio per il suo storpio figlio, quello che fa sfigurare l'immagine della famiglia, e lo trattiene fino alla fine, quando Riccardo avrà ottenuto la sua vendetta ed il suo regno.

 

Per giungere ai suoi scopi, Riccardo mette all'opera dei grotteschi, e decisamente più alti, umpa lumpa dell'orrore, bavosi, storpi, grassi e con le facce di cera cadente, dei freaks ma non allo stadio di quelli di Tod Browning. Esseri immondi ricacciati nella terra, con una guida di grande astuzia e carisma.

Favoloso e degno di nota è il complesso apparato di traduzione che la signora Torre fa dei versi di Shakespeare, riadattando un mito dal lessico impolverato per una trama moderna intinta nella malavita, riscoprendo la fluidità di versi celebri alla storia della letteratura. Citare e rinfrescare, senza mai impoverire. Ma quello di Roberta Torre è un film che di povertà non vuole saperne mai. Non potranno che brillare regia e fotografia, assieme in un connubio vincente, visto poco e male in Italia solitamente. Dentro sembrano esserci le ultime mode cinematografiche. Ci sono i vividi colori a neon in stile Refn. Ambientazioni continuamente esagerate ed esasperate, nel mezzo tra il barocco decadente ed il moderno più kitsch. La messa in scena di un castello, centro di un piccolo impero dello spaccio, che gode di vita propria, perde l'intonaco così come la famiglia perde i pezzi, la coscienza e la propria anima. Le viscere della famiglia, imputridite dagli orrori messi in atto quotidianamente, vengono a galla rigurgitando la figura di Riccardo ed i suoi aiutanti, un pifferaio magico venuto fuori dalle fogne per distruggere la cittadina della corruzione. Allora la regia si apre sui grandi saloni ricchi di specchi e nei lunghi corridoi, infittendosi stanza dopo stanza nel suo porre i personaggi in sfondo ai luoghi e non più il contrario. Poi ci sono le musiche di Pagani che sanno il fatto loro, con un Ranieri che, data una già buona interpretazione attoriale, gioca in casa quando permea la scena con la voce.

 

Personaggi iconografici in ogni dove, stereotipati poiché possano apparire sempre chiari a primo occhio, dai sbandati gemelli fuori di testa alla piccola e graziosa nipote di Riccardo, suo amore platonico e inavvicinabile che assumerà il ruolo di agnello sacrificale per la riuscita del suo piano.

Amore mancato, amore dovuto, amore impossibile. Riccardo va all'inferno è un diamante nero dalle mille sfaccettature che racconta l'amore in tutte le salse, preferendo per tecnica, musica e parole, i gusti più amari, più tetri e malinconici. Un piccolo gioiellino da collezionare con cura nel cinema italiano ma soprattutto una piccola fiammella su cui andrebbe gettata benzina.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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