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#Wonder Wheel: Meravigliosa davvero la ruota di Allen

WONDER WHEEL

regia: Woody Allen
fotografia: Vittorio Storaro
sceneggiatura: Woody Allen
montaggio: Alisa Lepselter
cast: Kate Winslet, Justin Timberlake, Juno Temple, James Belushi, Max Casella, Tony Sirico, Steve Schirripa, Jack Gore, David Krumholtz, Robert C. Kirk, Tommy Nohilly, Tom Guiry, Bobby Slayton
 
anno: 2017
nazione: Stati Uniti
produzione: Amazon Studios, Gravier Productions
distribuzione: Lucky Red
genere: drammatico
data uscita in Italia: 14 dicembre 2017
durata: 101 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Arriva il 14 dicembre nelle sale italiane la straordinaria e umanissima ruota delle meraviglie di Woody Allen, distribuito da Lucky Red. Ancora cinema alleniano sì, ma qualcosa cambia.

Sullo sfondo di una pittoresca Coney Island degli anni 50, le vite di quattro personaggi si intrecciano ai piedi della celebre ruota panoramica costruita negli anni venti. Ginny, malinconica ex attrice emotivamente instabile; suo marito Humpty, rozzo manovratore di giostre; c'è il giovane Mickey, un bagnino di bell'aspetto che coltiva aspirazioni da commediografo; e la ribelle Carolina, la figlia che Humpty non ha visto per molto tempo e che ora è costretta a nascondersi nell'appartamento del padre per sfuggire a un gruppo di spietati gangster che le dà la caccia.

Alleniani della vecchia guardia siete avvisati; la delusione è dietro l'angolo, ma solo se in passato siate già stati delusi da Blu Jasmine, film per cui Wonder Wheel raccoglie il filo rosso ricamandone un proseguo. Dopo Wonder Wheel non possiamo fare a meno di chiederci cosa sia accaduto al cinema del vecchio Woody, e cosa più interessante, cosa accadrà. Questo è uno scoglio duro in mezzo al mare delle sue opere, un sasso marino che si erge sulla base di un trampolino nudo e crudo come quello del teatro, in particolar modo quello di Tennessee Williams. E dove il mare è una mistura di eccentricità, critiche borghesi, idiosincrasie e allergie umane per l'umano, ciò che pare distanziarsi dal resto ora è una riflessione spenta e malinconica su vite alla deriva, naufragate assieme al tempo su una spiaggia deserta.

L'intellettualismo c'è, ma incorporato in una sagoma squalificante come quella del giovane Mickey, aspirante scrittore affascinato dalla letteratura e dal teatro per il solo eco, la risonanza e il riverbero di chi veste la cultura come un abito elegante per affascinare il genere femminile. Nient'altro che il gioco di un dandy, lo squallore di un esteta che vuole farsi riflesso di figure letterarie devote all'edonismo. L'ironia, se c'è, è poca: manca tutto ciò che di più cervellotico l'autore ci ha sempre mostrato. Tutto si spegne con eccezione delle luci, ogni presenti, pensanti nell'irradiare gli spazi seguendo i movimenti emotivi interni delle pedine scarnificate di questa ruota delle meraviglie. Piacere degli occhi o poco più, promosso e consegnato dalla graziosa fotografia di Storaro in una pellicola che sprizza amore da tutti i pori ,funzionalmente, mettendosi al servizio del commento sull'ego in caduta libera più che sull'adesione all'altro. Questo è ciò che resta di Allen, una cornice in cui non possiamo fare a meno d'esaminare singolarmente le sagome colorate e investite da forti luci rossastre, come quella di Kate Winslet, vera giunonica regina della scena per cui i compleanni giungono non proprio come data festosa, ma come ricorrenze di culto per la riflessione sul tempo arpia, che con i denti e le zanne trascina nel tranello della vecchiaia e della non bellezza. La ruota delle meraviglie abita quel luogo strano e confuso da cui ci si chiede in quale preciso momento della vita si perdono le briglie e ci si lascia condurre dal tempo, che il più delle volte è in caduta libera.

Ad un livello meta-cinematografico il cinema è raccontato come una scatola cinese da cui è impossibile venire fuori. Un sogno sì, ma fatto di fumo e per certi versi invalidante. La ruota che fa da sfondo al quadretto è messa simbolicamente in moto da pulsioni e passioni con a bordo le esistenze di tutti i presenti. Il piccolo Richie, piromane instancabile e inguaribile, frequenta le sale cinematografiche saltando la scuola. Sua madre è qualche cabina più in là, giunta al vertice dei suoi sogni, che prova mantelline e collane come quando entrava in scena per le piccole compagnie teatrali in cui lavorava prima di diventare cameriera. Ginny è lì dove la giostra si ferma un attimo, sospende la rotazione per lasciar ammirare il panorama della vita. Poi l'inesorabile discesa, l'amaro in bocca per il non aver potuto sostare in alto, dove i sogni sembrano possibili, idilliaci ed eterni. Divorata dalla gelosia, Ginny sfila con portamento greco, come una maga vendicativa che tuttavia questa volta si fa complice della sua disgrazia attraverso la resa incondizionata firmata sul foglio del destino.

Non possiamo fare a meno di pensare che in Wonder Wheel le riflessioni autobiografiche siano spalmate grasse sulla pellicola, messe lì come monito per i posteri da parte di uno che con il cinema è nato e cresciuto, forse entrato in una dimensione altra, quella di chi guarda la strada ormai breve da percorrere in avanti in vista di quella lunga già percorsa, anch'esso in discesa sulla grande giostra della vita.

Allora è possibile che Allen sia giunto quasi al capolinea, che forse si veda già la fine del suo mastodontico percorso cinematografico, e fa strano dirlo per un film che di alleniano ha qualcosa, ma non moltissimo, e che pur tuttavia sarebbe in grado di suonare come suo film testamento.

La sensazione è quella d'essere di fronte ad un vecchio amico di cui abbiamo già sentito più volte tutte le storie, divertenti e icastiche, un tipo pungente e irriverente, che assume però gli atteggiamenti di chi ad una festa si siede all'angolo con il suo bicchiere, e che non ha alcuna intenzione di saziare i languori di chi attende la classica battuta. E noi insaziabili, alle battute classiche, preferiamo i silenzi sentiti.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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