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#La vedova di Winchester: la recensione

WINCHESTER

regia: Michael Spierig, Peter Spierig
fotografia: Ben Nott
sceneggiatura: Michael Spierig, Peter Spierig, Tom Vaughan (II)
montaggio: Matt Villa
cast: Helen Mirren, Jason Clarke, Sarah Snook, Angus Sampson, Laura Brent, Tyler Coppin
 
anno: 2018
nazione: Stati Uniti, Australia
produzione: Blacklab Entertainment, Imagination Design Works 
distribuzione: Eagle Pictures
genere: horror
data uscita in Italia: 22 febbraio 2018
durata:  100 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Il 22 febbraio al cinema ci sono i fratelli Spierig con La vedova di Winchester, un horror che come tanti altri non è in grado d'andare oltre il “salto”.

Se già può risultare abbastanza logorante l'essere una anziana vedova con l'incarico di gestire la fabbrica di armi da fuoco del defunto marito, sotto la martellante pressione dei soci azionari che quotidianamente tentano di far fruttare i propri capitali attraverso l'estromissione della proprietaria, la vedova di Winchester deve fare anche i conti con gli spiriti. Ovviamente, gli spiriti di casa Winchester non sono figure in trasparenza che, di tanto in tanto, si lasciano ammirare nel loro splendore da pelle d'oca,. Questi spiriti avanzano pretese, in particolar modo, architettoniche.

Tratto da una storia “vera”, dove come spesso capita per gli horror il termine storia vera pare essere una seria licenza poetica, La vedova di Winchester diretto dai fratelli Spierig si mette in coda al filone cinematografico che pone sul palchetto illuminato dai faretti le case infestate. Ma se normalmente le case infestate hanno quel pizzico di decadenza, strati di polvere e zone diroccate, la casa Winchester è un labirinto fatto di stanze, scale e corridoi, innestati un rapporto sintetico tra simmetria e asimmetria.

Ad attivare la trama cinematografica, l'arrivo di un medico fuori dagli schemi, un miracolato e a sua volta vedovo che fa uso di psicofarmaci per addolcire la vita fatta di sofferenze e rimorsi. L'incarico del medico sarà quello di dichiarare inferma o meno la vecchia, considerata una pazza dai soci, per strapparle dalle mani la fabbrica Winchester.

Oltre le convincenti “mazzette” donate al medico per velocizzare l'inchiesta medica, ad unire il medico e la vedova sensibile alle presenze che la circondano c'è una certa comunione con il tema della morte. L'una si fa portatrice del male che gli arnesi fabbricati dall'azienda di famiglia hanno propagato sulla terra. L'altro, rispetto l'amata defunta suicida, riesumando quella stessa angoscia che Di Caprio ci raccontò in Inception.

Due vagabondi con la testa più di là che di qui, prede dei desideri di vecchie anime invecchiate e mai passate davvero all'altro mondo che richiedono continuamente progetti precisi alla funerea signora Winchester, architetto professionista tutte le volte che entra in trance, con lo scopo di ricreare alla perfezione i luoghi in cui gli sventurati hanno perso le penne, duplicati di stanze che avranno a casa Winchester potere catartico e liberatorio. ( E per i morti in spazi aperti?) Questo almeno fino all'arrivo di uno spirito cui il monolocale non basterà affatto.

 

La vera forza de La vedova di Winchester, stando a quanto ci propongono i fratelli Spierig, sta nell'incredibile numero di jump scare che tartassano la visione dello spettatore tenendolo con una gamba sempre irrigidita e pronta al balzo. Oltre ciò, niente. Tanta tensione creata e scagliata contro le spettatore mentre dall'altra parte si sta componendo un discorso retorico e moralistico sul cattivo uso delle armi da fuoco. Sulla categoria del “carino” un paio di inquadrature con una grossa stufa immersa nel buio attorno cui una madre e il suo giovane figlio posseduto e liberato ogni tre per due, sostano nell'attesa che il male torni nella propria tana, sequenza che per colori e movimenti ricorda vagamente i falò di The Witch e Il tempo dei lupi.

Citato The Witch, possiamo riflettere sul fatto che di horror sulla scia di quest'ultimo non se ne vedono affatto. Solo scorci, solo buone intenzioni ma poca materia dalla forma svilita. Arriveranno tempi migliori per il cinema del terrore?

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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