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#Rachel: un fallimentare melodramma in costume

RACHEL

regia: Roger Michell
soggetto: Daphne du Maurier
fotografia: Mike Eley
sceneggiatura: Roger Michell
montaggio: Kristina Hetherington
musiche: Rael Jones
cast: Rachel Weisz, Sam Clafin, Holliday Grainger, Iain Glen, Andrew Knott, Poppy Lee Friar, Andrew Havil
 
anno: 2017
nazione: USA
produzione: Fox Searchlight Pictures, Free Range Films, Helicopter Film Services
distribuzione:  20th Century Fox
genere: romantico, drammatico
data uscita in Italia: 15 marzo 2018
durata: 107min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Rachel è l’adattamento cinematografico in chiave moderna di Mia Cugina Rachel, romanzo di Daphne du Maurier, nota per essere l’autrice di Rebecca la prima moglie e Gli Uccelli, due racconti di successo che hanno ispirato gli omonimi capolavori di Alfred Hitchcock. Il suo debutto al cinema è previsto per il 15 marzo.

Cornovaglia 1830, il piccolo Philip Ashley, orfano di entrambi genitori, viene cresciuto dal cugino Ambrose nella sua tenuta signorile. Un giorno però il facoltoso tutore decide di partire alla volta dell’Italia dove, a sorpresa, annuncia alla famiglia di aver finalmente conosciuto, in un modesto villaggio di campagna, la donna della sua vita. Da quel momento le comunicazioni si fanno sempre meno frequenti al punto da far temere il peggio, finché, un giorno, Philip apprende la triste notizia: suo cugino è morto in Toscana e la vedova è in viaggio per l’Inghilterra. Per questo motivo il giovane lord, insieme alla cugina, architetta un piano diabolico per farle patire le stesse pene e gli stessi dolori che ha dovuto subire Ambrose negli ultimi giorni. Però, contro ogni aspettativa, Philip si ritroverà così ammaliato dalla donna da voler compromettere la sua proprietà e l’intero patrimonio ereditato.

Philip è ossessionato dalla vedova al punto da volerla possedere totalmente come se fosse un mero oggetto senza però comprendere in pieno la sua smisurata voglia di libertà. Rachel, quel personaggio stonato all’interno di questo contesto inglese, è caratterizzata da una mentalità più contemporanea pronta a sfidare da sola un mondo esclusivamente patriarcale basato sui possessi e sulle proprietà. Un bellissimo messaggio che però si perde tra i dialoghi sconclusionati e si fraintende nelle scene finali quando è arrivato il momento di scoprire se sia o no la vera colpevole dell’omicidio di Ambrose.

I personaggi e l’ambientazione rievocano i classici clichè della letteratura romantica inglese alla Jane Austen: la verde contea inglese, un grosso patrimonio da ereditare, giovani nobili da maritare e un amore apparentemente non corrisposto. A ciò ovviamente il regista ha voluto aggiungere diverse chiavi di lettura contemporanee alla trama da rendere la pellicola più attuale e vicina ai nostri tempi. Per questo motivo è presente una morale femminista che però risulta anacronistica.

Tralasciando queste piccole critiche sulla natura della storia, che potrebbero risultare personali o meno, anche la realizzazione risulta difettosa e troppo macchinosa. Scene poco efficaci e dialoghi, per la maggior parte del tempo, privi di senso logico rendono la trama difficile da seguire. La scelta, inoltre, di adoperare un finale aperto conferma ulteriormente questa atmosfera di incomprensibilità.

Quello che sembrava un glorioso inizio ricco di spunti innovativi si è trasformato, invece, nell’essere una storia vista e rivista più volte. Da noir sentimentale Rachel non è altro che un mero melodramma in costume che tenta in tutti modi di essere qualcosa di più perdendo, però, completamente l’attenzione sulle intenzioni iniziali.

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