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#Cosa dirà la gente. La recensione

HVA VIL FOLK SI

regia: Iram Haq
fotografia: Nadim Carlsen
sceneggiatura: Iram Haq
montaggio: Jesper Bækdal, Janus Billeskov Jansen, Anne Østerud
musiche: Lorenz Dangel, Martin Pedersen
cast: Maria Mozhdah, Adil Hussain, Ekavali Khanna, Rohit Saraf, Ali Arfan, Sheeba Chaddha, Lalit Parimoo, Nokokure Dahl, Isak Lie Harr
 
anno: 2018
nazione: Norvegia, Germania, Svezia
produzione: Mer Film, Rohfilm Factory GmbH, Zentropa International Sweden
distribuzione: Lucky Red
genere: drammatico
data uscita in Italia: 3 maggio 2018
durata: 106 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

È al cinema dal 3 maggio il film“Cosa dirà la gente”della regista pachistana Iram Haq. Il racconto crudo e dai toni provocatori di un'adolescenza vissuta su due binari troppo diversi. Un film che racconta ciò che a volte non vogliamo proprio vedere e capire.

Oslo. Nisha ha sedici anni e una doppia vita. In famiglia è una perfetta figlia di pachistani. Fuori casa è una normale ragazza norvegese. Quando però il padre la sorprende in casa di notte in compagnia del suo ragazzo i genitori e il fratello si organizzano per portarla, contro la sua volontà, in Pakistan affidandola a una zia. In un Paese che non ha mai conosciuto Nisha è costretta ad adattarsi alla cultura da cui provengono suo padre e sua madre.

Quando una storia è raccontata da chi l'ha vissuta sulla propria pelle si vede e si sente. Si sente in Cosa dirà la gente un certo risentimento, così come la volontà di Iram Haq di rimettere le mani sui propri ricordi, con gli occhi venati di sangue e i denti digrignanti che suonano vendetta.

Iram Haq fa il lavoro sporco dopotutto, ossia quello di dire alcune cose che potrebbero far rizzare i capelli a qualcuno, cose che tuttavia sono riflesso della pura realtà dei fatti. Realtà è che una sedicenne pachistana in Norvegia ha una doppia vita: la prima è quella all'esterno, fatta d'amici, sigarette, alcool, discoteche e i primi teneri incontri con l'altro sesso, comprese le fughe notturne e i messaggi sul cellulare che vibra ogni tre per due. La seconda è quella legata alla casa e alla famiglia. Un clima chiuso e protetto entro cui nulla di nuovo può entrare e nulla può uscire. Un sistema chiuso asfissiante e ipocrita, mescolato alla costante paura delle critiche e soggiogato all'opinione di parenti e vicini, anch'essi tenuti stretti in una morsa del rigore fumoso. Una catena viziosa fatta di circoli viziosi. Quando i due mondi entrano in collisione nella cameretta di Nisha però, colpevole d'aver fatto entrare un ragazzo dalla finestra per la buonanotte, la catena si spezza e il circolo va in tilt, chiedendo aria per continuare il proprio gioco del silenzio. In questo modo una giovane pachistana è impacchettata e spedita in medio oriente, costretta in una vita angosciosa e altra, distante e inconcepibile.


 

Tutto ciò lo sa benissimo la signora Haq, che parla nella sua pellicola di sé stessa neanche stando troppo attenta a non farlo capire. No. Si deve sapere. E deve saperlo chi è inebriato e offuscato dall'idea di una globalità neanche mista, ma unificata, in cui la diversità non è neanche più elemento positivo ma neutro, eclissato da quella globalizzazione sociale che più che altro è una palude lasciata a ristagnare, entro cui le metamorfosi interne producono obbrobri e mostri.

Un film coraggioso quello di Iram Haq che per mezzo di una regia striminzita e consumata fino all'osso va dritta al dunque. Qualche volta di troppo alcuni eccessi, vedi le scene di violenza psicologica su due ragazzini costretti a spogliarsi e a lasciarsi filmare dalle corrotte autorità pachistane. Ma va bene così, almeno per questa volta. L'indignarsi è affare di chi proprio non vuole capire, dunque che si indignino, una volta per tutte. Cosa dirà la gente è un lavoro storicamente e cronologicamente puntuale, che apre la crisi in un clima già critico. Sfonda rumorosamente una porta spalancata. L'augurio è quello di riuscire a fare più rumore del previsto.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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