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#13 Reasons Why: La seconda stagione non convince

La seconda stagione di 13 Reasons Why, la fortunata serie tratta dal bestseller di Jay Asher, è certamente godibile ma completamente superflua. Se da un lato è piacevole rivedere tutti i personaggi a cui ci si era affezionati, dall’altro queste ulteriori puntate non aggiungono nulla di buono a una storia che era "giusta” così com’era.

La seconda serie si apre circa 5 mesi dopo il suicidio di Hannah Baker, con il processo tra la madre della ragazza e la scuola Liberty High, durante il quale più che altro si getta fango sulla memoria della sfortunata adolescente, soprattutto perché quasi tutti quelli che aveva promesso di dire la verità sul suo caso, arrivati al dunque, o non si ricordano, o hanno paura o hanno altri buoni motivi per tacere. Vengono approfonditi ulteriormente i caratteri dei personaggi che si riconfermano tutti per ciò che erano, i buoni restano tali, i cattivi lo sono sempre di più e chi è nel limbo ci rimane. 

Si apre il nuovo mistero delle polaroid che non ha però lo stesso mordente delle audiocassette della prima serie, si capisce subito di che malefatta si sta parlando e l’unica cosa da scoprire è chi le abbia messe in giro.

Le figure degli adulti, in particolare i genitori, sono un pochino più presenti rispetto alla prima serie ma continuano a non uscirne bene, anche quelli armati delle migliori intenzioni non riescono ad intavolare un dialogo sereno con i propri figli, senza riuscire minimamente ad aiutarli.  

Come se non bastassero tutte le problematiche già esistenti, vengono aggiunti i temi della droga e delle armi da fuoco. Ora viene da chiedersi se questa visione pessimistica della High School non sia un tantino esagerata. Possibile che i ragazzi siano tutti o violenti e bugiarti pronti a stalkerare e a bullizzare senza motivo o troppo deboli e insicuri per ribellarsi e parlare con chi di dovere?  Ma allora il famoso Beverly Hills 90210 degli anni 90 dove il problema più grave erano Kelly e Brenda che indossavano lo stesso vestito per la festa o Dylan che si fidanzava con entrambe? Sono passati solo 20 anni, eppure o una delle due serie racconta fandonie o siamo passati dal paradiso all’inferno senza ritorno.

In questa situazione ingarbugliata gli aspetti imperdonabili di questa seconda serie sono prevalentemente tre. Prima di tutto la presenza del fantasma di Hanna che oltre ad essere inutile è a tratti anche ridicola. La sua funziona è quella di tormentare il povero Clay affinchè questo si dia da fare per indagare sulle altre malefatte che avvengono nel liceo. Appare chiaro che ciò si sarebbe potuto evitare essendo Clay già di suo un adolescente talmente responsabile e “menoso” che l’avrebbe fatto comunque, e la presenza di Hanna si sarebbe potuta limitare a qualche ricordo romantico, piuttosto che alla stessa fisicamente appollaiata come un condor a disturbarlo proprio quando si accinge a fare sesso per la prima volta con la sua fidanzatina, che casualmente è mascolina, iper-tatuata e autolesionista (inserire un soggetto meno problematico ogni tanto avrebbe aggiunto credibilità alla storia).

Inoltre, per i giovani fans della bella interprete di Hanna, Katherine Langford, sarebbe stato sufficiente rivederla nei flash back presenti nella storia che la riguardano e che sono talmente numerosi da renderla un personaggio più presente di quelli ancora in vita.

Altro aspetto imperdonabile è l’episodio esageratamente violento e gratuito nella puntata finale di una serie per giovani che di violenza ne ha fatta vedere già tanta, oltretutto nei confronti di un personaggio che aveva avuto già parecchi problemi. L’unica strampalata spiegazione può essere quella di voler tenere un finale aperto a favore di un’eventuale terza stagione, ma a volte bisognerebbe avere il coraggio di chiudere una bella serie e non di rovinarla allungandola all’infinito per amor di audience.

Il terzo elemento grave presente nella serie è il concetto tutto americano secondo il quale la pasta è cotta quando, lanciandola contro il muro, vi rimane appiccicata. Ma esattamente questa cosa da chi l’hanno imparata?

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Laura Galafassi

Mamma felice di Ludovica e Sveva. Da sempre preferisco scrivere piuttosto che parlare.

Amo lo yoga, la moda e sono Netflix-dipendente.

Odio gli ananas.

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