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#Mary e il fiore della strega. Ghibli diventa Ponoc

MEARI TO MAJO NO HANA

regia: Hiromasa Yonebayashi
soggetto: Mary Stewart
sceneggiatura: Hiromasa Yonebayashi 
musiche:  Takatsugu Muramatsu
 
anno: 2017
nazione: Giappone
produzione:  Amuse, Chukyo TV, D.N. Dream Partners
distribuzione: Lucky Red
genere: Animazione
data uscita in Italia: 
durata: 103 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Dal regista di Arietty e Quando c'èra Marnie, dal 14 al 20 giugno arriva grazie a Lucky Red nelle sale italiane il film evento “Mary e il fiore della strega” di Hiromasa Yonebayashi.

Mary Smith è una ragazzina di dieci anni, un po' goffa e dai folti e ribelli capelli rossi, che lei detesta. In estate va a trascorrere le vacanze, che si rivelano molto noiose, presso la casa di campagna della prozia. Un giorno però, seguendo i gatti Tib e Gib nel bosco, trova tra l'erba folta uno strano fiore azzurro e luminoso. Quando il giorno dopo uno dei due gatti scompare e Mary ritorna nel bosco per cercarlo, trova una scopa incantata, sulla quale riesce a volare. La scopa è però ingovernabile e dopo un volo molto tormentato Mary arriva davanti all'Endors College, la scuola di magia diretta da Madama Mumblechook, la rettrice, e dal Dottor Dee, un docente che si interessa di magia metamorfica.

Grande è la gioia provata nel vedere gli “orfani” di Miyazaki e dello studio Ghibli ancora produttivi, e come tra una difficoltà e l'altra siano ancora nella posizione di far rivivere gli insegnamenti del maestro. Dopo la chiusura della Ghibli, i prediletti Yonebayashi e Nishimura hanno tirato su una piccola impresa destinata a farsi erede del colosso d'animazione giapponese. Lo studio Ponoc, fondato nel 2015 si costituisce a partire dagli stimoli, gli insegnamenti e gli animi che solo sotto la guida di un uomo profondo quanto professionale e tecnico quanto sensibile avrebbero potuto formarsi. Continuare l'opera di Myazaki è compito arduo e assai complesso. Come per ogni genio, non si tratta solo di bei disegni e storie che funzionano. Serve il saper cogliere l'invisibile che circola nella realtà, sotto una foglia o su una nuvola, cogliendone la più profonda essenza.   

 

Yonebayashi, al suo terzo film da regista, riprende un vecchio romanzo per ragazzi della scrittrice inglese Mary Stewart. E per chi non la conoscesse, la Stewart ha concepito qualcosa come Hogwarts qualche decennio prima della Rowling, con tanto di corsi di studio magici, magie di trasfigurazione e giovanissime streghe su scope volanti2

I modelli ricorrenti miyazakiani ci sono tutti: c'è il volo, la sagoma del gatto che fa da ponte tra realtà e mondo magico, la crescita interiore dei personaggi e il ripiombare nella vita di sempre con qualche consapevolezza in più. Poi i destini del bene e del male appesi sul filo delle scelte di ragazzini annoiati. Se di morale vogliamo parlare, quella dell'accettazione di se stessi e dei propri difetti trionfa su tutti, e su questo Yonebayashi ci aveva già mostrato a sufficienza in “Quando c'era Marnie” I capelli arricciati color di carota, motivo di scherno nel mondo noioso e quotidiano, sono l'indice di genialità in una strega nel mondo magico, quello che Mary raggiunge casualmente grazie al fiore e alla scopa magica imbizzarrita.

Buona la confezione di Yonebayashi che afferma anzitutto la totale ripresa del percorso Ghibli, senza la modifica di una sola virgola, fatta eccezione per l'atmosfera campagnola europea preferita alla magia del territorio del sol levante. Forse Mary e il fiore della strega non raggiunge l'originalità e la bellezza di "Arietty", piccolo gioiello ghibliano unico per originalità e anima. Anche sul piano musicale l'animazione giapponese continua a distinguersi, sottolineando la caratteristica impattante del connubio tra immagine e suono. Ancora una volta, come da sempre, giunge dall'oriente l'ennesima prova d'animazione valida anche per una visione adulta. Netto il dislivello tra i prodotti europei e quelli nipponici, dove un paragone ancora oggi rischia di provocare gran imbarazzo.

Penso che sia una storia che parla di bambini che dovranno vivere nel tempo a venire. Una storia che parla di come si vive in un mondo in cui la magia del XX secolo ha perso il suo potere

scrive in una nota al film il regista giapponese. E nell'epoca dell'assoluto tutto possibile e tutto subito, dove l'aurea magica è venuta meno indebolendosi, ci resta davvero solo il cinema per lasciarci coinvolgere e sorprendere un po', il minimo necessario per continuare a sognare. Ci resta solo Ghibli, pardon, Ponoc.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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