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#Thelma

THELMA

regia: Joachim Trier
fotografia: Jakob Ihre 
sceneggiatura: Joachim Trier, Eskil Vogt
montaggio: Olivier Bugge Coutté
musiche: Ola Fløttum
cast: Eili Harboe, Okay Kaya, Ellen Dorrit Dorrit Petersen, Henrik Rafaelsen
 
anno: 2017
nazione: Norvegia, Francia, Danimarca, Svezia
produzione: Motlys, Eurimages, Film i Väst
distribuzione: Teodora film
genere: Thriller, Fantasy, Sentimentale
data uscita in Italia: 21 giugno 2018
durata: 116 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

 

Dal 21 giugno in sala “Thelma”, il thriller psicologico diretto da Joachim Trier e scritto da Eskil Vogt. La nostra recensione. 

Thelma è una timida ragazza, proveniente da una famiglia molto cattolica, che lascia la campagna per trasferirsi a Oslo per intraprendere gli studi universitari. Un giorno, mentre si trova in biblioteca, viene colta da un attacco epilettico e viene soccorsa dalla studentessa Anja. Tra le due ragazze si instaura una forte amicizia che in seguito diventa attrazione, che però Thelma tenta di respingere a causa della sua educazione religiosa. Gli attacchi epilettici di Thelma diventano sempre più frequenti e sembrano coinvolgere l'ambiente circostante, in particolare gli uccelli, che impazziscono quando Thelma sta male.

 Ha rappresentato la Norvegia agli scorsi Oscar 2018 il film di Trier, che torna nella sua terra natia per Thelma, a suo dire scoprendone il fascino magnetico del paesaggio non urbanizzato, pregno di storia, mito e leggenda. E in Thelma, thriller psicologico che gravita attorno a componenti saffiche e telecinetiche, l'ambiente fa da traino a tutta la confezione. Demarcazione netta di una linea costantemente valicata che tiene separata la dimensione urbana, ossia la libertà sofferta della giovane Thelma persa nel nuovo mondo universitario a lei estraneo, e l'aperta campagna nordica che contrappone la prigionia, la morale, l'educazione ferrea ma anche l'origine del mistero.

Mistero, perché con tutti i difetti del mondo, il film di Trier è davvero misterioso. Spasmodico gioco di adesione e distacco, comprensione e flusso di coscienza inafferrabile. Davvero difficile è il compito dello spettatore che a metà proiezione ha ancora le idee poco chiare. Realtà o finzione? Il tema è vecchio come il cucco, ma se a Cesare va dato quel che è di Cesare, alla regia di Trier va dato tutto ciò che merita. Splendide inquadrature in piano lungo filmate dall'alto, per poi ridiscendere come in un climax visivo al contrario verso schermi meno ampi ma più tremolanti e chiusi. Trema la macchina da presa nell'avvicinarsi al volto e soprattutto al corpo di Thelma, spastico ed elettrico, poi pietrificato.

C'è dentro Hitchcock, De Palma, ma anche Cronenberg. Trier si volta anche verso Refn, strizzandogli l'occhiolino e facendo strizzare gli occhi anche al suo pubblico con sequenze prolisse ma dal forte impatto visivo che tengono i sensi sotto scacco di una prepotente luce stroboscopica.

 Insomma, nuova vita e nuovo respiro per il già visto, cosa non degna di nota. Eppure Thema vive di qualcosa in più, qualcosa che a tratti sfugge alla presa dell'occhio più critico. Tra tempi autoriali scandinavi decisamente senza briglie di mercato, silenzi e non azioni, le atmosfere di Thelma sono pregne di un'attesa estenuante, con picchi che non trattengono nulla e sanno ricompensare l'animo in sospeso di chi sta a guardare. La lunga pellicola fa della prima parte del film una lenta preparazione a fuoco freddo, neanche troppo attenta a dare tutti gli strumenti necessari all'interpretazione, quasi in un percorso viscontiano di divieto d' adesione agli stati empatici proiettati sui personaggi.

 La grandezza di Thelma sta tutta nella continua capacità di cambiare registro, nel saper tenere come cani al guinzaglio filoni possibili che, di volta in volta, quando sfruttati e superati, vengono abbandonati per sempre. Dall'horror al thriller, fino al drammatico autoriale puro, Thelma è un banco di prova, un laboratorio sperimentale volutamente sbavato e imperfetto, dalle linee guida ziglinate e ruvide, entro cui la regia è l'unico elemento a saper fare da perno stabile alla confezione.

Poteri sovrannaturali oppure fantasia. Ma anche idea moraleggiante del peccato e pura adesione ai propri istinti sessuali. Si, perché in Thelma è sorretta anche la grande dialettica peccato-piacere, tra le tante, a dare una possibile chiave di lettura (probabilmente questa è tra le meno riuscite). Poi, la dicotomia follia-sanità mentale, direttamente abbozzata sullo sfondo dell'isteria, quella celebre delle fotografie storiche di Charcot. Da stregoneria a malattia.  

 Senza tentare di sceglierne una, perché evidente è la volontà di Trier di tenere tutto assieme in un pacchetto legato con un laccio invisibile, necessario è riflettere su l'unica buona idea riuscita all'interno del progetto tutto. L'orrore non ha necessità di un fine nichilistico. Non nel non-senso, ma nella piena realizzazione di desideri e volontà è sprigionato il fondo ultimo della fanghiglia umana, la melma, la macchia dello spirito che , come nel caso di Thelma, se dotata di poteri trasfiguranti, creativi e telecinetici è in grado di rovesciare gli ordini naturali sull'asse del maligno e del demoniaco, provenienti non dall'esterno ma dal suo esatto contrario: l'uomo stesso. Uno schiaffo ai supereroi, oppure l'eroina più vera di sempre. Dunque funzionale è la conclusione del film, dove tutto si mescola in un tutt'uno, in una piena realizzazione di senso e verità in una realtà da sempre figlia del caos, in Thelma asservita all'ordine dei propri desideri materializzanti. 

Tra serpenti diabolici e uccelli rigurgitati, flash disturbanti e contrapposizioni classiche, Thelma è un film difettoso e mai in grado di funzionare davvero, ma con il privilegio di quel lasciapassare chiamato originalità/sperimentalità, che dona quantomeno la necessità della visione. Un esperimento sbavato che senza accettare il suo più grande merito, ossia la sua stessa imperfezione, cerca la linearità e la convenzionalità, proprio lì dove essa più che una rifinitura è la vera catastrofe, il virus nel sistema.

Costruite le basi per andare gloriosamente da qualsiasi parte, Thelma si perde per strada. Eppure, almeno io, alcune sequenze le dimenticherò a fatica.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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