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#Dai Reboot ai Revival: la vita delle serie tv nell’era dei restyling strategici

Gli ideatori delle serie televisive ultimamente devono essersi ispirati al principio di Lavoisier, secondo il quale “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” perchè sono davvero tantissimi i “rimpasti” di vario genere a cui vengono sottoposte vecchie serie tv di successo, per poi essere riproposte al pubblico rivedute e corrette con limatine strategiche per essere meglio digerite dai millenials.

E i risultati come sono? Dipende. Molto spesso la nostalgia del pubblico per un prodotto che si è amato è talmente tanta, e le alternative originali talmente fiacche, che il successo è assicurato, altre volte il nuovo show è così assurdo e lontano dall’idea di origine da non ingannare proprio nessuno. Di sicuro i casi di serie "restaurate" ultimamente sono così tanti da rendere la faccenda quasi comica e non sono molte le situazioni in cui la nuova versione apporti del valore aggiunto “reale” rispetto alla precedente.

I Remake cinematografici, ossia i rifacimenti di un’opera, cambiandone gli attori e i tempi di ambientazione, ma non la trama, esistono dalla notte dei tempi e non sono certo una novità  visto anche film per noi "vecchi" come La Cosa o Scarface erano già dei remake.  Ma almeno un tempo, quando si decideva di mettere mano a grandi film, era un po’ un evento e lo si attendeva con trepidazione, ora è talmente all’ordine del giorno nel mondo del cinema, che non ci si fa più molto caso (Dumbo e Suspiria tanto per citare 2 esempi recenti).

Per quanto riguarda le serie tv, il trend del momento è quello dei Reboot, tecnicamente “un riavvio”, il rilancio di una serie attraverso nuovi attori protagonisti e una parziale o totale riscrittura della storia originaria. Prendiamo per esempio Streghe, la popolarissima serie anni 90 che raccontava le avventure di tre sorelle dotate di poteri magici alle prese con demoni malvagi. Il Reboot arriverà sugli schermi il prossimo autunno ma è da mesi al centro di grandi polemiche, scatenate dalle protagoniste della serie originale che non hanno digerito bene il non essere state minimamente incluse nella nuova produzione.

Addirittura Holly Marie Combs (interprete di Piper) ha fatto sapere via Twitter non solo che “non ci vogliono perché siamo troppo vecchie” ma anche che secondo lei le differenze tra la nuova versione e la vecchia, sono troppe (una tra le tante è l'omosessualità di una delle tre sorelle) per poterlo definire un Reboot e quindi chiamare la serie come la precedente sarebbe solo "un trucco"  per attrarre i vecchi fan verso uno show che in realtà è molto diverso dall’originale.

Altro filone che sta spopolando nel mondo delle serie TV è quello del Revival, ossia una serie ambientata tot anni dopo la fine di quella originaria, che ne riprende però le fila, mantenendo il più possibile inalterato il cast originario. In pratica il classico concetto del “vedere che fine hanno fatto” i protagonisti a cui ci si era così affezionati. È chiara in questo caso la strategia di marketing nemmeno troppo velata, dare una sbirciatina alla vita dei propri beneamini è una tentazione davvero irresistibile per chiunque abbia avuto una serie del cuore, e il fatto che i protagonisti siano gli stessi, annulla il senso di “tradimento” che si potrebbe avere nel caso del Reboot.

Un esempio è quello di Gilmore girls: A year in a life, ambientata 10 anni dopo la fine della serie originale Gilmore girls (in Italia nota come Una Mamma per Amica) e che riprendeva le vicende delle due protagoniste in 4 maxi episodi da 90 minuti l’una. Boom di ascolti per questo Revival fortemente voluto da Netflix, soprattutto perché la fine brusca della serie originale era stata oltremodo deludente. Tutto bene quel che finisce bene quindi? No perché nemmeno stavolta il finale ha convinto del tutto. Non si capisce se per incapacità recidiva degli autori o per tenersi aperte tutte le porte e non escludere il Revival del Revival tra un’altra decade.

Un aspetto interessante nel caso dei Revival, è quello che prevede, per consentire alla storia di andare avanti, di ignorare totalmente il finale ufficiale delle serie originarie, con il rischio di far sentire lo spettatore un perfetto idiota. Un caso lampante in questo senso è il buon vecchio Pappa e Ciccia (conosciuta oltreoceano come Roseanne) la celebre sit-com americana che è andata in onda in Italia dal 1990 al 1998 e che parlava di una simpatica famiglia della working class alle prese con problematiche di obesità e ristrettezze economiche. Tornato in formato Revival dopo 20 anni, stupore generale nel rivedere John Goodman ancora nei panni del capofamiglia Dan, quando in molti si ricordavano benissimo di aver visto il personaggio morire e di aver versato pure qualche lacrimuccia per questa triste dipartita che chiudeva il telefilm. Nonostante questo piccolo particolare, sul quale la produzione ha totalmente sorvolato, la prima stagione aveva riscosso un grandissimo successo, sbancando letteralmente gli ascolti. La buona stella di Pappa e Ciccia ha però smesso di brillare in fretta quando la protagonista e ideatrice della serie, Roseanne Barr, di idee conservatrici e molto vicina al presidente Trump, ha scritto un tweet razzista, rivolto a Valerie Jarrett, consigliera di colore dell’ex presidente Barack Obama, nel quale la paragonava a una scimmia ("un gruppo politico islamico e il pianeta delle scimmie hanno avuto una figlia"). Immediati i commenti indignati del web, e Channing Dungey, presidente del network Abc che in America manda in onda la serie, si affretta a dichiarare “la frase di Roseanne su Twitter è aberrante, ripugnante e non corrisponde ai nostri valori, così abbiamo deciso di cancellare la serie”.

Risultato? inutili le scuse dell'attrice, nonostante il successo, Revival di Pappa e Ciccia effettivamente cancellato e il via per un altro sottoinsieme delle serie tv, lo spin off  (ovvero una serie che deriva da un'altra, per esempio avendo come protagonista un personaggio secondario dello show principale) in questo caso si chiamerà The Conners è avrà come protagonista Sara Gilbert, interprete di una delle figlie della coppia Dan-Roseanne.

Se un Revival ignora la morte di uno dei protagonisti, un altro ne può benissimo ignorare i figli, stiamo parlando naturalmente di Will e Grace. L’amatissima serie originale aveva chiuso i battenti nel 2006 con un finale che aveva lasciato l’amaro in bocca ai più: i due protagonisti sposati e con figli che smettono di parlarsi per 20 anni. Peccato che alla partenza del Revival su Infitinty, il 25 aprile scorso, ci troviamo Will e Grace che vivono ancora insieme, con Jack come vicino di casa e Karen che lavora per Grace. E i figli? Molto semplice: non sono mai nati. Questa la giustificazione del creatore Max Mutchnick a Entertainment Weekly. “Quel finale ci ha davvero causato un sacco di dolore. Quando si scrive un finale si pensa che il telefilm sia finito. Non avremmo mai pensato che avremmo fatto un’altra stagione”.

Quando è stata ordinata la nuova stagione, abbiamo pensato: “Li avevamo lasciato con dei bambini, giusto?”, e se avessero dei figli, lo show dovrebbe parlare dell’essere genitori, perché probabilmente sarebbe diventata una priorità nella loro vita”, ha aggiunto l'altro creatore David Kohan. “E se non lo fosse, sarebbero ancora dei genitori, ma dei cattivi genitori. Francamente non volevamo vederli né da buoni né da cattivi genitori. Volevamo che fossero Will e Grace”.

E il futuro che cosa ci riserva? Di sicuro un nuovo Magnum, P.I., ma dimenticatevi il baffo seducente di Tom Selleck perché il nuovo protagonista sarà l’attore statunitense di origini messicane Jay Hernandez e per rendere la vicenda più attuale non sarà più un reduce del Vietnam ma dell’Afghanistan. Non depone a favore di questo show il fatto che l’autore sia lo stesso del nuovo MacGyver, ossia Peter Lenkov. MacGyver, per chi non lo sapesse, è una serie andata in onda negli Usa dal 1985 al 1992 che narrava le avventure di un agente segreto molto preparato in chimica capace di costruire ordigni elaborati dal nulla, ad esempio una bomba con l’involucro del chewingum, una forcina per capelli e un po’ di acido muriatico.

Le peculiarità di questo amatissimo personaggio erano quelle di essere serio e concentrato, di lavorare sempre da solo e utilizzando materie prime poverissime e di fortuna. Ebbene nulla di tutto ciò è stato tenuto in considerazione nel reboot dei giorni nostri.  Il nuovo MacGiver ha la baldanza di un personaggio di CSI Miami, lavora con una squadra di personaggi scontatissimi (la bella, la testa calda, ecc cc) ed è attrezzatissimo con gadget supertecnologici. Insomma, un pianto assoluto.

Anche la dolce Sabrina Vita da Strega tornerà sugli schermi, Netflix ne ha ordinate due stagioni da 10 episodi l’una, e avra la faccia della figlia di Don Draper in Mad men, ovvero Kiernan Shipka. La buona notizia è che pare sarà la versione più adulta e dark della serie anni 80 che ricordiamo come un po’ scialbetta e molto teen. Forse questo restyling potrebbe farle bene.

Arriverà anche un nuovo Rosweel serie cult partita nel 1999 e andata in onda per tre sole stagioni, che parlava di adolescenti alieni che frequentavano il liceo. La nuova versione, che tratterà approfonditamente il tema dell’immigrazione, sarà più simile ai romanzi Roswell High di Melinda Metz rispetto al teen drama anni 90 che se ne allontanava parecchio. Grandi differenze in vista quindi, e probabili incavolature dello zoccolo duro degli aficionados della vecchia versione. Vedremo.

E infine qualcosa che possiamo attendere senza timore, Fran Dresher storica interprete della simpaticissima Tata di Frosinone (solo per noi italiani però, nella versione originale era ebrea) andata in onda per la prima volta nel 1993, ha  recentemente dichiarato “Stiamo lavorando a un progetto molto grande, Sarà molto eccitante per i fan, ma mi è ancora impossibile annunciarlo. Ma sarà grande”. Qualunque cosa sia ci aspettiamo solo tante risate dalla mitica Nanny, e anche se il maggiordomo Niles fosse diventato gay, siamo certi che non sarebbe un problema per nessuno. 

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Laura Galafassi

Mamma felice di Ludovica e Sveva. Da sempre preferisco scrivere piuttosto che parlare.

Amo lo yoga, la moda e sono Netflix-dipendente.

Odio gli ananas.

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