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#Mirai: l'anime di Mamoru Hosoda al cinema

MIRAI NO MIRAI

regia: Mamoru Hosoda
soggetto: Mamoru Hosoda
sceneggiatura: Mamoru Hosoda
fotografia: Ryo Horibe
 
anno: 2018
nazione: Giappone
produzione: Ryo Horibe
distribuzione: Nexo Digital
genere: anime
data uscita in Italia: 15 ottobre
durata: 100 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Film evento distribuito da Nexo Digital solo per le giornate del 15, 16 e 17 ottobre, Mirai è un anime di Mamoru Hosoda, regista di The Boy and the Beast e Wolf Children. Uno straordinario racconto di formazione, tra magia e ricordi, sul significato profondo dell'amore fraterno. 

Kun-chan, un bimbo viziato, sente che la sua nuova sorellina, Mirai, gli ha rubato l’amore dei suoi genitori. Sopraffatto dalle tante esperienze che affronta per la prima volta nella sua vita e dall’invidia che si scatena in lui verso la sorellina, Kun-chan incontrerà una versione più anziana di Mirai proveniente dal futuro. Imparerà così cosa voglia dire essere un fratello maggiore in un un’avventura intrisa di amore e fantasia.


 

Presentato in anteprima durante la Quinzaine des réalisateurs, festival parallelo alla giostra di Cannes, per fortuna Mirai ha trovato un canale tricolore per merito di Nexo Digital che continua a portare sui nostri schermi pellicole nipponiche di un certo spessore.

Mirai no Mirai ha poco o quasi nulla da invidiare ai capolavori del passato, quelli a cui tutti pensiamo quando parliamo di film-anime giapponesi; tutto ciò, insomma, che porta la firma di Hayao Miyazaki.

Dotato di una particolare sensibilità per i dettagli, i movimenti interiori dei personaggi e la capacità di giustificare improbabili salti dimensionali, l'ultima pellicola di Hosoda segna un balzo in avanti anche rispetto a quel The Boy and the Beast che tutto sommato ci era piaciuto abbastanza.

Hosoda si è superato e lo ha fatto con un lavoro che rischiava di andare gettato alle ortiche.

Perché? Tanti i temi che giocano a nascondino nei tortuosi salti temporali di Mirai. Dalla trama semplice ( un bambino che vive con frustrazione l'arrivo della sua sorellina) si passa al più complesso discorso sul filo rosso che collega un'intera genealogia familiare, un albero fatto di ricordi passati, presenti e futuri, che ancora non sono tali dunque, entro cui ogni minima variazione ha peso nell'esistenza generale di ogni ramificazione.

Mirai pone la domanda, controversa e dibattuta nel tempo, sulla necessità e sulla contingenza, sul caso e sul fato. Temi complessi e un po' libreschi per un anime come Mirai,  che tuttavia riesce in qualche modo, con un'attenta cura per le sue ingarbugliate trame, a riporre tutto con ordine nello scatolone delle cose fatte bene.

Non senza un certo valore pedagogico, Mirai fa rivivere le angosce di un bambino abbandonato (poiché tale è l'esperienza vissuta con gli occhi dei più piccoli) dai suoi genitori. A condividere le ansie e la rassegnazione c'è il piccolo cane di famiglia. “Ora ti toccherà vivere ciò che ho vissuto io quando sei arrivato tu”. Questo il monito dell'amico peloso con la coda. Per dargli voce, Hosoda immagina l'abitazione della giovane famiglia suddivisa per piani, dove il piano intermedio è un giardino con un albero, luogo dell'apertura al sogno, l'immaginazione e il viaggio temporale. E' qui che il piccolo Kun potrà incontrare il suo cane antropomorfo e parlante, e poi, la sua sorellina già cresciuta ed adolescente.

Quest'ultima proverà, dal suo mondo, ossia il futuro, a far capire al piccolo e piagnucolone Kun che due fratelli possono andare d'accordo ed essere complici. I costanti fallimenti della Mirai del futuro, porteranno Kun ad un lungo viaggio nei ricordi di famiglia, viaggio che culmina con la presa di coscienza per l'amore di sua sorella.

Pedagogico racconto familiare, introspettivo, onirico e divertente. Mirai è quello che cerchi in un anime di questo genere. 

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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