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#Halloween. David Gordon Green dopo Carpenter

HALLOWEEN

regia: David Gordon Green
fotografia: Michael Simmonds
sceneggiatura: John Carpenter, David Gordon Green, Debra Hill, Danny McBride
montaggio: Timothy Alverson
musiche: John Carpenter
cast: Jamie Lee Curtis, Andi Matichak, Judy Greer, Virginia Gardner, Nick Castle, Will Patton, Miles Robbins, Omar J. Dorsey, Toby Huss, Haluk Bilginer, Rhian Rees, Jefferson Hall, Dylan Arnold
 
anno: 2018
nazione: Stati Uniti
produzione: Blumhouse Productions, Miramax, Rough House Pictures
distribuzione: Universal Pictures
genere: horror
data uscita in Italia: 25 ottobre 2018
durata: 105 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Sono passati quarant'anni dalla notte delle streghe di Carpenter. “Halloween” torna al cinema sotto la regia di David Gordon Green. La trama sarà pure la stessa ma ad essere cambiato è il cinema horror. Dal 25 ottobre al cinema.

A seguito la notte di Halloween del1978, durante la quale il famigerato assassino Michael Myers uccise tre ragazzi, Laurie Strode(superstite di quella notte) si trova costretta a riaffrontare il famigerato assassino, evaso di prigione e tornato ad Haddonfield per vendicarsi, molto più vecchio ma con la stessa follia omicida di 40 anni prima. 

La premessa è che quel Michael Myers di Rob Zombie, sia del primo che del secondo film, per Carpenter non è nessuno, non vale nulla. Dopo il film del 78, il resto è stata un'escrescenza filmica e narrativa, lontana dai canoni di Carpenter e dalla sua idea di Halloween. Degli altri remake ovviamente, neanche a parlarne (questo è l'undicesimo della “saga”) . Allora, sotto supervisione dello stesso Carpenter, è David Gordon Green a prendere in consegna la domanda: che fine ha fatto Michael Myers?

E così inizia Halloween, questo qui del nostro modernissimo 2018, dove tante cose sono cambiate e davvero poche sono rimaste invariate.

La vigilia della notte delle streghe di Carpenter esordiva con una straordinaria sequenza da quattro minuti circa, durante la quale gli occhi dello spettatore seguivano e ancor più si adagiavano sulla macchina da presa e sulle azioni del piccolo Myers, fino all'omicidio di sua sorella; l'evento che svegliava il male dal suo letargo e lo immortalava come gran personaggio storico per il cinema dell' orrore.

David Gordon Green non se la sente di prendere per mano i più anziani e i veterani dell'horror per condurli presto in quei luoghi abbandonati quarant'anni fa. No, questi possono aspettare. Il lungo prologo di Halloween non solo ha il dovere di rispolverare la memoria, ma soprattutto, la volontà di tenere dentro tutti, anche chi di Myers non ha mai sentito parlare. Ecco allora un incipit di mezz'ora circa, dove a dire il vero già qualcosa possiamo notarla. Notiamo che Halloween, come ogni film horror a noi contemporaneo, deve preparare il suo spettatore. Se Carpenter catapultava con una carrellata in avanti lo spettatore nel vorticoso non senso delle azioni di Myers, David Gordon Green deve schematizzare, tracciare linee narrative: ci fa il disegnino.

Il manicomio, poi la villa in periferia della stralunata ed ossessionata Laurie, la vita che prosegue con apparente tranquillità nella solita cittadina di Haddonfield, dove la famiglia Strode prova a superare l'ennesima notte di Halloween cercando di non ricordare gli episodi e i vaneggiamenti di Laurie sul ritorno dell'”uomo nero”. Una narrazione a tre punte, dove a fare da collegamento sono due giovani reporter in cerca del dettaglio, lo scoop in grado di fare nuova luce sulla vicenda.

Solo con l'evasione del mostro Halloween rientra sui binari finalmente raccontando quella storia tanto attesa che sulle prime battute fatica a carburare.

Halloween, comparato al film precursore e capostipite di un vero e proprio sottogenere, lascia emergere differenze interessanti e riflessioni sull'andamento monocorde che il cinema dell'orrore tutto sta perseguendo dal punto di vista stilistico.

L'omicidio, seppure brutale, in passato era raccontato dalla macchina da presa con un'eleganza sincera e pulita, senza eccessi, quasi disinteressandosi dei fiotti di sangue e delle modalità di assassinio. Myers era un'ombra, corposa e massiccia, ma pur sempre un'ombra. Il fantasma con il coltello del 78 si è trasformato in un macellaio sadico e i riflettori ora sono tutti puntati sull'oscenità splatter del luogo del reato. L' osceno però non scandalizza più nessuno. Il sangue ora ci lascia impassibili, così come le martellate sui crani, novità tra le “skills” di Myers che non si fa bastare più il grosso coltello da bistecche. Al mantello da fantasma abbiamo preferito tutto ciò che faceva più rumore e macchiava di più.

Myers poi, per quanto bisognoso della sua maschera, ora sa concedersi anche giri per la città a viso scoperto. Dove prima la maschera era l'essenza stessa dell'uomo nero, adesso pare più che altro un accessorio, un pezzo del malefico corredo che permette a Myers di vivere di rendita tra i villains che più amiamo.

Grandissimo pregio di David Gordon Green è il saper tenere sempre alta la soglia della tensione. Attenzione, la stessa tensione che proveremmo per un film d'azione dove due o più individui si danno la caccia in un appartamento buio, con il grilletto pronto a scattare (stile “Revenge”).

Numerosissime le citazioni a Carpenter e al film del 78, come le lunghe riprese sui viali alberati, il ripetersi ciclico degli eventi e l'imitazione di numerosissime inquadrature chiave. Ma sono tutti specchietti per allodole. Guardi il riflesso e provi per una frazione di secondo un salto temporale lungo quarant'anni, ma poi ravvedi subito per il fatto che “quell'horror” è ormai tramontato. Ad incarnarne la morte della morte è la preparazione di Laurie, una squilibrata che ha fatto della sua sopravvivenza una via della vendetta. Armata fino ai denti, proverà a distruggere una volta per tutte il mostro, chiudendo la partita a dama cominciata con pochi pezzi e terminata con l'armeria pesante.

E Laurie siamo un po' tutti noi, che ormai dall'orrore non fuggiamo più ma lo aspettiamo con il coltello tra i denti. Ad aspettarlo troppo però è successo l'imprevisto, la vera oscenità: il male non arriva più.

Questo assassino si sarà pur rifatto vivo dopo tutto questo tempo. L'uomo nero non ha mai lasciato la pellicola di Carpenter.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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