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#Menocchio. Oltre l'archivio e la biografia

MENOCCHIO

 
regia: Alberto Fasulo
fotografia: Alberto Fasulo
sceneggiatura: Alberto Fasulo,  Enrico Vecchi 
musiche:  Paolo Forte
cast: Marcello Martini, Maurizio Fanin, Carlo Baldracchi, Nilla Patrizio, Emanuele Bertossi, Agnese Fior
 
anno: 2018
nazione: Italia
produzione: Nefertiti Film con Rai Cinema
distribuzione: Nefertiti Film
genere: drammatico, biografico 
data uscita in Italia: 8 novembre 2018
durata:  103 min
giudizio complessivo:
impegno: 

Presentato in concorso al festival del cinema di Locarno, Menocchio è un film del regista friulano Alberto Fasulo. Al cinema dall'8 novembre la storia del mugnaio che si ribellò all'inquisizione e all'accusa d'eresia.

La straordinaria storia di Domenico Scandella detto Menocchio, mugnaio che alla fine del Cinquecento affrontò il tribunale della Santa Inquisizione difendendo le proprie teorie eretiche sulla natura di Dio e sulla Chiesa di Roma.

Al suo Menocchio, Fasulo ci tiene, e si sente.

Al di là degli archivi e della cronaca storica della provincia friulana del cinquecento, Fasulo interpreta a modo suo le vicende di una figura messianica in grado di professare un profondissimo immanentismo, lì dove il buon senso, la ragione autonoma e il pensiero libero sembrano essere messi al bando dal potere della sacra chiesa romana.

Quella di Menocchio è la classica vicenda del sovversivo, del ribelle che è messo prima alla gogna e poi sulla ghigliottina per le proprie idee pericolose, in un mondo tale per cui la chiave per la salvezza è posseduta da una singola istituzione, così come il monopolio sulle anime.

Ma “sentire” una storia o un personaggio è tutt'altro paio di maniche. La “storia” nel senso forte viene meno. Sotto i riflettori allora vi è un respiro nuovo, una luce che questo Menocchio pensato da Fasulo, veste durante tutto il metraggio della pellicola.

Epidermico e claustrofobico, la macchina da presa del regista friulano si fa lente d'ingrandimento sui corpi e sulla materia, prima che sulla trama e sullo spirito del suo personaggio. In accordo con le idee del mugnaio Menocchio, è in quella parte per il tutto che è possibile riscontrare i segni del divino e del sacro. Fasulo trova le sue risposte nel primissimo piano, nei movimenti di camera seghettati e sghembi. Chiamiamolo , se vogliamo, "spinozismo cinematografico".


 

La primissima sequenza di Menocchio è un'offerta sacra allo spettatore stesso, ma di matrice pienamente immanentista. L'obiettivo scruta il manto di una vacca gravida, la sua peluria, il suo ventre, il bulbo oculare e la pupilla squadrata, visibile per via della ramata luce di una torcia avvampata. Macchiate con un costante contrasto caravaggesco, le sequenze di Menocchio sono tenebrosi affreschi in chiaroscuro dove i singoli soggetti affrontano pietra e terra, da materia a materia, ma sempre proiettati verso un altrove che in realtà è già qui.

Come quella vacca gravida a noi offerta, Menocchio sarà il sacrificio figlio della stessa unica e divina “sostanza” onnipervasiva, immolato sull'altare della storia.

Girato quasi interamente in una grotta adibita a cella nel sottosuolo friulano, Menocchio combatte sotto la fioca luce di una candela lo scontro tra ragione e vita, spiritualità e sopravvivenza.Ad interrompere i silenzi e i sospiri di Menocchio, numerose interviste fatte agli abitanti del paese, condotte dagli inquisitori. In una fusione tra attori amatoriali e professionisti, Fasulo riveste la sua pellicola d'un densissimo strato di naturalismo, quasi documentaristico, che propone prepotentemente una venatura sì casereccia, ma dal potere attrattivo magnetico.

Intriso di quel potere magico e pagano che ancora si conserva in qualche sobborgo della nostra penisola, prima ancora d'essere un racconto storico e biografico, Menocchio è un rito magico i cui passaggi rituali sono codificati dalla pratica cinematografica stessa.

Maschere, canti e riti, ma assieme a questi una macchia da presa in grado di lasciarsi investire da un potere sovra-umano, non necessariamente trascendente, ma sempre sull'orlo di strabordare dalla materia.


 

Quella spiritualità che non sa stare al suo posto è proprio tutto ciò cui ambisce lo sguardo del regista. I primissimi piani sono allora asfissianti non per chiusura o penuria spaziale, ma per l'impalpabilità delle forze che grondano copiose sulle rocce, senza mai davvero potersene distaccare. Fasulo filma a tutti gli effetti quel Dio vivente in tutte le cose, che non se ne sta per conto suo in una dimensione altra e metafisica. Se già San Francesco aveva tracciato i suoi passi su questa via, il Menocchio di Fasulo trova Dio anche nella dura pietra, nel freddo, nella fame, nella povertà, nel tradimento dei compaesani e nelle urla di rabbia di sua moglie, contraltare demoniaco all'angelica presenza di Menocchio.

Più che un viaggio in una certa storia del passato, quella proposta da Fasulo è una via spirituale, non evangelica e luminosa ma terricola e tellurica. L'altrove è qua, necessario è riconoscerlo però. 

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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