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#Ancora, purtroppo, auguri per la tua morte. Ad uccidere è la noia

HAPPY DEATH DAY 2U

regia: Christopher Landon
fotografia: Toby Oliver
sceneggiatura: Christopher Landon
montaggio: Ben Baudhuin
musiche: Bear McCreary
cast: Jessica Rothe, Ruby Modine, Israel Broussard, Suraj Sharma, Rachel Matthews, Charles Aitken, Sarah Yarkin, Steve Zissis, Wendy Miklovic, Caleb Spillyards, Laura Clifton
 
anno: 2018
nazione: Stati Uniti
distribuzione: Universal 
genere: horror
data uscita in Italia: 28 febbraio 2019
durata: 100 min
giudizio complessivo: 
impegno: 


Torna in sala la saga di Christopher Landon con “Ancora auguri per la tua morte”. Al cinema ormai è difficile morire davvero, fatta eccezione per la noia, quella uccide davvero. Dal 28 febbraio in sala.

Dopo gli eventi del primo film, Tree Gelbman rientra inaspettatamente nel loop temporale. Determinata ad uscirne di nuovo, scopre che anche i suoi amici sono coinvolti e che Lori Spengler, la sua assassina, è stata uccisa. Tree deve così affrontare il nuovo killer per scoprirne l'identità e per liberarsi nuovamente del loop temporale.

A circa un mese di distanza dall’uscita del titolo rossofiammante NetflixRussian Doll”, ecco un’altra pellicola in cui è il loop temporale a vestire i panni da protagonista. Anche qui la morte, quella autentica e definitiva, viene meno per dar vita a spazi narrativi che, lontanissimi dall’essere una novità, ci lasciano solo in balia di una noia sconfinata.

 

Ancora auguri per la tua morte torna a ficcanasare nelle faccende di Tree, che nel primo film inciampava nella sua stessa morte per ben undici volte, portandoci a rivivere le 24 ore peggiori della sua vita nel giorno del suo compleanno.

Il giorno è il medesimo. Tree è tutt’altro che fuori dal loop. La svolta introdotta dal film di Landon questa volta è la spiegazione dell’origine “semi-scientifica” sull’origine della circolarità dell’incubo: una macchina costruita da collegiali nerd che ai festini notturni americani preferiscono equazioni, variabili e improbabili esperimenti in grado di far saltare l’intera rete elettrica della città. Ehi, siamo negli States, giusto?






Eppure, non vi è alcuna intenzione di stanare con un cucchiaino i cliché e le bruttezze narrative di Ancora auguri per la tua morte (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa). Il peccato maggiore della confezione di Landon sta nel riproporci lo stesso loop, non solo nella forma, ma sul piano narrativo perfino. Come un unico film della lunghezza di tre ore, Auguri per la tua morte e il suo sequel eludono la possibilità di giocare con il tempo nelle mille migliaia di modalità possibili per…mostrare il medesimo fatto, gli stessi personaggi, le stesse trame, come se non vi fosse stato alcun balzo in avanti. Vero, è di loop che si sta parlando, e forse il vero scopo dei produttori di questa scatola vuota non era altro che l’immergere lo spettatore nella noiosa e ripetitiva continuità circolare dei fatti. Sveglia-tentativo fallimentare-morte è la formula sequenziale prediletta. Questo non disturba. A disturbare è invece il fatto che sul ben di Dio di due lungometraggi non ci sia stato il minimo mutamento, se non l’inclusione della teoria del multiverso e lo stanzone dei cervelloni/emarginati sociali con la loro macchina “Sissy” che puntualmente fa i capricci.  

Insomma, se avete visto il primo mi spiace per voi. Andare a vedere il secondo vuol dire davvero andarsela a cercare. Qualcosa di peggiore di Ancora auguri per la tua morte? … aspettiamo il terzo.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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