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#The vanishing: la recensione

KEEPERS

regia: Kristoffer Nyholm
fotografia: Jørgen Johansson
sceneggiatura: Joe Bone, Celyn Jones
montaggio: Morten Højbjerg
musiche: Benjamin Wallfisch
cast: Peter Mullan, Gerard Butler, Ólafur Darri Ólafsson, Gary Lewis, Søren Malling, Ken Drury, Connor Swindells, Emma King, Roderick Gilkison, John Taylor
 
anno: 2018
nazione: Gran Bretagna 
produzione: Mad As Birds, Cross Creek Pictures, G-BASE
distribuzione: Notorius Pictures 
genere: drammatico, thriller 
data uscita in Italia: 28 febbraio 2019
durata: 101 min
giudizio complessivo: 
impegno: 


“The Vanishing- Il mistero del Faro” è il nuovo film di Kristoffer Nyholm. Tre guardiani, un faro e un segreto pericoloso. Nelle nostre sale dal 28 febbraio.

A 20 miglia dalla costa scozzese, su un'isola disabitata arrivano tre guardiani del faro per il loro turno di sei settimane. Quando Thomas, James e Donald riescono ad abituarsi al loro lavoro e alla routine sull'isola, succede qualcosa di inaspettato e misterioso. Una barca che appare in lontananza potrebbe essere la risposta alle loro domande mentre la loro stabilità mentale comincia a vacillare. I tre cominceranno a lottare l'uno contro l'altro cercando di sopravvivere alle paranoie sempre più forti.






Ai piedi di un faro non si dorme sereni. Un fascio di luce che ruota nelle silenziose notti dei marinai. Ora si vede, poi non si vede più nulla. Il film di Nyholm sembra voler fare di questa “momentaneità” e del temporaneo il filo rosso della sua trama. Il dramma-thriller dal testo scritto tutt’altro che corposo ma sfilacciato e ridotto all’osso, tiene i personaggi in un crescendo emotivo che brucia a fuoco lento, come una strana zuppa di tradizione marinaresca. Gli ingredienti segreti sono i sensi di colpa e la vergogna.

Vedere e non vedere. Come boe galleggianti nel mare colti dal fascio di luce i personaggi si irrigidiscono sotto la messa a fuoco. La macchina da presa ruota su sé stessa al centro dell’isola scozzese, illuminando a turno ognuno dei personaggi. Il guadagno di Nyholm e la buona riuscita di The Vanishing si riduce all’accento su ciò che è messo tra parentesi, ciò che decade sullo sfondo nero. Cosa succede nell’angolo cieco del fascio di luce?

 

Qui per il regista danese si consuma il dramma, duro quanto fumoso, interiore. Assentarsi, stare all’ombra del faro vuol dire procedere come superato il pendio, in discesa e senza possibilità di frenata. L’oblio. 

La luce è omicidio, è avidità. È lottare con compagni e nemici per il possesso di un lingotto d’oro casualmente naufragato sulle rocce dell’isola assieme ad un violento marinaio, messo fuori dai giochi dagli occhi impiastricciati d’oro e mercurio dei tre protagonisti. La luce del faro è azione, pura ed esteriore. È nella luce che i guardiani danno la caccia a coloro che provano l’assalto per recuperare il loro bottino. Se alla luce del faro il film si scinde nella sua dimensione thriller, all’ombra il dramma è sincero. E già l’idea di smarrimento su un’isola rigidamente confinata ha il suo valore. Scomparire dal piano d’azione vuol dire allora rielaborare i fatti ed entrare in un inferno riflesso nel passato, nel presente e nel futuro. Il ricordo dei cari, l’odio per i compagni e la vergogna di sé proiettata in avanti.






La paranoia vive e fa da matrona all’interno della fredda e spenta immagine cinematografica, un luogo fatto di spazio e tempo che felicemente lascia dietro di sé la zavorra della parola e della sceneggiatura per dar eco alle tinte spente dei colori. Poi, l’illuminazione della meta, come se la luce del faro fosse spinta al massimo verso l’orizzonte per indicare la nuova via destinale: Estinzione, come in un titolo di Thomas Bernhard. L’unico porto franco per il sopravvissuto all’isola del faro è il proprio annientamento, lì dove forse il fascio di luce non penetra.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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