Logo
Stampa questa pagina

#The Prodigy: omozig-horror

THE PRODIGY 

regia: Nicholas McCarthy
fotografia: Bridger Nielson
sceneggiatura: Jeff Buhler
montaggio: Brian Ufberg
musiche: Joseph Bishara
cast: Jackson Robert Scott, Taylor Schilling, Colm Feore, Brittany Allen, Peter Mooney, David Kohlsmith
 
anno: 2019
nazione: Stati Uniti
produzione: Orion Pictures, Vinson Films
distribuzione: Eagle Pictures
genere: Horror
data uscita in Italia: 28 marzo 2019
durata: 92 min
giudizio complessivo: 
impegno: 


Il “quasi” prodigioso figlio del male di The Prodigy sbarca nelle sale italiane il 28 marzo. Per noi? Il fallimento era preannunciato.

Sarah, una madre preoccupata per il comportamento anomalo del figlio Miles, pensa che qualcosa di soprannaturale stia prendendo il sopravvento. Dopo le visite da alcuni specialisti emerge una verità oscura e mostruosa che rischia di annientare la vita dell’intera famiglia.

 

 

Quasi prodigioso. Quasi figlio del male. Quasi Horror. Quasi.

Sì, perché a dire il vero ad oggi viene quasi da dire che al cinema non si ha davvero più speranza di assistere alla proiezione dell’orrore, quello pensato, ragionato, tecnico, sublime e affascinante, sadico e divino.

Nel raccontare il male si dovrebbe sempre ricordare che l’altra faccia del sacro andrebbe maneggiata con la stessa cura che, dall’altra parte, per lo più i poeti, hanno sempre esibito.






McCarthy dal principio vuole già chiudersi in difesa per evitare di prendere colpi. Miles, il prodigio, non ha nulla di demoniaco. Come spiega l’analista che in modo un po’ troppo poco ortodosso ipnotizza il piccolo, ci sono diversi tipi di possessioni. Ci sono entità non terrestri, spiriti e demoni, e poi ci sono le anime di coloro che hanno ancora qualche faccenda in sospeso. Si esatto, come in Casper.

Sfortuna vuole che Miles sia nato mentre a pochi chilometri di distanza un serial killer in fissa con le mani delle donne perdeva la vita. Allora l’uno diventa due, un occhio è blu e l’altro è nocciola; Miles è il bravo bambino che ogni mamma vorrebbe ma anche il ragazzino che fa piombare la babysitter sul filo di una lama arrugginita in cantina.

Del soprannaturale c’è solo l’alone, il minimo indispensabile. Quel poco che basta per prendere il bambino inquietante (ad essere davvero inquietante è l’assoluta incapacità del piccolo attore di manifestare qualsiasi tipo di emozione e soprattutto il piazzarne alcune fuori contesto), metterlo fermo in un corridoio buio e lasciare che il jumpscare più ritrito faccia il suo sporco lavoro. Eppure, proviamo a far finta che fin qui The Prodigy, alla chiusura del suo secondo atto, ossia alla manifestazione del reale stato delle cose, sia pure in grado di competere con le pellicole omozig-horror che per lo più invadono i grandi schermi.

 

Il prodigio di McCarthy (già bastonato dalla critica in ogni dove per i suoi precedenti lungometraggi) sta nel far crollare tutto al terzo atto, durante quella che dovrebbe essere la fase finale, a precedere l’epilogo. Scelte narrative scolapasta e soluzioni atte solo a rattoppare la pellicola in dirittura d’arrivo sono tutto ciò che proprio non riesce a farci stare fermi sulla poltrona.

 

Da telefonati incidenti stradali a soluzioni materne improponibili, il male è ciò che proverete quando vi chiederete cosa vi ha spinti, ancora una volta, a recarvi in sala per la proiezione di The Prodigy.

Prurito epidermico, inspiegabile voglia di andare via. Lasciare, assieme al biglietto, anche la volontà di stare a guardare l’insopportabilità dell’immagine cinematografica sciapa e nulliforme. Eppure, restiamo lì, impassibili. Questo è il vero orrore.  

Seguite la pagina Facebook di No#News per rimanere aggiornati su altri articoli e non dimenticate di condividere l'articolo!

Seguite No#News Magazine sui social!

   

Video

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

Social Profiles

(c) 2015-2016 KITABU Media - Contatti: redazione@no-news.co