Log in

#Ricordi? Il capolavoro di Valerio Mieli che celebra la memoria

RICORDI?

regia: Valerio Mieli 
fotografia: Daria D'Antonio
sceneggiatura: Valerio Mieli
montaggio:  Desideria Rayner
cast: Luca Marinelli, Linda Caridi, Giovanni Anzaldo, Camilla Diana, Benedetta Cimatti, Jacopo Mandò, David Brandon, Andrea Pennacchi, Francesca Pasquini, Federica Santoro, Maria Chiara Giannetta, Valeria Perri
 
anno: 2018
nazione: Italia
produzione: Bibi Film, Les Films D'Ici
distribuzione: Bim Distribuzione
genere: drammatico
data uscita in Italia: 21 marzo 2019
durata: 106 min
giudizio complessivo: 
impegno: 


 “Ricordi?” di Valerio Mieli è il meraviglioso viaggio all’interno della memoria degli amanti, uno specchio entro cui ognuno di noi può riflettersi, con paura, amore e angoscia. Una celebrazione del ricordo del singolo che incanta, commuove e fracassa le coscienze. Da oggi al cinema. Per noi è un capolavoro.

Chi di mestiere scrive di cinema per il cinema, mette piede in sala con la speranza di scontrarsi e subire l’immagine cinematografica con peso e sacrificio. La speranza è quella di lasciarsi vivisezionare dal cinematografo, ingarbugliarsi nel processo di dionisiaco smembramento e riunificazione che manipola il soggetto come una statua di cera. Il Cinema modella, scolpisce e vivifica. Ricordi? di Valerio Mieli è in grado di ricordarci tutto ciò. Qualche volta una meteora cade e possiamo tutti bere dalla sorgente che l’impatto lascia scaturire.

Nove anni sono passati dal tempo di Dieci Inverni, il primo lungometraggio di Mieli, arrancante e scricchiolante, macchinoso nel suo cercare un’insolita libertà narrativa nel quadro del genere sentimentale. I sentimenti sono ancora centrali nell’opera e nel pensiero di Mieli, eppure per questo secondo film è il filtro a rivestire il ruolo di padrone. Ricordi? subisce, positivamente, la tirannia della memoria e della potenza del soggetto.

 

Un incontro casuale ad una festa. Un non senso. Non vi è altro quando si ripescano frammenti dal fumoso magazzino interiore che sparpaglia dettagli, confonde i contesti, sovverte la logica.

Un incontro e due amanti. O meglio il racconto di questo incontro innocente proposto ad una coppia di amici. Il racconto sarà pur innocente, ma la memoria non perdona. Due versioni separate, irriducibili l’una all’altra. Cambiano i colori del ricordo, i profumi, i vestiti indossati. Cambia la “persona”, la maschera e il ricordo che di essa il soggetto può ripescare tra sé. Mieli sa di saper giocare bene, e sa che il gioco in questione è un gioco serissimo.

I ricordi, come in una fitta ragnatela, cominciano ad intrecciarsi tra loro, confondendo, creando sovrapposizioni paurose. “Come fai a non ricordarlo” chiede lui a lei (Mieli fa perfino a meno di veri nomi per i suoi personaggi), per poi rinsavire: “ti ho confusa con un’altra”. La fidanzata si muove all’ombra della madre nella casa d’infanzia. Dove la prima saltella e sorride, l’altra, coniugata al passato, incede depressa dopo l’ennesimo litigio con il marito. Stanze invase da ricordi e ricordi invasi da nuove persone che, come ladri notturni con grimaldello sulla lingua, provano domandando e vivendo a far breccia nel ricordo dell’altro.  

La Domanda che prova a dischiudere l’alterità assolutamente altra del ricordo è sempre inabitabile da parte dello stesso ricordare. La parola non funziona, il linguaggio cede come un pavimento troppo sottile. Lui (Luca Marinelli) si trascinerà sfiancato in una profumeria per ridire e ridirsi l’essenza delle persone perdute. L’odore pungente della nonna in una boccetta. Il flacone di fianco imbottiglia l’amore della vita smarrito forse per sempre.

La regia di Mieli è una rielaborazione intimista di quello che potremmo definire “sguardo malickiano”. Repentini movimenti a seguire e precedere, poi stasi, tagli e ancora dinamismo. La macchina da presa resuscita dall’oltretomba e respira aria tutta sua, è presente sia nella vita vissuta che nel ricordo incalzante. Preziosa la mano della fotografa Daria D'antonio, che regala al progetto uno studio sul colore arcobalenico e stratificato soprattutto, in grado di relegare ogni sfumatura ad un diverso piano della memoria. Piani, palazzi, strade, luci e zone d’ombra: i personaggi di mieli sono città intere, vaste e mai desolate. Ricordi? apre cinematograficamente una frattura gravosa che già la filosofia ha messo in luce. Il soggetto è un mondo e per lo più apre il mondo, ma pur sempre nella sua inaccessibile differenza. Allora il progetto di Mieli davvero veste i panni di una ricerca filosofica nel tentare di tenere assieme l’amore e la cura per l’altro in un universo fatto di mondi differenti.


Quando dell’incontro e dell’amore si prova a dare un resoconto ad altri compare un resto nella somma, indicibile e ineffabile. Il resto è quello di lui, costretto nell’Io a interrompere il ricordo poiché già biforcatosi in una nuova vicenda non raccontabile. Una chioma rossa disturbata dal vento invernale e dalla neve. Un nuovo non senso antico, eppure prepotente nel ritornare a galla quando la memoria è “scatenata”. Il ricordo di un amore altro, il primo, a sovrapporsi con quello contemporaneo. Eppure “La nostra era una cosa diversa. Io non ho questi ricordi con te” proferisce la giovane chioma rossa, il lontano primo amore incontrato nell’età adulta che sfiorita e con due bambini incarna una dea decadente dell’inaccessibilità: la dea del tempo perduto.

Il viaggio di Mieli non può che concludersi in un finale macchiato da un non senso paradossale. Perfino lo sguardo della macchina da presa va messo in discussione, andrebbe tenuto tra grosse parentesi. Attraverso quali occhi e quale memoria abbiamo ascoltato, visto e compreso? Provare a rispondere è macchiarsi di un peccato che mina la sfida costante di artisti e poeti. Noi spettatori possiamo solo ricordarci di guardare il riflesso del grande schermo “come in uno specchio”, perché l’amore raccontato da Mieli è quello di tutti noi, pur restando sempre e per sempre solo il nostro.

Seguite la pagina Facebook di No#News per rimanere aggiornati su altri articoli e non dimenticate di condividere l'articolo!

Video

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

Social Profiles