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#Hellboy. Bene ma non benissimo il reboot della saga

HELLBOY

regia: Neil Marshall
fotografia: Lorenzo Senatore
sceneggiatura: Andrew Cosby, Christopher Golden, Mike Mignola
montaggio: Martin Bernfeld
musiche: Benjamin Wallfisch
cast: David Harbour, Milla Jovovich, Ian McShane, Daniel Dae Kim, Sophie Okonedo, Brian Gleeson, Sasha Lane, Penelope Mitchell, Kristina Klebe, Alistair Petrie, Bern Collaço
 
anno: 2019
nazione: Stati Uniti
produzione: Campbell Grobman Films, Dark Horse Entertainment, Lawrence Gordon Productions
distribuzione: M2 Pictures
genere: azione, avventura, fantasy 
data uscita in Italia: 11 aprile 2019
durata: 120 min
giudizio complessivo: 
impegno: 
 


Oggi 11 aprile in uscita al cinema “Hellboy”, il film sul supereroe infernale targato Dark Horse di Mike Mignola che fa cesura rispetto il lavoro cinematografico di Del Toro e crea un nuovo punto zero. Qui la nostra recensione.

Giunto sulla Terra ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando i nazisti prossimi alla sconfitta si sono rivolti al mago Rasputin per evocare forze infernali, Hellboy è destinato a portare la fine del mondo. Non la pensa però così il suo padre adottivo, il Professor Broom, che l'ha educato per fare di lui il principale agente del BPRD, l'organizzazione di ricerca e difesa contro le minacce soprannaturali. Eppure i presagi si accumulano e la potentissima strega Nimue, tradita da Re Artù secoli fa e ora assetata di vendetta, è prossima a tornare e per fare di Hellboy il proprio Re e regnare su un mondo invaso dai demoni.

Cambia regista e registro. Alcune cose restano sempre le stesse.

Corna limate, gomito sempre un po’ alto. Meravigliosamente spocchioso e non curante del pericolo al cento per cento, Hellboy è l’eroe-demone più interessante della montagna di pagine di fumetti in fatto di libertinaggio e volgarità linguistica, caratteristiche che montano l’armatura del personaggio di Mignola.

 

A Neil Marshall è affidato il compito di resettare la dimensione cinematografica di Hellboy con un reboot  che del lavoro di Del Toro non mantiene più nulla, aimè, neanche le cose più belle.

Marshall decide di scandire il primo episodio di quello che sembra essere un lungo filone in arrivo con un martellante metronomo hard rock a fare da sottofondo alle pirotecniche imprese del diavolo più simpatico di sempre.

Ripescata la questione delle origini di Hellboy, anche nel progetto di Marshall l’eroe è pedinato dalle sue crisi d’identità, costante varco aperto e fragile cui ogni villain cercherà d’accedere per schierare la montagna rossa dal pugno di pietra dalla parte del male.

A questo giro di boa i problemi di Hellboy si chiamano Nimue, una strega del quinto secolo immortale riesumata dal suo orrido schiavetto-maiale per devastare l’umanità e dare luce ad un nuovo ordine fondato sul male e le tenebre. L’arma per distruggere la strega, Excalibur, potrà essere brandita solo da un discendente di Artù, ma a quale prezzo …






Strutturalmente la pellicola non fa grossi danni rispetto al passato. Hellboy, questo del 2019, diverte, a volte non sbalordisce poi troppo, ma per lo meno non si perde mai in chiacchiere. Marshall perde tuttavia la caratteristica “deltoriana” (ammettiamolo, non proprio uno scherzo è ereditarla) di sfumare le atmosfere, incorniciandole con la magia di luoghi fantasy seppure confinanti con la realtà. Se l’Hellboy di Del Toro poteva vantare una dimensione delle creature celata e onirica nascosta e accessibile per mezzo dei tombini delle metropoli, come durante le sequenze al mercato, nel film di Marshall il magico e l’occulto subiscono una vera e propria violenza da parte del reale. Non possedendo una dimensione propria, il soprannaturale passeggia sulle colline della Gran Bretagna e tra le vie di Londra. Tutt’altro che minuzia questa, Marshall non empatizza in materia di sceneggiatura e scenografia con la dimensione che cerca di raccontare. Troppo frettoloso nell’innescare Red nella sua vicenda, i dettagli si perdono un po’ per strada, e a condurre i giochi è solo il distacco cinico dell’eroe, quasi schizofrenico e scisso rispetto i pericoli che vive.

Non staremo neanche a parlare circa la“morale della favola” impiantata alle radici, ossia la storiella sul significato dell’essere mostro-diverso e la non adiacenza di ciò con la malvagità. Questo Hellboy corre, distrugge e fa mattanza di mostri, giganti e streghe, sotto le note delle più influenti band rock di sempre. Non c’è tempo per pensare. Non c’è tempo però neanche per i dettagli.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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