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#Room, un muro tra mondo e stanza

ROOM

 
regia: Lenny Abrahamson
fotografia: Danny Choen
sceneggiatura e soggetto: Emma Donoghue
costumi: Lea Carlson
montaggio: Nathan Nugent
musiche: Stephen Rennicks
cast: Brie Larson  Jacob Tremblay, Joan Allen , William H. Macy , Sean Bridgers, Tom McCamus
 
anno: 2016
nazione: Irlanda, Canada
produzione: Telefilm Canada Film4, Irish Film Board, Ontario Media Development Corporation, Element Pictures/No Trace Camping, Duperele Films
distribuzione: Universal Pictures
genere: drammatico 
data uscita in Italia: 3 marzo 2016
durata:  minuti
giudizio complessivo: 
impegno: 

Candidato come miglior film agli oscar, Room ci rende tutti un po' Alice, scaraventa in un burrone in cui le meraviglie sono distorte e il bianconiglio cambia nome: prospettiva.

 


 

Joy e suo figlio Jack vivono in una stanza, un capanno da giardino, murati e incarcerati dal vecchio Nick, rapitore e stupratore di Joy. Jack ha 5 anni e non conosce nulla del mondo se non la sua stanza. Al mattino saluta le sedie, il suo serpente di uova, il lavabo e il tavolo, le suppellettili che costituiscono la sua realtà. Con la sola compagnia di sua mamma, Jack spende ore intere a formulare ipotesi su ciò che osserva alla tv. Il confine tra reale e non reale trova conferma in ciò che Joy racconta a suo figlio, una versione semplificata dell'esistenza che tralascia tutto ciò che è oltre la stanza, che non ha ragione d'esistere dunque. Durante le incursioni notturne del vecchio Nick, Jack dorme nell'armadio, attendendo silenziosamente la chiusura della porta blindata, unico accesso alla stanza di cui solo Nick conosce il codice d'accesso.

 

Jack cresce e Joy percepisce l'inevitabile: devono fuggire. Dopo sette anni di reclusione, con un ingegnoso piano che simula la morte del piccolo, Joy riesce a spedire suo figlio nel mondo, quel mondo che Jack teme, che non dovrebbe esistere perchè non può essere uscito dalla bidimensionalità della televisione: il mondo che è la sua unica salvezza.

Room oltre ad essere il racconto di una barbarie, un dramma violento e reale, è anche qualcosa di più sottile, più fine, mentale. Il caso di cronaca termina a metà film, punto in cui la pellicola si trasforma, muta e si complica. Tornare ad una vecchia vita è difficile, così come cominciarne una completamente nuova. Abitudini, spazi, prospettive: tutto cambia. Il mondo, come sottolinea Jack, è troppo complesso, frenetico, lo si perde di continuo e bisogna correre per non lasciarselo scappare. Per Joy è irrecuperabile; la salvezza non le basta più e il passato è marchiato sulla sua pelle. Riprendere il filo spezzato sette anni prima è più difficile che restare nella stanza. Riscoprire il nuovo mondo e provare sempre cose nuove sarà la soluzione di entrambi, il tentativo d'acciuffare ciò che nella stanza era letteralmente a portata di mano.

Tratto dalla stesura del romanzo stanza, letto, armadio, specchio di Emma Donoghue, Room è la rappresentazione cinematografica del caso Fritzl, caso schock della cronaca austriaca, con alcune variazioni sul tema.

Ottima l'interpretazione di Brie Larson che deve a Room un decisivo salto di qualità per la sua carriera, salto che gli ha concesso la nomination agli Oscar come migliore attrice. Sprofonda nel dramma, lo vomita sulle pareti della sua stanza e noi, catarticamente, ne percepiamo l'odore. Buona la prova di Abrahmson, bravo nel costruire un'impalcatura sadica all'interno della stanza che riesce perfino a farsi desiderare. Come per Jack, anche da spettatori vogliamo in un certo senso tornare nella stanza, anche solo per un momento, dove ogni oggetto è sempre lì dove l'abbiamo lasciato; dove la frenesia è solo un vecchio ricordo.

Anche fotografia e sonoro fanno la propria parte in questo film, tecnicamente apprezzabile per più aspetti. Gli strafalcioni di Room sono legati ai personaggi di contorno, ruoli maltrattati e abbozzati, privi di consistenza e vita propria che spesso scivolano nel clichè.

Room oltre ad essere un film è una vera e propria stanza, un tunnel degli orrori senza nulla di spaventoso, in piena luce del sole; una pellicola che inscatola lo spettatore in uno strambo paese delle meraviglie, tellurico, che da buoni Alice attraversiamo con curiosità e ingenuità, caratteristiche in via d'estinzione.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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1 commento

  • Luca
    Luca Sabato, 30 Aprile 2016 12:01 Link al commento

    Film toccante, ma secondo me manca qualcosa... la storia va lenta narrando la vita dentro la casetta, ma quando finalmente il bimbo guadagna la libertà, la scena è troppo veloce, non c'è tensione...
    Insomma, inizia abbastanza bene, ma procede sempre peggio... io avrei dato 2 stelle piene

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