Log in

#Banat: una voce fuori dal coro

BANAT (IL VIAGGIO) 37° 4 S

 
regia: Adriano Valerio
fotografia: Jonathan Ricquebourg
sceneggiatura: Adriano Valerio , Ezio Abbate
montaggio: Catalin Cristutiu
musiche: Assen Avramov
cast: Edoardo Gabbriellini , Elena Radonicich, Piera Degli Esposti, Stefan Velniciuc, Ovanes Torosian
 
anno: 2016
nazione: Italia, Romania
produzione: Movimento Film , Rai cinema
genere: drammatico
data uscita in Italia: 6 aprile 2016
durata: 80 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Opera prima di Adriano Valerio, Banat è un quadro dei contrari, una piccola voce emergente che tenta di parlare di un problema noto e rimbombante: l'emigrazione. L''Italia che con Fuocoammare di Rosi era la destinazione, ora è il punto di partenza.

Ivo, pur non completamente convinto, decide di lasciarsi Bari e l'Italia per partire verso il Banat, regione della Romania, per svolgere il suo lavoro di agronomo. Prima di lasciare Bari però incontra Clara, una donna appena uscita da una relazione. Clara intanto perde il suo lavoro in un cantiere navale, avvenimento che la spinge a ricongiungersi con Ivo alle prese con la terra, il raccolto e un sistema che impedisce innovazioni e riprese. Le idee di Ivo per salvare la nuova azienda dal fallimento dovranno fare i conti con chi “sa come vanno le cose”.

Per usare poche parole, Banat è una bella scatola che una volta aperta fa sorgere qualche perplessità. Ottimo nella forma, meno nei contenuti. La sceneggiatura comincia ad avere problemi già dalle sequenze iniziali. Siamo fin da subito immersi in alcune dinamiche che non abbiamo avuto modo di rintracciare; stati esistenziali che dobbiamo accettare a blocchi, come pacchetti in offerta in un market. Uomini alla ricerca del proprio posto nel mondo, donne incerte e dalle forme romanzesche a tratti. In mezzo a tutto ciò crisi economiche, un paese come la Romania restio ai cambiamenti, radicato nelle sue stesse tradizioni, che si scaglia con violenza con chiunque tenti il tanto spaventoso cambiamento, producendo l'unico risultato possibile, quello che Valerio ci mostra: un gran falò con tutti i sogni e le speranze. E questa volta sono gli Italiani ad andare altrove, marcando una dinamica della fuga che si ripete quasi nei medesimi modi.

Il modo di raccontare e i mezzi più tecnici, come la fotografia, vanno a braccetto, formulando un filone dalle tinte fredde, frammentato e sfilacciato di continuo, mossa registica apprezzabile ma che rischia di perdere la metà del pubblico dopo venti minuti, fatta eccezione per chi ama i campi lunghi, a iosa in questa pellicola. Cast calante, su tutti un Gabbriellini poco credibile un po' dappertutto. Poco meglio la sua collega Radonicich.

Insomma, un minestrone preparato in maniere eccellente dal punto di vista visivo, ma abbastanza insipido al gusto. Valerio si rivela tuttavia più che promettente e lascia immaginare un futuro decisamente produttivo. Già con qualche soddisfazione in tasca per i suoi precedenti cortometraggi, non ci resta che attenderlo ancora una volta sul grande schermo perché abbiamo compreso che Valerio ha intenzione di continuare sulla via di un cinema serio, cinema in Italia negli ultimi anni tartassato.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

Seguite la pagina Facebook di No#News per rimanere aggiornati su altri articoli e non dimenticate di condividere l'articolo!

Video

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

Social Profiles

Lascia un commento