Log in

#Dustur, una costituzione per tutti

DUSTUR

regia: Marco Santarelli
fotografia: Marco Santarelli
montaggio: Marco Santarelli
cast: Abdessamad Bannaq, Ignazio De Francesco, Bernardino Cocchianella ,Yassine Lafram
 
anno: 2015
nazione: Italia
produzione: Ottofilmaker, Zivago Media
distribuzione: Luce Cinecittà
genere: documentario
data uscita in Italia: 03 marzo 2016
durata: 75 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Presentato al 33° Torino Film Festival, Dustur giunge sui grandi schermi al momento giusto; una bomba ad orologeria precisa, potente, necessaria. L'ultimo lungometraggio di Marco Santarelli, il cui titolo tradotto è “costituzione” ci proietta senza troppi fronzoli nella biblioteca del carcere Dozza di Bologna.

La pellicola è frammentata ma non priva di logica. In Dustur ci viene raccontata la storia di un giovane musulmano, Samad, ex corriere per i narcotrafficanti ormai fuori dal giro, fuori dal carcere e in attesa della lettera ufficiale di fine pena. Frequenta l'università e tiene piccoli comizi nelle scuole per raccontare la sua storia e sensibilizzare i giovani.

Ma la storia di Samad è interrotta dagli incontri che Marco Santarelli filma all'interno della biblioteca del carcere bolognese. Con la mediazione di padre Ignazio e Yassine Lafram, i detenuti , musulmani e non, sono invitati a stilare assieme una costituzione comune. Il punto di partenza e il confronto tra le culture, le differenti legislazioni e le influenze che le relative religioni hanno sulle azioni del popolo.

Il documentario, proiettato in alcune sale italiane tra cui la cineteca di Milano, calza a pennello con i tempi che corrono, a braccetto con la cronaca europea.

Perchè ad essere sinceri, guardando Dustur, poco o nulla ci interessa del percorso del giovane musulmano che si redime, che cambia vita e cerca di prepararsi un futuro. La parola chiave di questa pellicola è “comunicabilità”. Il film ci racconta come il dialogo sia la via, la strada e la migliore soluzione , non per risolvere i problemi, ma per capire come sul serio stiano le cose. In Dustur il confronto tra Cristiano e Musulmano, tra Arabo ed Europeo, non è destinato a schiantarsi su un muro invalicabile. E' possibile, articolato, complesso, spesso mediato, ma possibile. La seconda parola chiave di questo progetto è certamente “libertà”. Si sottolinea da entrambi gli schieramenti la necessità della libertà, tutto ciò che può permettere la libera professione del proprio credo e cultura.

Non c'è da nascondersi, anche in Dustur compare la nota estremista, esclusiva, chiusa in se stessa. Attraverso la dialettica però comprendiamo che se i due mondi restano rispettivamente esclusivi, possono vivere vicini ma distanti, confinanti e mai intrecciati. Questo è ciò che possiamo definire il male minore. Il fondamentalismo che avanza nel mondo, dunque, resta una minoranza più piccola di quanto si possa immaginare.

Tutto questo Santarelli ce lo racconta in modo fine e opprimente, regalandoci sempre i primi piani dei volti di chi prende la parola, invadendo i suoi soggetti e lasciandosi divorare da essi. Presenza fantasmagorica quella del regista che riesce però a riportare su macchina l'essenza di terre, storie e credi.

Un film che certo merita una distribuzione più ampia di quello che fino ad ora ha trovato. Ci auguriamo che pellicole con simili moti intrinseci possano trovare più spazio nelle sale europee, ora più che mai.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

Seguite la pagina Facebook di No#News per rimanere aggiornati su altri articoli e non dimenticate di condividere l'articolo!

Video

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

Social Profiles

Lascia un commento