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#L'universale: Il cinema vivo e anarchico

L'UNIVERSALE

 

regia: Federico Micali

soggetto: Federico Micali, Cosimo Calamini, Serena Mannelli

fotografia: David Becheri

sceneggiatura: Federico Micali, Cosimo Calamini, Heidrun Schleef

montaggio: Simone Manetti, Ilenia Zincone

musiche: Bandabardò

cast: Francesco Turbanti, Matilda Lutz, Robin Mugnaini,Claudio Bigagli, Paolo Hendel Maurizio Lombardi ,Anna Meacci Vauro Senesi , Margherita Vicario, Ilaria Cristini, Roberto Gioffrè, Luca Guastini, Francesco Mancini, Edoardo Pagliai, Gea Dall'Orto, Andrea Francini Enrico “Erriquez” Greppi, Francesco Becchimanzi, Nicola Morucci, Pietro Angelini, Iacopo Paradisi, Duccio Mantellassi, Maurizio Pistolesi, Francesco Conforti

 

anno: 2016

nazione: Italia

produzione: Francesco Tatò

distribuzione: L'occhio e La Luna

genere: commedia

data uscita in Italia: 14 aprile 2016

durata: 88 min

giudizio complessivo: 
impegno:  

 

Federico Micali ci racconta un'epoca, un estratto di vite e fatti che si biforcano all'interno di un cinema, una famigerata sala toscana: l'universale. In sala allo spazio Oberdan di Milano dal 13 al 17 maggio.

Tommaso nasce e cresce tra pellicole e poltrone da sala, alla luce di un grande schermo bianco, quello dello storico cinema di Firenze chiamato “Universale”. Tommaso è figlio del proiezionista che per contrastare la concorrenza del cinema Eden è costretto a modificare la sua idea di proiezione; Bertolucci, Truffaut, Kurosawa e il resto del grande cinema diventa il nuovo pane quotidiano della sala. Con Tommaso ci sono Alice e Marcello, amici d'infanzia che crescendo nella Firenze degli anni 70 prendono strade differenti, lontane dalla sorte inevitabile del piccolo cinema di borgo che ha chiuso i battenti nell'89.

L'universale è una vera e propria comunità, una famiglia con un proprio codice comportamentale che va al di là della logica del normale spettatore. Commenti esilaranti e risate sono il fulcro della sala. Una sala, seppure non ammaestrata alla settima arte, in grado di vivere il cinema. Perché il cinema, come ci sussurra Micali, è di chi lo vive. Tra film belli e brutti, tra la confidenza che si ha con la vecchia signora della biglietteria e l'odore di sala che permea gli indumenti.

Micali è nostalgico nel raccontare una generazione fatta di sogni e voglia di vedere il mondo, di provare le novità, buone o cattive che siano. Ci mostra quella stessa generazione del caso Moro e delle brigate. Infine, quella parte di generazione che ha preferito restare tra le vie del proprio paese, nello stesso cinema, con le stesse facce, a sospirare e guardare da un punto fermo il mondo che continua a muoversi frenetico. Un porto sicuro dunque è l'universale del film di Micali, un luogo che abbraccia la propria tradizione, il proprio dialetto e si considera noncurante di ciò che c'è all'esterno. Oggi resta un sogno vedere una vespa volteggiare tra i sedili di una sala, un sogno che si conclude nell'89 con la chiusura del cinema fiorentino.

Buona la regia e la sceneggiatura, un connubio giovane, fresco, mai noioso o sciatto. Una pellicola senza troppe pretese che centra il segno e non si perde in banalità da “scuola neo-italiana”. Una prova mai deludente che lascia ben sperare nei prossimi lavori di Micali.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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