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#Segreti di famiglia: una bomba poco rumorosa

SEGRETI DI FAMIGLIA

 
regia: Joachim Trier
fotografia: Jakob Ihre
sceneggiatura: Joachim Trier, Eskil Vogt
montaggio: Oliver Bugge Coutté
musiche: Ola Fløttum
cast: Jesse Eisenberg, Isabelle Huppert, Gabryel Byrne, Ruby Jerins, David Strathairn
 
anno: 2015
nazione: Norvegia, Francia, Danimarca, USA
produzione: Motlys, Animal Kingdom, Bona Fide Productions
distribuzione: Teodora Film
genere: drammatico
data uscita in Italia: 23 giugno 2016
durata: 109 min
giudizio complessivo: 
impegno:  

Dopo “Oslo, 31 august” il Norvegese Joachim Trier propone al pubblico italiano il suo ultimo film, Segreti di famiglia, terzo film del regista scandinavo presentato a Cannes 2015.

Con la morte della celebre fotografa Isabelle Reed vengono a galla fratture, segreti e silenzi nella famiglia dell'artista. Jonah, da poco padre, torna nella sua casa di famiglia lasciandosi alle spalle le sue responsabilità per mettere in ordine i lavori di sua madre. Conrad è un adolescente silenzioso che soffre in solitudine per la morte del genitore. Gene prova a comunicare a suo figlio un segreto su sua madre impossibile da portare avanti.

Joachim Trier è caparbio e ostinato. Continuare sulla stessa scia di Oslo, 31 august per certi versi è stata una vera e propria follia. Il secondo film del regista è piaciuto tanto in Norvegia, ma lo stesso non si può dire per la critica europea. Figuriamoci dunque le facce di chi ha ingoiato male il precedente polpettone quando si saprà che Trier si è ripetuto.

Segreti di famiglia, titolo italiano preferito al più evocativo Louder than Bombs, è un dramma familiare a tinta unica. Sul teatrino si muovono tre esistenze appiattite l'una sull'altra. Padre e figli sguazzano superficialmente nell'universo freddo e tetro che ancora una volta il regista ci propone. I tre ruotano come satelliti attorno alla figura di una madre in carriera troppo impegnata, le cui fotografie scattate nei paesi in guerra hanno indirettamente sfilacciato l'equilibrio della sua famiglia. Ancora una volta la società ha una parte ad honorem nel film del cineasta, tenue e sottotono, ma c'è.

Trier, ingenuamente, ha montato il suo primo dramma in lingua inglese su una montagna di clichè. Un adolescente nerd, cupo e scontroso, in guerra con il mondo per la morte di sua madre; un giovanissimo neo padre oppresso dalle responsabilità della famiglia che fugge tra le braccia di una sua ex; un paio di uomini immersi in una relazione segreta con i rispettivi colleghi. Al giovane Trier, per intenderci, è mancato solo il cane che morde il postino e il ballo di fine anno american style. Il segreti di cui parla la traduzione italiana del titolo, ad esempio il suicidio della donna, non sono sufficienti a garantire luminosità alla confezione, pur essendo solo espedienti per raccontare le coscienze dei tre.

La macchina intreccia presente e passato, scorre nella vita del giovane Conrad, poi ne viene fuori impossessandosi degli occhi del padre Gene, infine è il turno della soggettività di Jonah, quasi esterno al dramma degli altri due e impegnato nel costruire il proprio. Un viaggio introspettivo maltrattato, ripetitivo e ciclico, un salto in un buco nero di cui purtroppo si conoscono tutte le leggi fisiche del caso. L'ottima scuola si sente, la tecnica fa le spalle grandi a Joachim Trier ma, ancora una volta, tutto ciò non basta . Le bombe che vorremmo sentire e vedere sono inabissate nell'oceano; ne viene fuori poco più che un guizzo.

Isabelle Huppert è nel dipinto una dea immolata per una causa disgraziata. La disgrazia sta nel girare con poesia e raffinatezza una trama da festival del cinema dell'oratorio proprio dietro casa, con tanto di palma di cartone.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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