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#Tokyo Love Hotel: Distanza in stanza

TOKIO LOVE HOTEL

 
regia: Ryuichi Hiroki
fotografia: Atsuhiro Nabeshima
sceneggiatura: Haruhiko Arai, Futoshi Nakano
montaggio: Jun'ichi Kikuchi
musiche: Ajano Tsuji
cast: Shota Sometani, Atsuko Maeda, Lee Eun-Woo, Son Il-Kwon, Kaho Minami
 
anno: 2014
nazione: Giappone
produzione: Tokyo Theatres Co.
distribuzione: Tucker Film
genere: drammatico
data uscita in Italia: 30 giugno 2016
durata: 135 min
giudizio complessivo: 
impegno:  

Presentato all'Udine Far East Film Festival, l'ultima bizzarria di Hiroki Ryuichi è una colorata e disperata orchestra esibita su un palcoscenico immobile, una culla della meschinità umana.

Toru dirige un hotel d'amore all'interno di un quartiere a luci rosse di Tokyo. Il giovane assiste al continuo via vai di personaggi che affondano con pericolosi segreti nella propria melma esistenziale. Il giovane addetto, sognando un'occupazione diversa, resta vittima intrappolata dello stesso meccanismo di cui è custode.


 

Ryuichi ha sentito il bisogno di tornare alle origini. Ha desiderato fare un salto nel passato, non nel genere che lo ha registicamente svezzato, ovvero il softcore giapponese degli anni 70, ma tornare al grande successo di Vibrator, in assoluto il film più apprezzabile del regista nipponico.

C'è però da capire se questo salto non sia stato in realtà un banale rotolare nel nulla, un tuffo evitabile. Cercando di non fare caso allo sproporzionato numero di personaggi che interagiscono all'interno della pellicola e alla durata della commedia, Tokyo Love Hotel ha la grande pecca di non riuscire a bastarsi. Restando sulla sua tonalità semplice avrebbe mostrato tutta la sua bellezza, riflettendo il piacere di una tragicommedia che diverte e commuove, senza la pretesa di voler insegnare nulla. Insomma, raccontare (bene) è già un grande risultato, risultato che a quanto pare non è bastato. Tradimenti su tradimenti, ingenuità che pur con la schiena curva è destinata a regnare. Qualche volta, sinceramente, sembra una versione giapponese del cinepanettone.


 

Se durante la visione siamo ancora in piedi, all'interno delle stanze dell'hotel, riuscendo in qualche modo a connettere le diverse vicende tra loro, la confezione ci immerge pesantemente in un intimismo spicciolo. Ci viene proposto di comprendere la nostra stoltezza, di guardarci le spalle e di ravvederci dalla nostra ingenuità. Tokyo Love Hotel ci racconta come cambiare pagina e come continuare a sperare sempre; questo, ovviamente, in virtù dell'amore che si rinnova di continuo.

Non servono altri motivi per far storcere il naso e far roteare gli occhi.

Ryuichi si presenta come un misantropo speranzoso, un ibrido dall'ottima tecnica registica. Se vogliamo trovare il pelo nell'uovo anche sulla tecnica, l'accompagnamento sonoro è totalmente stridente con quanto ci viene proposto. Ottime alcune interpretazioni, vedi Lee Eun Woo che ha dovuto affrontare l'ostacolo linguistico, essendo l'attrice coreana e non giapponese. Meno ottime decisamente le interpretazioni maschili, agghiaccianti qualche volta per l'ingenuità con cui sono disposti sul set.

Insomma, tornare al cinema indi che resta nella mente non è così semplice. Tornare a Vibrator pur restando scevro da ogni tipo d'ambizione eccentrica può e deve essere l'obiettivo. La semplicità è alla base del cinema genuino. E allora Sayonara Kabukicho (titolo originale del film), con la speranza di ritrovare Hiroky Ryuichi nello stesso splendore di dieci anni fa.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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