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#Laurence Anyways: Metamorfosi e cinema pop

LAURENCE ANYWAYS

 
regia: Xavier Dolan
sceneggiatura: Xavier Dolan
montaggio: Xavier Dolan
musiche: N.O.I.A.
cast: Melville Poupaud, Suzanne Clement, Nathalie Baye, Monia Chokri
 
anno: 2012
nazione: Canada, Francia
produzione: Lyla Films, MK2 Productions
distribuzione: Movies Inspired
genere: drammatico
data uscita in Italia: 16 giugno 2016
durata: 159 min
giudizio complessivo: 
impegno:  

Sarà l'eco che può dare Cannes, sarà una moda passeggera, fatto sta che Xavier Dolan entra di prepotenza nelle nostre sale con quello che è il suo terzo lungometraggio, Laurence Anyways, pellicola che ha segnato prematuramente il passaggio tra la formazione e la maturazione registica del canadese Dolan. Con la speranza che le case di distribuzione si sveglino con qualche anno d'anticipo al prossimo giro di boa, ecco la nostra recensione.

Il giorno del suo trentesimo compleanno, Laurence rivela alla sua compagna il suo desiderio di diventare donna, tarlo insistente messo a tacere per tutta la vita dall'uomo. Laurence torna a praticare la sua professione d'insegnante di letteratura, abbracciando completamente il suo desiderio e combattendo contro il rifiuto sociale, della sua famiglia e l'inevitabile crisi di coppia.


 

Sotto l'aspetto visivo, fotografico, scenografico e quanto può concernere l'aspetto estetico di una pellicola, in pochi sono in grado di competere con il giovanissimo Dolan, promessa del cinema che sta davvero macinando le tappe ( vedi il gran premio della giuria vinto all'ultimo festival di Cannes). Se vogliamo rovinare la festa al canadese, e siamo qui per questo, bisogna farsi largo all'interno della sua opera, scansando con grandi bracciate le brillanti e ammalianti immagini che annebbiano l'occhio e potrebbero portarlo alla pigrizia riflessiva.

Dolan ha parlato d'omosessualità e transessualità fin dalle sue origini, come visto in “J'ai tué ma mére” o “Les amours immaginares”, tema centrale della poetica Dolaniana ( oltrea la rapporto madre-figlio), un vestito che il giovane regista deve imparare a gestire con parsimonia. Laurence Anyways è un bel film perché moderno e attuale. Raccoglie come un retino i bollori di alcune delle questioni più discusse del nuovo millennio e le traduce in quel linguaggio che definiamo POP.

Se dunque cominciamo a scavare, Laurence Anyways ha il difetto di non avere difetti. Forse un ossimoro da due soldi questo, un non dire nulla, ma Dolan sembra avere la grande capacità di far vedere proprio ciò che lo spettatore vuole vedere. La confezione è fintamente carismatica, seguita dall'inizio alla fine perché offre al palato quello che il palato sta desiderando, scena dopo scena.

Certo è che incuriosisce vedere come la vita di coppia di un un uomo che diventa donna possa proseguire, e con quali dinamiche la sua compagna possa entrare in questo complesso sistema. Ma vedere un film di questo genere è come seguire una bella partita di tetris: alla fine tutti i mattoncini si incastrano al proprio posto.

Dolan ha scoperto la ricetta del film indimenticabile: l'intimismo di base non esagerato e distribuito con giusto dosaggio nella narrazione; estetica deliziosa, riprese che si mescolano al surrealismo più piacevole; il procedere con la giusta velocità, né troppo lento né troppo veloce; infine il tocco che Dolan imprime sulle sue scene, ovvero l'enfasi sui dettagli corporei:labbra, spalle, schiene. Un genere indi afferrabile da chiunque insomma, una buona simbiosi tra cinema di sottosuolo e cinema d'autore.

Laurence Anyways è un film da consigliare, come probabilmente l'intera filmografia di Xavier Dolan, con il dovere però di raccomandare un minimo d'esercizio scettico. Frenarsi dunque, senza lasciarsi trasportare troppo da questo fenomenale artista, un vero incantatore di serpenti, con tutti i pregi che non possiamo negargli.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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