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#Güeros: rivoluzioni in bianco e nero

GÜEROS

 
regia: Alonso Ruizpalacios
fotografia: Damian Garcia
sceneggiatura: Alonso Ruizpalacios, Gibràn Portela
montaggio: Ana Garcia, Ybran Assaud
musiche: Tomàs Barriero
cast: Tenoch Huerta, Sebastiàn Aguirre, Ilse Salas, Leonardo Ortizgris , Raùl Briones, Laura Almela , Alfonso Charpener
 
anno: 2014
nazione: Messico
produzione: Kino Lorber Films
distribuzione: Bunker Hill
genere: drammatico
data uscita in Italia: 23 giugno 2016
durata: 106 min
giudizio complessivo: 
impegno:  

Se n'è parlato poco e se n'è parlato bene di questo Güeros, il film indipendente di Ruizpalacios, primo vero lungometraggio del regista messicano. Una pellicola che, seppure in bianco e nero, si presenta come una tavolozza di colori per la vastità di temi trattati.

Il giovane Tomàs viene spedito da sua madre a città del Messico da suo fratello Fede. Il giovane ragazzo, che porta con se solo una cassetta audio con i brani di Epigmenio Cruz, condivide la vita di suo fratello e del suo amico Santos, tra rivoluzioni studentesche e le ricerche del cantautore caduto nell'oblio, idolo del giovane Tomàs, Epigmenio Cruz.

Güeros, traducibile con biondo, biondino, o comunque richiamo per quella testa diversa nel mucchio di cui si cerca l'attenzione, è un film-sottosuolo. Si striscia con Ruizpalacios all'interno della società messicana al termine degli anni novanta. Güeros racconta la rivolta studentesca e le occupazioni durate circa sei mesi nel 99; racconta amicizie e amori nati durante l'era rivoluzionaria. Narra la ricerca di un cantautore sconosciuto ai più, colui che, stando a quanto si dice, è riuscito a far commuovere Bob Dylan.

Documentaristico, drammatico, segue la linea di un comune on the road pur non essendolo totalmente. Güeros è un po' di tutto. Non un minestrone addensato e spalmato su una fotografia raffinata e una ripresa poetica. Il tutto è ben dosato. La confezione sa quando procedere e quando deve frenare.

Ruizpalacios mostra grande abilità nel riuscire a sollevare la sua sceneggiatura con momenti di tensione, nell'usare la poesia, l'introspezione affatto spicciola e sentita, per poi, un istante dopo, sminuirsi con le sue stesse mani, sdrammatizzare e infangare le sue stesse parole, ancora una volta con elegante ironia.

Una visione miope del film può lasciare a bocca asciutta con la striminzita faccenda della rivoluzione universitaria. Güeros è un viaggio surrealista ma materiale, ossimoro filmato con freschezza giovanile.

La linearità non è di casa nella pellicola del regista messicano. Gradevoli le sfumature oniriche nelle splendide sequenze in bianco e nero. Un rinvio alla Nouvelle Vague dei sessanta, certo, ma non una banale imitazione di un'epoca cinematografica gloriosa. Geniale è mostrare chi ascolta le canzoni dello sconosciuto Epigmenio, senza riuscire mai ad ascoltare una nota da semplici spettatori. “ Non ho mai sentito nulla del genere”. E se Epigmenio canta come chi può solo osservare il mondo e le vite degli altri che corrono, forse solo con un pizzico di ironia e malinconia possiamo guardare chi sbraita a destra e sinistra, chi si strugge e prova a cambiare il mondo di continuo. Una negatività velata amichevole, saggia e composta, che per Ruizpalacios non possiamo comprendere fino in fondo; se non riusciamo ad ascoltare la musica è perché siamo sul treno che corre, e non in stazione.

Insomma, un esordio ben più che speranzoso quello di Ruizpalacios , un giovane Güeros del cinema indipendente che fa sperare bene per i suoi lavori futuri.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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