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#Un mercoledì di maggio. Nuovo cinema Tehran #1

UN MERCOLEDÌ DI MAGGIO

 
regia: Vahid Jalilvand
fotografia: Morteza Poursamadi
sceneggiatura: Alì Zarnegar, Hossein Mahkam, Vahid Jalilvand
montaggio: Vahid Jalilvand
musiche: Karen Homayounfar
cast: Niki Karimi, Amir Aghaei, Shahrokh Foorotanian, Vahid Jalilvand
 
anno: 2015
nazione: Iran
distribuzione: Academy Two
genere: drammatico
data uscita in Italia: 23 giugno 2016
durata: 102 min
giudizio complessivo: 
impegno:  

Parliamo di una possibilità imperdibile, per appassionati e non, di lanciare lo sguardo su una fetta di cinema che negli ultimi anni è sotto l'attenzione dei grandi, dei festival che contano, dell'insaziabile critica europea. Parliamo del cinema iraniano, del nuovo ciclo di Tehran, nome della rassegna che ha distribuito in Italia quattro film di registi esordienti e non. Costantemente aggiornati sulla produzione cinematografica (quella che conta) dell'intero globo, ecco la nostra recensione del primo dei film di Tehran.

Jalal fa pubblicare su un quotidiano di Tehran un annuncio in cui promette una somma di diecimila dollari a chi si presenterà nel suo ufficio con la situazione più disperata. Leila e Setareh sono due donne tenaci che, con problemi differenti, tenteranno d'ottenere il denaro di Jalal, messo sotto pressione dalla polizia per via della folla che il suo annuncio ha radunato.

Jalilvand, il regista iraniano che ha preso parte alla pellicola vestendo il ruolo del marito paralitico di Leila, ha confezionato una pellicola ordinaria, lontana dall'essere un capolavoro e salva dal pericolo del fallimento. Incatenata nelle solite dinamiche da cinema mediorientale ( su tutte la problematica economica) non manca di alcuni spunti originali che inducono alla riflessione.

Diviso su tre vie, collegate dall'articolo di giornale di Jalal, il film mette in luce cultura, società e spirito d'iniziativa femminile. Leila trascina dietro di sé la sua famiglia, messa sul lastrico dalla malattia di suo marito, quest'ultimo che non può fare a meno di mettere l'orgoglio in cima alle sue priorità. E più che contro la sua situazione, Leila deve lottare con le ossessioni di suo marito.

Setareh lotta per il suo matrimonio contro la famiglia, contro la burocrazia, con tutte le difficoltà del caso, tra un pianto isterico e l'altro.

Decisamente la figura più interessante resta quella di Jalal, intrinsecamente oscuro nel portare avanti la sua iniziativa; solo a fine film capiamo cosa lo spinge a regalare una tale somma di denaro, e sinceramente avremmo preferito non scoprirlo.

La ricerca di redenzione per il non essere riuscito a salvare suo figlio non regge affatto. Jalilvand ha gettato alle ortiche un canovaccio che fino a poco prima del termine si lasciava paragonare a quel capolavoro che è Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan, pur non raggiungendo le effettive dimensioni mastodontiche del film turco. Interessante tuttavia la situazione di disagio che questo confuso buon samaritano vive; un sottile dramma interiore, alimentato dal male degli altri più che dal suo.

Nonostante tutto, non ci sono scivoloni imbarazzanti o buchi di trama. Piena sufficienza.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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