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#Nahid. Nuovo cinema Tehran #2

NAHID

 
regia: Ida Panahandeh
fotografia: Morteza Gheidi
sceneggiatura: Arsalan Aamiri, Ida Panahandeh
montaggio: Arsalan Aamiri
cast: Sareh Bayat , Pejman Bazeghi
 
anno: 2015
nazione: Iran
distribuzione: Academy Two
genere: drammatico
data uscita in Italia: 27 giugno 2016
durata: 104 min
giudizio complessivo: 
impegno:   

Vincitore del premio dell'Avenir Prize nella sezione Un Certain Regard a Cannes 2015, Nahid è il primo lungometraggio della regista Iraniana, la seconda pellicola del ciclo “nuovo cinema Tehran”.

Nahid è una donna divorziata che vive con suo figlio di dieci anni. La custodia cautelare è stata ceduta dallo sbandato ex marito di Nahid solo dopo aver fatto promettere alla donna di non risposarsi. Stremato dall'attesa, il nuovo compagno di Nahid, incontrato con rigoroso segreto, comincia a farle pressione. Sarà destinata a smembrarsi tra amore e famiglia.

Avvolto in un gelo perenne, algido nei contenuti e nella forma, Nahid è un disperato fumo di segnalazione, una voce che cerca d'andare fuori dal coro in tutti i modi senza ottenere risultati straordinari. Trascinandosi dietro la solita solfa, i soliti problemi e le solite dinamiche, la giovane regista iraniana racconta, da donna, la sagoma di una donna. E lo fa egregiamente, certo, dimenticando tutto il resto. Se il personaggio di Nahid è raccontato in modo carnale e appassionato, il resto dei personaggi è totalmente appiattito sulla bella fotografia del signor Gheidi, su belle spiagge desolate in inverno e la freddezza marmorea degli edifici sullo sfondo.

Dal giovane figlio scapestrato di Nahid al suo nuovo compagno: tutto ciò che resta oltre Nahid, escluso dalla sua intima esistenza, è semplicemente abbozzato. Tanto materiale da poter sviluppare, lasciato tutto in cantiere per poter parlare bene solo di ciò che più ispirava l'iraniana.

La Panahandeh, “inaspettatamente”, e qui intravedete non un paio ma una caterva di virgolette, decide di dare speranza al suo personaggio. La bella Nahid, sul finale, a discapito di tutto e tutti, rivede il suo amante sulla spiaggia come riguardando il passato; un riflesso di quel rapporto nato nell'ombra che può procedere solo nell'ombra dopo aver capito che la luce del sole brucia e fa male. Almeno qui potremmo azzardare la richiesta di un finale poco sopra le righe.

Oltre le belle immagini di un calmo mare invernale non c'è molto in Nahid. E se proprio siete come noi appassionati di paesaggistica, comprate una cartolina o cercate un paio di immagini su google. L'alternativa è restare inchiodati per 104 minuti a guardare Nahid. A voi la scelta.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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