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#A Girl walks home alone at night. Nuovo cinema Tehran 4#

A GIRL WALKS ALONE AT NIGHT

 
regia: Ana Lily Amirpour
soggetto: Alex O'Flinn
fotografia: Lyle Vincent
sceneggiatura: Ana Lily Amirpour
cast: Sheila Vand, Arash Marandi, Mozhan Marnò, Marshall Manesh, Dominic Rains
 
anno: 2014
nazione: Iran, USA
produzione: Say Ahh Productions, Logan Pictures, SpectreVision
distribuzione: Academy Two
genere: drammatico, horror
data uscita in Italia: 30 giugno 2016
durata: 101 min
giudizio complessivo: 
impegno:  

I film troppo rumorosi ci mettono sempre un po' in guardia. Lo confermiamo leggendo le dichiarazioni della regista Amirpour, che definisce il suo primo lungometraggio in questione il primissimo western-horror-vampiresco iraniano. Paragonata da qualcuno perfino a Tarantino, mostra il bigliettino da visita più menzognero di sempre, quello di A girl walks home alone at night, pomposo, scabroso, svuotato fin dal principio di tutto ciò che avremmo dovuto trovare al suo interno.

Il racconto in bianco e nero di un amore nato per caso tra le vie di una cittadina degradata di nome Bad City, tra prostitute e tossicodipendenti. Una taciturna ragazza coperta da un mantello nero perseguita i passanti tra le notturne vie del paese, seguendoli e intimidendoli, finché non incontra un giovane ragazzo che non sembra essere spaventato ma attratto da lei.

Scialbo nei contenuti e nella forma, insensato, stonato, elude ogni tipo di lettura in grado di restituirgli un salvagente. Una ragazza che vaga sola per le vie della città di notte, vestita e truccata in modo tale da sembrare quel “senza volto” di Myazaki; una vampiro che importuna chiunque trovi sul suo cammino e non si sa bene il perché. Non vengono specificate le origini del mostro, ciò che lo spinge verso la sua sete di sangue. Al film basta mostrare la storia d'amore tra questo scempio demone e il belloccio di turno.

L'intera pacchetto è filmato da qualcuno che ha voluto imprimere uno stampo adolescenziale su tutto il progetto, riempiendo i buchi con un paio di personaggi che possiamo definire dei borderline, vedi il padre tossicodipendente del protagonista ad esempio.

Di iraniano nel film della regista Amirpour c'è poco, e questa volta non è un pregio. Di tradizionale ci sono solo i nomi dei personaggi; per il resto avremmo preferito ritrovare nel film, uno ad uno, tutti gli schemi soliti del cinema di Tehran. Avremmo così evitato di parlare di un film di cui, oltre che cercare di dare verbalmente forma al nulla, non è in grado di dare neanche il minimo spunto di riflessione e discussione. Imbarazzati dal non riuscire a dire null'altro su questa pellicola, bocciata da ogni punto di vista, da evitare come la peste.

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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