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#The Assassin. Un Wuxia da cinque stelle

THE ASSASSIN

 
regia: Hou Hsiao-Hsien
fotografia: Mark Lee Ping Bin
sceneggiatura: Hou Hsiao-Hsien, Chu Tien Wen
montaggio: Huang Chih-Chia
musiche: Liam Giong
cast: Shu Qi, Chang Chen, Zhou Yun, Satoshi Tsumabuki, Ethan Juan, Hsieh Hsin-ying, Sheu Fang-yi
 
anno: 2015
nazione: Taiwan, Cina, Hong Kong
produzione: Shotfilms
distribuzione: Movies Inspired
genere: azione, drammatico (wuxia)
data uscita in Italia:  29 settembre 2016
durata: 104 min
giudizio complessivo: 
impegno:  

Se il silenzio artistico di Hou Hsiao-Hsien, durato circa otto anni, è servito alla meditazione di The assassin, speriamo di attenderne altri dieci per il prossimo film.

L'ultima pellicola del regista taiwanese, datata 2015, naufragato quasi per sbaglio nelle sale italiane, sconfina in un progetto che, registicamente, rasenta la perfezione.

Nie Yinniang, cresciuta fin da bambina da una maestra di spada, ha il compito di uccidere suo cugino Tian Jian, governatore della provincia di Weibo e uomo da lei amato. Difficile per l'assassina scegliere tra l'amore e il dovere imposto dall'ordine degli assassini.

La via della spada non è fatta per i cuori deboli. Quando una maestra di spada, come Nie Yinniang, non è in grado di mettere da parte i suoi sentimenti pur non potendo rinunciare alle proprie capacità, i conflitti interiori appesantiscono il filo della lama. The assassin racconta attraverso lunghi silenzi e pochi movimenti (quei pochi di eleganza estrema) i processi emotivi di una guerriera cinese. Hou Hsiao-Hsien adatta la trama del suo wuxia per il racconto storico di quella terra antica che ha abbracciato culturalmente lo stesso regista. L'esegesi rigorosa dell'impero cinese ottocentesco rivelano un approfondito studio di costumi, usanze, modi e vite. Particolarmente riuscita l'analisi del ruolo femminile nei contesti storici mostrati dalla pellicola, in cui tutte le donne giocano un ruolo più che cruciale, posando sulla bilancia il contrappeso più risoluto e decisivo. Questo è possibile mostrarlo tanto più se nel cast si muove a piede libero una splendida Shu Qi, di una bellezza glaciale, una preziosa pedina nelle mani del taiwanese.

Ma la vera grandezza di Hsiao-Hsien, come già annunciato tra le righe, sta nella tecnica. Non trovateci troppa enfasi quando diciamo che la regia del vincitore a Cannes è deliziosamente perfetta.

La fotografia divinizza il mito naturale, il contesto entro cui la popolazione cinese del IX secolo vive osservando il proprio destino. E se la fotografia fa metà del lavoro, il resto è lasciato ai movimenti della macchina. Campi lunghi che scrutano le sagome (bellissime), includendole nei paesaggi riportati quasi come in un documentario. Il dinamismo dei personaggi, spesso costretti in numerosi duelli, potrebbe sì stridere con l'immobile solennità delle riprese in ambiente esterno, ma l'accuratezza del taiwanese e il suo incrollabile manierismo (nel senso positivo del termine) accompagnano le riprese in lenti ed impercettibili spostamenti che rendono giustizia a tutti i presenti sul set, animati e non, che vanno a dipingere un quadro memorabile.

The assassin non è solo buona estetica. La confezione è tutt'altro che una matriosca vuota. C'è poco da dire. Possiamo solo guardare questo film ancora, ancora e ancora, tutte le volte, facendo un profondo inchino al signor Hsiao-Hsien, o più confidenzialmente, proferendo un sincero “grazie”. 

Avete già visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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