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#Ouija: L'origine del male

OUIJA - L'ORIGINE DEL MALE

 
regia: Mike Flanagan
soggetto: Mike Flanagan, Jeff Howard
fotografia: Michael Fimognari
sceneggiatura: Jeff Howard
montaggio: Mike Flanagan
musiche: The Newton Brothers
cast:  Elizabeth Reaser, Henry Thomas, Lin Shaye, Doug Jones, Annalise Basso, Sam Anderson
 
anno: 2016
nazione: Stati Uniti
produzione: Allspark Pictures, Blumhouse Productions, Hasbro
distribuzione: Universal Pictures
genere: horror
data uscita in Italia: 27 ottobre 2016
durata: 99 min
giudizio complessivo: 
impegno:  

 

Parliamo ancora una volta di Flanagan, regista di “Oculus” e“Before I wake” che questa volta ci racconta le origini del male di Ouija, prequel del film di Stiles White del 2015.

 

Alice Zander, vedova con due figlie, organizza sedute spiritiche fasulle per spillare qualche soldo ai disperati più farlocchi pur di aiutare economicamente la famiglia. Viene introdotto nello spettacolino l'utilizzo della tavoletta Ouija, strumento che da banale spaventa clienti si rivela un canale con il mondo degli spiriti.

Quando si parla di horror Flanagan è rassicurante. Dopo Somnia, all'ingresso della sala che proietterà Ouija si ha la sensazione che, comunque vada, vedremo un lavoro migliore di quello fatto da Stiles White nel precedente omonimo film. Questa previsione, una volta tanto, non è andata in frantumi.

Flanagan parte da capo, prende sotto braccio il teatrino che nel precedente film fa solo da sfondo e decide di girarci un film. E come lo fa? Discretamente.

Premesso che Ouija 2 si impalca con gli stessi ritmi di un qualsiasi horror degli ultimi anni (con alcune straordinarie eccezioni per fortuna), dove il prologo è un'isola pacifica, con la successiva fascinosa scoperta del male, e solo infine la sua malefica rivelazione. Su questo Flanagan non è in grado di rovesciare nulla e si trascina dietro la matassa della tradizione che assieme ai suoi colleghi sta portando avanti.

Ma la confezione di Flanagan stupisce per alcuni dettagli. Piacevolissima la sequenza della possessione in cui il male più oscuro prende forma tra le mani di Flanagan, quella forme che il primo film non ha pensato di mostrare, un grosso diavolo nero dagli occhi ipnotici. Belle le pause, la souspance e l'exploit finale dove non si ha neanche un minuto per fiatare. Bravissima la piccola Lulu Wilson, dal sorriso spettrale sempre, con effetti speciali e non. Scene da “salto della poltrona” numerosissime, per gli amanti dei micro-infarti. Degna di nota la minore importanza che il rito della tavola rappresenta in sé e per sé. Sembra quasi che gli spiriti, dopo l'evocazione, non abbiano alcun bisogno del giochino di legno. Non c'è totale assenza di cliché (vedi la camminata classica sulla parete) ed altre piccolezze che ormai, più che ricorrenti, sembrano obbligatorie. Essendo un prequel Flanagan non ha neanche l'onere di dover mettere un fine alla vicenda, ma solo il piacere di mostrare ciò che resta di una famiglia a pezzi che si deteriora, con un demone che scorrazza tra i corridoi di un manicomio.

Piacevole, qualche volta scontato e prevedibile ma mai noioso. Decisamente migliore del film che lo succede temporalmente. Un'opera che lascia invariata l'aspettativa che il nome di Flanagan sussurra.

Avete già visto questo film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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