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#Lo stato libero di Jones. Un biopic per il signor Knight

FREE STATE OF JONES

 
regia: Gary Rose
soggetto: Leonard Hartman
fotografia: Benoît Delhomme
sceneggiatura: Gary Rose
montaggio: Pamela Martin
musiche: Nicholas Britell
cast: Matthew McConaughey, Gugu Mbatha Raw, Keri Russell, Mahershala Ali, Sean Bridgers Brad Carter, Christopher Berry, Joe Chrest, David Jensen, Kurt Krause
 
anno: 2016
nazione: Stati Uniti
produzione:  Bluegrass Films , Huayi Brothers Media, IM Global, Larger Than Life Productions, Route One Films, Vendian Entertainment
distribuzione: 01 Distribution
genere: azione, drammatico, storico
data uscita in Italia: 1 dicembre 2016
durata: 139 min
giudizio complessivo: 
impegno:  

Reduce da un più pomposo Hunger Games, Gary Rose racconta la storia vera di Newton Knight, anarchico contadino ribellatosi all'esercito della confederazione durante la guerra di successione.

 

Il ribelle Newton Knight, sopravvissuto alla guerra di seccessione, si oppone all'esercito della confederazione che riduce in miseria la sua popolazione e gli schiavi. Fuggito dalla sua casa in campagna, Newton raduna un drappello di oppositori, in maggioranza schiavi in fuga, per vincere le ingiustizie e rendere libero lo stato di Jones nel Mississipi.

Difficile stabilire quanta politica debba esserci in un film, soprattutto se si parla di un biografico. La prima metà del film non lascia dubbi. Sorretta dall'impeccabile interpretazione di una sicurezza che porta il nome di Matthew McGonaughey, la trama si lascia masticare per bene. Non eccede, si contiene, racconta. Rose viene stretto in un pugno, una morsa insoddisfacente che rigetta il proseguo del suo progetto in una poco incisiva nota politica e morale, una patina anti-razziale (il film è un “nascita di una nazione” griffithiano montato esattamente al contrario) spalmata ovunque, delle meno originali, che al massimo scuote i sensi di quei fondamentalisti che ancora brancolano nel buio della propria arretratezza. Tutto ciò non presenta neanche un problema in sé e per sé, ma l'attenzione sui singoli drammi dei personaggi inevitabilmente scema, si consuma, abbandona lo spettatore nel mezzo di una lotta giocata sul diritto di voto degli ex schiavi.

I brevi frammenti che rimandano la narrazione a decenni successivi, sequenze in cui un discendente di Knight ha problemi con la legge per le azioni di quest'ultimo, servono a poco o nulla. Provocano cali d'attenzione, fanno da calmante ad un nastro che forse si è già calmato troppo.

Il salto di qualità Rose lo affronta per lo meno sulla regia, regalando scenari puntualmente realistici e impalcando la guerra di successione come di dovere. Ribadiamo quello che forse risulta uno spreco, quello di McGonaughey, rispetto alla mediocrità della pellicola. Sufficienza stracciata, fatta a brandelli, per un soffio.

Avete già visto questo film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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