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#The forest. Ancora Aokigahara... purtroppo

THE FOREST

 
regia: Jason Zada
fotografia: Mattias Troelstrup
sceneggiatura: Sarah Cornwell, Ben Ketai, Nick Antosca
montaggio: Jim Flynn
musiche: Bear McCreary
cast: Natalie Dormer, Taylor Kinney, Eoin Macken, Stephanie Vogt, Yukiyoshi Ozawa
 
anno: 2016
nazione: Stati Uniti
produzione:AI-Film, Lava Bear Films
distribuzione: Koch Media
genere: Horror, Thriller
data uscita in Italia: 12 gennaio 2017
durata: 95 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Dopo Gus Van Sant è il novello Jason Zada a raccontare i misteri della foresta giapponese dei suicidi con il suo primo lungometraggio: The forest. Il nome in rilievo sulla locandina questa volta spetta a Natalie Dormer.

Sara viene informata della scomparsa di sua sorella Jessie. Si precipita in Giappone per seguire i passi della gemella all'interno della foresta dei suicidi, situata ai piedi del monte Fuji, orientando le ricerche sulle sue sensazioni ed emotività. La foresta di Aokigahara però, per chi non ha un cuore sereno, si rivela un luogo sadico e spettrale, animato da visioni malefiche.

Poi uno non deve meravigliarsi se si sente dire in giro che al cinema escono solo horror bruttini. Questo è assolutamente il caso di The forest. L'esordio di Jason Zada al lungometraggio fa acqua da tutte le parti.

Sarà l'inesperienza, sarà l'amatorialità dell'intero progetto, sarà che la foresta di Aokigahara non si lasci mai filmare come dovrebbe, rendendosi un soggetto altezzoso, un luogo magico che messo contro l'obiettivo comincia a fare il prezioso. La foresta dei suicidi aveva dato problemi quasi un anno fa al ben più noto Gus Van Sant per “La foresta dei sogni”, altra pellicola che a suo tempo lasciò qualche perplessità. Per l'operato di Zada, le cose stanno anche peggio.

La confezione è una continua telefonata allo spettatore. La foresta brama nuove e succulenti anime agonizzanti con la stessa forza con cui lo spettatore attende il termine del film. La prevedibilità soggiace un po' ovunque. Non c'è attesa, non c'è tensione, non c'è niente. Quasi relegato all'etichetta di un b-movie, The forest si dona con il contagocce, dissolto in una sostanza particolarmente acerba. Sagome psicologiche schizzate appena con un una matita spuntata, sceneggiatura come un vero e proprio scolapasta. Le visioni, umane e non, fanno rabbrividire solo se messi sotto tortura, Le deplorevoli svolte narrative, queste si che fanno rabbrividire. Il film di Zada è un manifesto di “come non girare un film horror”, in tutto e per tutto. Sorprende vedere il volto noto di Natalie Dormer su un set che non la merita neanche lontanamente. Regia asciutta che in questo caso non presenta proprio un vanto. Appiattire è buona cosa quando la corposità drammaturgica della trama e dei temi lo consente. Ci si poteva sforzare almeno nel creare un paio di inquadrature suggestive, provando a farci dimenticare quanto The forest sia in modo incontrovertibile un prodotto di scarsa qualità.

Avete gia' visto questo film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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