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#Moonlight. Tra forma e contenuto

MOONLIGHT
 
regia: Barry Jenkins
fotografia: James Laxton
sceneggiatura: Barry Jenkins 
montaggio: Joi McMillon, Nat Sanders
musiche: Nicholas Britell
cast: Mahershala Ali, Naomie Harris, Janelle Monáe
 
anno: 2016
nazione: Stati Uniti 
produzione: A24
distribuzione: Lucky Red
genere: drammatico
data uscita in Italia:16 febbraio 2017
durata: 111 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Candidato per otto statuette agli oscar ormai vicinissimi, Moonlight è il film di Barry Jenkins che nonostante le auree premesse non ci è piaciuto poi molto. Dal 16 febbraio al cinema.

Il giovane afroamericano Chiron vive in un quartiere di Miami segnato da droga e violenza. Nelle tre età della vita, infanzia, adolescenza e età adulta, Chiron lotta per trovare la sua strada cercando la sua sessualità e metabolizzando il suo amore per l'amico Kevin.

 


 

Sotto la luce della luna, i ragazzi neri sembrano blu. La premessa di Barry Jenkins per Moonlight suona tanto come il gracchiare di un vanesio grillo canterino che si sopravvaluta poco più del dovuto.L'obiettivo è semplice, banale ed arrivista. Moonlight si arrocca contro i luoghi comuni (indovinate un po'?) finendo per assumerne la forma. Il gangster non è necessariamente un burbero e può mostrare delicatezza, affetto ed amore. Al contrario non tutte le madri sono nate per fare le madri; Quella di Chiron fruga nelle tasche di suo figlio per finanziare il vizio della droga. Retorica la regia, perentoria in quelli che sembrano degli eccessi d'egocentrismo, come se più volte fosse ribadito il fatto che “ehi, so girare bene, capito?”. La forma qui finisce per cannibalizzare il contenuto, masticata la narrazione lacunosa e catatonica devota al pathos estetico. Moonlight è un esperto incantatore di serpenti che suona per una cesta vuota. Il serpente non c'è, è scappato via. Inutile creare inquadrature stupefacenti se poco dopo, andando dietro la parete di gesso, non c'è un bel niente.

 

La confezione di Jenkins è divisa in tre capitoli, uno per ogni fase cruciale della vita di quello che senza troppi giri di parole è un ragazzo sensibile e omosessuale. Prima un ragazzino dedito al mutismo inseguito dai coetanei che lo definiscono un “Faggot!”, poi un adolescente vittima di bullismo che prova la sua prima esperienza omosessuale. Infine un grosso omaccione palestrato, un vero duro con la dentiera d'oro che ha cambiato vita lasciandosi le proprie debolezze alle spalle, o quasi. Quasi perché quella notte sulla spiaggia Chiron non l'ha dimenticata, ed una telefonata da parte del suo vecchio amico Kevin sconvolge la vita di quella bambola d'argilla che è il risultato ottenuto dall'ammassarsi di esperienze dolorose, dagli angoli smussati che hanno smarrito i propri tratti originari.

 

Moonlight prova a far sentire  l'attrito tra la vecchia vita e la nuova, tra ciò che si è realmente e il modo in cui ci si offre agli altri. La fruttuosa ricerca di se stessi richiede totale dedizione e sacrificio a discapito della propria figura sociale. Il coraggio sta nella propria coerenza, non nel piegare la testa e diventare dei burberi. Di coraggio invece ne ha mostrato fin troppo Jenkins, urlando ai quattro venti un vuoto che andava invece sussurrato e riempito con più cura ed affetto per la propria creatura. E l'urlare qualche volta porta anche i suoi frutti. Otto candidature agli oscar sono tante, forse troppe.

Avete gia' visto questo film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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