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#Vi presento Toni Erdmann: la recensione

VI PRESENTO TONI ERDMANN

 
regia: Maren Ade
fotografia:  Patrick Orth
sceneggiatura:Maren Ade
montaggio: Heike Parplies
musiche: Patrick Veigel
cast: Peter Simonischek, Sandra Hüller, Lucy Russell, Trystan Pütter, Hadewych Minis, Vlad Ivanov, Sava Lolov, Ingrid Burkhard
 
anno: 2016
nazione: Germania, Australia 
produzione: Komplizen Film, Coop99 Filmproduktion, HiFilm
distribuzione: Cinema 
genere: commedia
data uscita in Italia: 2 marzo 2017
durata: 162 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Era in gara per la palma d'oro al festival di Cannes 2016, si è accontentato di premi come miglior film, miglior regista, miglior attore, migliore attrice e migliore sceneggiatura agli European Film Award; c'è anche la candidatura agli oscar come miglior film straniero. Stiamo parlando di “Vi presento Toni Erdmann” della regista Maren Ade, che ha conquistato la critica in modo unanime.

 

Ines è una donna in carriera, una taglia teste per conto di una ditta tedesca a Bucarest. La sua vita viene sconvolta da suo padre, lo strano Winfried che non si prende mai troppo sul serio, che ama far ridere e ridere di se stesso. Trovando la vita di sua figlia fredda e priva d'ironia, decide d'irrompere nel mondo di Ines con il suo grottesco alter-ego, Toni Erdmann.


 

Tutti i padri riescono a mettere in imbarazzo le proprie figlie; Winfried in questo è cintura nera.

Quella di Maren Ade è una brillante commedia dell'imbarazzo che tramuta in liberazione. Esatto, una commedia, nonostante i ritmi e le scene si propongano meglio come un dramma freddo e sulla lunga distanza pungente. Vi presento Toni Erdmann ha bisogno del suo tempo, come un uovo che deve schiudersi, non grazie al calore, ma avvolto nel gelo, mostrando la fredda e raggrinzita vita di Ines ormai simile ad un'unghia che si è incarnita all'interno di un sistema geometrico-schematico, sempre coperta da fascinosi abiti eleganti, ma priva dell'indumento più bello: l'ironia.

 

Lo scimmione che è Toni Erdmann è uno di quei personaggi del cinema che difficilmente si dimenticano nella vita. Erdmann fa del fuori luogo il suo asso nella manica in ogni dove, soprattutto in presenza di sua figlia che pur di non rivelare l'identità di suo padre con amiche e colleghi, decide di stare al gioco. Un equilibrista brutto a vedersi che indica la via della fune sottile, una fune sul mondo che non da vertigine ma consapevolezza che osserva dall'alto. A conferire il disequilibrio in questa prova circense è proprio la vergogna, matriarca imperiosa per chi non è come Toni. Il film è sempre deforme e poco lineare, non riconducibile a nulla di già visto, tozzo e impacciato come Toni. Si percepisce presto però che tutto ciò è parte del piano, e nulla è più bello di un film volutamente acerbo. La regia cerca di affacciarsi al pubblico proprio come se avesse la finta dentiera o la parrucca di Toni, funzionale nel raccontare qualcosa di davvero grottesco.

 

“Rompi un tuo schema, uno su duecento” avrebbe detto Nanni Moretti. La liberazione di Ines dalle sue catene sociali avviene non senza scontri. Se per Toni è facile entrare con passo d'elefante nella vita di sua figlia, non deve essere altrettanto semplice guardarla mentre in modo provocatorio si ubriaca e tira cocaina. Ma Winfried è fedele al suo “altro” e alla sua missione. Aderendo in toto alle carni dello strampalato Toni, accetta le provocatorie mosse autodistruttive di sua figlia, forse la cosa più difficile per un padre. Tocca dunque ad Ines smettere d'essere fedele al proprio personaggio.

 


 

Progetto rigogliosamente catartico, e salvifico. Non c'è di critica per la società moderna raggrumata, posticcia e malata. Vi presento Toni Erdmann esplode di salute, sanguigno scorre compiendo una larga curva parabolica che si insinua nella trama vitale dello spettatore attento, riempiendolo fino al midollo.

Liberatoria la conclusione con una serie di sequenze che attestano la vittoria di Toni sul reale, la favola urbana ambientata su grattacieli e party esclusivi che prende in giro se stessa, astraendosi. Ed è tutto ciò che Ines avrà imparato a fare grazie alla dedizione di suo padre: astrarsi, fosse anche tra le braccia di un grosso pupazzo peloso inseguito per strada.

Maren Ade, che in modo palpabile ama la sua creazione, va ringraziata di dovere. L'obiettivo è essere tutti un po' più Toni Erdmann.

Avete gia' visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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