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#Un tirchio quasi perfetto e una commedia quasi perfetta

RADIN!

regia: Fred Cavayé
fotografia: Laurent Dailland
sceneggiatura: Fred Cavayé, Nicolas Cuche, Laurent Turner, Olivier Dazat
montaggio: Yann Malcor
musiche: Klaus Badelt
cast: Dany Boon, Laurence Arné, Noémie Schmidt, Patrick Ridremont, Christophe Canard, Christophe Favre, Karina Marimon
 
anno: 2016
nazione: Francia
produzione: Jerico, TF1 Films Production, Mars Films
distribuzione: BIM
genere: commedia 
data uscita in Italia: 16 marzo 2017
durata: 89 min
giudizio complessivo: 
impegno: 


Un tirchio così non l'avete mai visto. Il film di Fred Cavayé vi aspetta in sala il 16 marzo.

Un po' per tradizione, un po' per esasperazione, tutte le madri chiedono ai propri figli di non diventare come i padri. Una promessa fatta alla mamma quando si è ancora nel pancione non può essere altro che il dogma su cui fondare la propria vita.

Nel caso del violinista François Gautier , il giuramento solenne prevede il risparmio assoluto. Non quello sano e consigliabile per tenersi lontani dagli sperperi, ma l'esagerazione patologica, che vieta di accendere le luci quando è buio, di usare l'acqua calda o il fare la spesa come persone normali. Quando nella vita di François compare Laura, la figlia ormai adulta di cui non ha mai saputo nulla, e una donna di cui si innamora, il suo stile di vita fatto di stenti entra in crisi.

 

François Gautier è uno dei personaggi del cinema più tirchi di sempre, forse davvero il più tirchio. Il film di Cavayé è una commedia sempre fresca, limpida e divertente. Un pugno nell'occhio, nel senso più positivo possibile, contro quella certa tendenza della commedia nostrana che, se non un' impolverata revisione abulica del passato, risulta sempre volgare e cafona. Un tirchio quasi perfetto svecchia in modo mai banale la fragorosa risata dello spettatore, un'ilarità che personalmente non provavo da tempo.

 

Il più grande dei risparmiatori, per via di una storia inventata a puntino, viene creduto un instancabile donatore, un uomo pio che ha fondato un orfanotrofio in Messico. La contrapposizione di due sagome antitetiche sovrapposte l'una sull'altra crea situazioni imbarazzanti, al limite del paradosso, con snodi che sono oggetto di vanto per la sceneggiatura. La scrittura di Cavayé e dei suoi collaboratori offre netti contrasti tra momenti seriosi e molti altri al contrario più distesi e rilassati, senza mai cannibalizzare i tempi. La prepotenza e l'avarizia di questo solitario violinista però non gli impediscono di donare ciò che c'è di più bello al mondo:la musica. Suonare, anche per se stessi, lascia una traccia, un segno che seppure non strappa il becco di un quattrino dal corposo conto in banca, riempie chi sta ad ascoltare di una ricchezza immateriale, una profondità che ancora lascia sperare per la trasformazione di François. Eccezione fatta per la sequenza in cui l'avarissimo esegue le quattro stagioni di Vivaldi in poco più di dieci minuti. Dopotutto, quando in casa c'è qualcuno che sta sperperando denaro con luci, acqua e gas, non si può far altro che correre, anche con l'archetto.

 

Va spesa qualche parola per la sorprendete interpretazione di Dany Boon nei panni del tirchio Gautier, che dipinge un affresco moderno di un uomo che emargina se stesso di continuo, a tratti misantropo ma solo di facciata, una superficialità sì sterile, ma complessa, vivificata dalla mimica “francesoide” di un grande attore che si muove sapientemente sulla scena con la goffaggine di un elefante musicante.

 

Un tirchio quasi perfetto rispetta in modo corretto tutti i tempi di una commedia che vuole attraccare a fine viaggio in un porto sicuro. Troppo sicuro forse, quando una conclusione poco più frastornata e meno cordiale avrebbe coronato una confezione vincente.

Avete gia' visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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