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#Victoria: Schipper e il suo spasmodico piano sequenza.

VICTORIA 

 
regia: Sebastian Schipper
sceneggiatura: Sebastian Schipper, Olivia Neergaard-Holm, Eike Frederik Schulz
montaggio: Olivia Neergaard-Holm
fotografia: Sturla Brandth Grøvlen
musiche: Nils Frahm
cast: Laia Costa, Frederick Lau, Franz Rogowski
 
anno: 2016
nazione: Germania
produzione: MonkeyBoy, Deutschfilm, Radical Media, Westdeutscher Rundfunk, ARTE
distribuzione: Movies Inspired
genere: drammatico
data uscita in Italia: 23 marzo 2017
durata: 138 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Esce il 23 marzo al cinema grazie a Movies Inspired. Datato 2015 e presentato al festival del cinema di Berlino. Parliamo di Victoria di Sebastian Schipper e ci è piaciuto davvero molto.

Quando si parla di film girati completamente in un unico piano sequenza, nell'orecchio salta una pulce grande quanto una montagna, rimbomba il nome di un regista che, personalmente, considero come uno degli ultimi baluardi del cinema che conta. Alexandr Sokurov e la sua Arca russa sfumano nel panorama contemporaneo in un alone sospeso tra leggenda e realtà, quasi obliato, quasi morto, quasi perso.

 


 

Oggi, felicemente, posso tornare a pronunciare la frase “film completato in un unico piano sequenza” senza parlare di Sokurov. Per questo, sono grato a Sebastian Schipper e al suo Victoria, distribuito in Italia come evento eccezionale da Movies Inspired. Questa volta non siamo all'Ermitage, tra statue e dipinti che trasudano nobiltà artistica, ma in una Berlino notturna e scapestrata, spietata e giovane, che sogna e si perde contemporaneamente.

Victoria è una ragazza spagnola trasferitasi a Berlino per lavorare in una caffetteria dopo aver abbandonato il sogno della musica. E' notte fonda quando incontra all'uscita di un locale un gruppo di tedeschi un po' alticci, simpatici e con la voglia di conquistare le mura dell'alba. Ma Sonne, Blinker, Boxer e Fuss hanno un incontro pericoloso previsto per questa notte e Victoria è trascinata in un mondo nuovo, adrenalinico e pericoloso, un vortice da cui non si può uscire.

 

I 138 minuti di Victoria sono veri, sudati, girati senza stacchi con macchina sempre accesa che si tramuta nel nostro sguardo. Schipper sbandiera al mondo la sua capacità di trasformare l'attrezzatura da ripresa in componenti umane. Siamo assieme a Victoria e ai suoi nuovi amici, un po' assonnati, senza sapere cosa ci porterà questa notte berlinese. Abbiamo gli occhi stanchi, barcolliamo un poco, quasi vorremmo staccare tutto e lasciare gli scapestrati al loro destino. Schipper ci trasforma tutti, dal primo all'ultimo, in arcangeli neri, sadici e curiosi, che seguono l'unica e continua azione in modo fantasmagorico, una quasi-presenza che nobilita lo statuto di spettatore come pochi film sono in grado di fare. Sogniamo assieme a questi assoluti persi nel mondo, che si aggrappano a ramoscelli di alberi morti senza far caso al vuoto sotto i piedi, vuoto che noi percepiamo e che fa da sorgente generatrice (in noi spettatori) di uno slancio verso l'altro che termina con un tonfo in un abisso disperato dal quale, per fortuna, possiamo tornare a galla come quando ci si risveglia da un incubo.

 

La fatica, la dedizione, l'impegno e la passione per il cinema in Victoria sono sensibilmente su un altro livello. Non c'è il rigore teorico, filosofico e poetico dell'infinito piano sequenza Sokuroviano, ma un elemento che, come spesso ho avuto modo di sottolineare, costituisce l'ascesi filmica verso un asintotico risultato, una chimera che qualche volta si lascia accarezzare per poi scappare via non appena avvertito un rumore, ovvero la realtà, e ancora più in alto, la più trascendente delle immanenze: il tempo.

Ci saremo anche noi ad incontrare il boss Andi, a provare l'adrenalina del colpo, a sentire il fiato del predatore quando si è preda e a rabbrividire per il sibilo delle pallottole sulla testa. Ci saremo anche noi durante il compianto, a bloccare emorragie violente e a sperare in una scappatoia quando tutto è ormai nero e ironicamente il sole comincia a sorgere. Ci saremo anche noi al momento del congedo, quando non ci sarà più possibile seguire nessuno, e saremo pronti a venir fuori da Victoria, questo film eccentrico, a volte esagerato, esperienza sensoriale che personalmente riproverei all'infinito.

Avete gia' visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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